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Anche Livorno chiude

agli Orfani di Salò

Anche Livorno chiude
Gli orfani di Salò non meritano una stanza del comune di Livorno. Il Consiglio, infatti, ha deciso di non concedere la sala consiliare per un'iniziativa pubblica sul libro del giornalista Antonio carioti. Alla metà di luglio analoghe polemiche erano scoppiate a San Giuliano Terme (Pisa). "Ancora una volta la sinistra, a causa delle sue preclusioni ideologiche, vuole impedire di fatto il libero dialogo e l'esercizio del diritto alla libera espressione", ha commentato il senatore di An, Achille Totaro. L'iniziativa è pin programma per il 25 settembre a Livorno, alle ore 17.30, ed è stata promossa dal gruppo consiliare di An nell'ambito di un convegno intitolato "I movimenti politici del dopoguerra". Ma, mentre inizialmente la sala consiliare del comune era stata concessa, la conferenza dei capigruppo ha poi revocato l'autorizzazione adducendo motivi di ordine pubblico. "Lo scorso luglio - ha aggiunto Totaro - a San Giuliano Terme (Pisa), dopo un'infuocata polemica sulla presentazione del libro, e le reazioni violente della sinistra estrema che ha tentato di impedire il dibattito e ha organizzato una manifestazione antifascista, alla fine il sindaco del Pd ha concesso l'utilizzo della sala. Ora la stessa parte politica si rifiuta di concederla. Basta spostarsi di qualche chilometro per perdere la bussola".
Scrive Carioti del suo libro: "Nell'immediato dopoguerra i giovani reduci di Salò erano un mondo chiuso, ripiegato su se stesso. A romperne l'isolamento furono le manifestazioni per il ritorno all'Italia di Trieste, rimasta sotto amministrazione alleata fino al 1954. Quella battaglia permise alla gioventù del Msi di raccogliere consensi molto vasti, soprattutto nelle scuole e nelle università. Perciò ho parlato di un "Sessantotto nero", in quanto all'epoca il ribellismo studentesco s'indirizzò verso destra, suscitando allarme nel Pci come tra le forze governative. Fu l'impeto dei giovani missini che indusse il ministro dell'Interno Mario Scelba a varare la legge per la repressione del neofascismo che porta il suo nome. E quei ragazzi ostili tanto alla Russia comunista quanto all'America "plutocratica" trovarono un maestro nel filosofo tradizionalista Julius Evola: un pensatore il cui netto rifiuto del mondo moderno, dell'economicismo e del consumismo anticipava per certi versi, sia pure da destra, tematiche che a sinistra si sarebbero affermate solo nel 1968. Non per niente Giorgio Almirante, leader storico del Msi, lo chiamò "il nostro Marcuse".

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