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Nella sindone le tre prove che Dio esiste

di Antonio Socci

Nella sindone le tre prove che Dio esiste
di Antonio Socci- «Tutta la terra desidera il tuo volto». In questa frase della liturgia sta il segreto della Sindone che continua ad attrarre milioni di persone. È l’attrazione per colui che la Bibbia definiva «il più bello tra i figli dell’uomo«. E che qui è “fotografato” come un uomo macellato con ferocia.  

La Sindone non è solo “una” notizia oggi, perché inizia la s
ua ostensione. È “la” notizia sempre. Perché documenta – direi scientificamente – la sola notizia che – dalla notte dei tempi alla fine del mondo – sia veramente importante: la morte del Figlio di Dio e la sua resurrezione cioè la sconfitta della morte stessa.

Sì, avete letto bene. Perché la sindone non illustra soltanto la feroce macellazione che Gesù subì, quel 7 aprile dell’anno 30, con tutti i minimi dettagli perfettamente coincidenti con il resoconto dei vangeli, ma documenta anche la sua resurrezione: il fatto storico più importante di tutti i tempi, avvenuta la mattina del 9 aprile dell’anno 30 in quel sepolcro appena fuori le mura di Gerusalemme. Che Gesù sia veramente vivo lo si può sperimentare – da duemila anni – nell’esperienza cristiana. Attraverso mille segni e una vita nuova. Ma la sindone porta traccia proprio dell’evento della sua resurrezione. Ce lo dicono la medicina legale e le scoperte scientifiche fatte con lo studio dettagliato del lenzuolo per mezzo di sofisticate apparecchiature. Cosicché questo misterioso lino diventa una speciale “lettera” inviata soprattutto agli uomini della nostra generazione, perché è per la prima volta oggi, grazie alla moderna tecnologia, che è possibile scoprire le prove di tutto questo.

Come nei vangeli


Cosa hanno potuto appurare infatti gli specialisti? In sintesi tre cose.
Primo. Che questo lenzuolo – la cui fattura rimanda al Medio oriente del I secolo e in particolare a tessitori ebrei (perché non c’è commistione del lino con tessuti di origine animale, secondo i dettami del Deuteronomio) – ha sicuramente avvolto il corpo di un trentenne ucciso (morto tramite il supplizio della crocifissione con un supplemento di tormenti che è documentato solo per Gesù di Nazaret). Che ha avvolto un cadavere ce lo dicono con certezza il “rigor mortis” del corpo, le tracce di sangue del costato (sangue di morto) e la ferita stessa del costato che ha aperto il cuore. Secondo. Sappiamo con eguale certezza che questo corpo morto non è stato avvolto nel lenzuolo per più di 36-40 ore perché, al microscopio, non risulta vi sia, sulla sindone, alcuna traccia di putrefazione (la quale comincia appunto dopo quel termine): in effetti Gesù – secondo i Vangeli – è rimasto nel sepolcro dalle 18 circa del venerdì, all’aurora della domenica. Circa 35 ore. Terza acquisizione certa, la più impressionante. Quel corpo – dopo quelle 36 ore – si è sottratto alla fasciatura della sindone, ma questo è avvenuto senza alcun movimento fisico del corpo stesso, che non è stato mosso da alcuno né si è mosso: è come se fosse letteralmente passato attraverso il lenzuolo.

Come fa la sindone a provare questo? Semplice. Lo dice l’osservazione al microscopio dei coaguli di sangue. Scrive Barbara Frale in un suo libro recente: «enormi fiotti di sangue erano penetrati nelle fibre del lino in vari punti, formando tanti grossi coaguli, e una volta secchi tutti questi coaguli erano diventati grossi grumi di un materiale duro, ma anche molto fragile, che incollava la carne al tessuto proprio come farebbero dei sigilli di ceralacca. Nessuno di questi coaguli risulta spezzato e la loro forma è integra proprio come se la carne incollata al lino fosse rimasta esattamente al suo posto». Lo studio dei coaguli al microscopio rivela che quel corpo si è sottratto al lenzuolo senza alcun movimento, come passandogli attraverso. Ma questa non è una qualità fisica dei corpi naturali: corrisponde alle caratteristiche fisiche di un solo caso storico, ancora una volta quello documentato nei Vangeli. In essi infatti si riferisce che il corpo di Gesù che appare dopo la resurrezione è il suo stesso corpo, che ha ancora le ferite delle mani e dei piedi, è un corpo di carne tanto che Gesù, per convincere i suoi che non è un fantasma, mangia con loro del pesce, solo che il suo corpo ha acquisito qualità fisiche nuove, non più definite dal tempo e dallo spazio. Può apparire e scomparire quando e dove vuole, può passare attraverso i muri: è il corpo glorificato, come saranno anche i nostri corpi divinizzati dopo la resurrezione.
Si tratta quindi di un caso molto diverso dalla resurrezione di Lazzaro che Gesù semplicemente riportò in vita. La resurrezione di Gesù – com’è riferita dai Vangeli e documentata dalla sindone – è la glorificazione della carne non più sottoposta ai limiti fisici delle tre dimensioni, l’inizio di «cieli nuovi e terra nuova».

La “prova” sperimentale di questa presenza misteriosa di Gesù è propriamente l’esperienza cristiana: Gesù continua a manifestare la sua presenza fra i  suoi continuando a compiere i prodigi che compiva duemila anni fa e facendone pure di più grandi.
Ma la sindone documenta in modo scientificamente accertabile l’unico caso di morto che – anziché andare in putrefazione – torna in vita sottraendosi alla fasciatura senza movimento, grazie all’acquisizione di qualità fisiche nuove e misteriose, che gli permettono di smaterializzarsi improvvisamente e oltrepassare le barriere fisiche (come quella del lenzuolo stesso).
È esattamente ciò che si riferisce nel vangelo di Giovanni: quando Pietro e Giovanni entrano nel sepolcro dove erano corsi per le notizie arrivate dalle donne, si rendono conto che è accaduto qualcosa di enorme proprio perché trovano il lenzuolo esattamente com’era, legato attorno al corpo, ma come afflosciato su di sé perché il corpo dentro non c’era più. Più tardi, aprendo quel lenzuolo, scopriranno un’altra cosa misteriosa: quell’immagine. Ancora oggi, dopo duemila anni, la scienza e la tecnica non sanno dirci come abbia potuto formarsi. E non sanno riprodurla. Infatti non c’è traccia di colore o pigmento, è la bruciatura superficiale del lino, ma sembra derivare dallo sprigionarsi istantaneo di una formidabile e sconosciuta fonte di luce proveniente dal corpo stesso, in ortogonale rispetto al lenzuolo (fatto anch’esso inspiegabile).

Non è riproducibile

La “non direzionalità” dell’immagine esclude che si siano applicate sostanze con pennelli o altro che implichi un gesto direzionale. E ci svela che l’irradiazione è stata trasmessa da tutto il corpo (tuttavia il volto ha valori più alti di luminanza, come se avesse sprigionato più energia o più luce). Quello che è successo non è un fenomeno naturale e non è riproducibile. Non deriva dal contatto perché altrimenti non sarebbe tridimensionale e non si sarebbe formata l’immagine anche in zone del corpo che sicuramente non erano in contatto col telo (come la zona fra la guancia e il naso).
Oggi poi i computer hanno permesso di rintracciare altri dettagli racchiusi nella sindone che tutti portano a lui: Gesù di Nazaret. Dai 77 pollini, alcuni dei quali tipici dell’area di Gerusalemme (quello dello Zygophillum dumosum, si trova esclusivamente nei dintorni di Gerusalemme e al Sinai), alle tracce (sul ginocchio, il calcagno e il naso) di un terriccio tipico anch’esso di Gerusalemme. Ai segni di aloe e mirra usate dagli ebrei per le sepolture.
Infine le tracce di scritte in greco, latino ed ebraico impresse per sovrapposizione sul lenzuolo. Barbara Frale ha dedicato un libro al loro studio, “La sindone di Gesù Nazareno”. Da quelle lettere emerge il nome di Gesù, la parola Nazareno, l’espressione latina “innecem” relativa ai condannati a morte e pure il mese in cui il corpo poteva essere restituito alla famiglia. La Frale, dopo accuratissimi esami, mostra che doveva trattarsi dei documenti burocratici dell’esecuzione e della sepoltura di Gesù di Nazaret. Un fatto storico. Un avvenimento accaduto che ha cambiato tutto.


www.antoniosocci.com

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Commenti all'articolo

  • asby71

    26 Aprile 2010 - 14:02

    ...pieno di balle. Colui che ha scritto tale articolo non solo ha mentito in maniera spudorata, cioe' riportando inesattezze o conclusioni totalmente soggettive sull'argomento, basta infatti andare a leggere le conclusioni delle ricerche fatte per conto della Chiesa in 3 laboratori, in parallelo, che certificano con la prova del carbonio C14 che il lino ha provenienza medievale, in sostanza tra 1200 e 1350...circa. ed anche la chiesa nella figura dell'allora cardinale di Torino, Ballestrero accetto' i risultati delle analisi. Ma dicevo, oltre ad esserci balle scientifiche, mi sembra che ci sia, il che e' peggiore delle balle, della malafede nel "truccare" i risultati. Non vi e' forse un passo del vangelo che dice esplicitamente beati coloro che crederanno senza vedere? con puro atto di fede dunque. Perche' dunque invocare prove scientifiche o fattuali per avallre un credo che dovrebbe essere basato solo su un atto di fede? Se non c'e' MALAFEDE in questo....

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  • nicola.guastamacchiatin.it

    16 Aprile 2010 - 20:08

    Tutti cerchiamo colui che ci ha dato i natali spirituali e costruito questo paradiso terrestre,penso,unico in questo sistema ove noi ci troviamo. Chi crede è fortunato perchè la fede aiuta a vivere e superare tantissimi guai sia materiali che spirituali. Infine, credere non costa nulla e credo, per esperienza personale, che sia la medicina migliore della vita stessa. Ma anche coloro che non credono, ho capito che non lo fanno per snob o per offesa essi, sono ancora più interessati di chi crede, perchè amerebbero sbagliarsi. Insomma, Dio, gli esseri umani e quant'altro esiste su questa terra, rappresenta un teorema nel quale tutti si cimentano a trovare la verità. Nessuno è ateo convinto perchè in ogni uomo cè la speranza infinita della scoperta.

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  • pippo65

    16 Aprile 2010 - 11:11

    Il fatto di aver offeso una persona dalla veneranda età come la sua mi pone in un atteggiamento di autocritica, le porgo quindi le mie scuse. Non sono altresì convinto della grandezza poetica di D'Annunzio, nè dell'attendibilità morale di un "umile" Togliatti. Per quanto riguarda l'oggetto dell'articolo sono in accordo con le sue affermazioni, ma resta il fatto che compiute analisi storiche e scientifiche provano la veridicità soprannaturale del telo sindonico. saluti

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  • nicola.guastamacchiatin.it

    15 Aprile 2010 - 15:03

    Quando da ragazzo andavo a scuola, come al solito,cerano dei compagni,pochi,vivaddio, che erano secchioni in italiano ma, come al solito,non capivano mai niente di ciò che i professori spiegavano. D'Annunzio, agli esami di maturità classica prese 5 in italiano e po,divenne uno dei poeti più studiati. Lo scrivente non è il sommo poeta ma,a 86 anni ancora si difende abbastanza, mentre,vorrei vedere questo saccente, se ci arriva, cosa sarà mai capace di fare. Togliatti in contestazione con Terracini,gli diceva: tu sei molto colto e la gente stenta a capirti e pertanto,sarebbe opportuno che,quando scrivi lo facessi con maggior semplicità per farti capire.

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