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Potrebbe calare il sipario sul teatro Trianon di Napoli

A dieci giorni dalla scadenza, lontana l'approvazione del consuntivo. Fallimento in vista

Potrebbe calare il sipario sul teatro Trianon di Napoli
Ha ospitato il primo spettacolo nel 1911, dando il via così alla sua lunga storia culturale fatta di musica, teatro, arte e anche film. Lungi però dall’essere impegnati nell’organizzazione dei festeggiamenti del centenario, da quattro mesi a questa parte i lavoratori del Teatro pubblico Trianon Viviani di Napoli sono in assemblea permanente per cercare di scongiurare un fallimento che, a dieci giorni dal termine ultimo per l’approvazione del bilancio consuntivo, appare quasi scontato.

Questa volta, però, i responsabili della situazione non sono i tagli del ministro Bondi, bensì l’incuria dei politici locali, i quali non si sono presentati in blocco alle prime due assemblee per la discussione del rendiconto economico: e pensare che erano stati proprio gli amministratori campani a voler acquistare nell’aprile del 2006 la storica struttura (costruita nel 1687) per rilanciarne attività e programmi. Missione che in qualche misura è stata compiuta, visto che il Trianon al momento vanta 4000 abbonati, piazzandosi ai primi posti tra i teatri pubblici in Italia.

Una situazione talmente paradossale che ha spinto i dipendenti dello stabile diretto da Nino D’Angelo a esternare la loro insoddisfazione, affliggendo sulle porte del teatro uno striscione con scritto “Trianon, svendesi teatro pubblico. Vero affare! Per contatti Regione e Provincia”. La protesta sindacale ha lo scopo di sollecitare certezze produttive al teatro, al di là della natura pubblica o privata della gestione.

“Il 29 giugno - ricordano i dipendenti in un comunicato - è il termine ultimo di legge per l’approvazione del bilancio consuntivo del 2009, ma l’assemblea dei soci, convocata proprio per questo adempimento, è già andata due volte deserta. Bisogna ricordare che il conto consuntivo è un adempimento puramente burocratico, visto che non comporta nuove obbligazioni finanziarie, in assenza del quale il 30 giugno gli amministratori dovranno forzosamente portare i libri contabili in tribunale e avviare l’istanza di fallimento”.

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Commenti all'articolo

  • nicola.guastamacchiatin.it

    10 Luglio 2010 - 15:03

    Il popolo Napoletano, se fa una sottoscrizione in azioni potrebbe salvare la prosecuzione del Teatro. Cari saluti da un romano

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  • nicola.guastamacchiatin.it

    28 Giugno 2010 - 21:09

    Si facciano tante azioni di 5 euro l'una per tutto l'intero importo del debito e vendetele akl popolo Napoletano in modo che i futuri proprietari saranno solo coloro che avranno acquistato le azioni del teatro. Auguri.

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  • nicola.guastamacchiatin.it

    19 Giugno 2010 - 18:06

    Da militare capitai a Napoli per essere visitato dall'allora Ospedale Militare in quanto riportai delle ferite di guerra a causa di guerra e durante le ore libere, trovandomi a bighellonare per le strade della Città, delle persone mi invitarono ad andare a vedere una commedia popolare. Entrai in un cinema che, dopo la proiezione del film si esibiva una compagnia dello spettacolo e durante la la sceneggiata, mi accorsi che il popolo presente in platea era preso da un vivo fervore di partecipazione ai fatti dello spettacolo teatrale. Gli evviva accompagnati da improperi folcroristici del linguaggio partenopeo facevano sì che tutta l'intera platea partecipasse al fatto. Non cera un posto a sedere;la sala era zeppa di gente semplice anche perchè il biglietto non era caro,insomma aa Napoli, una volta, te la spassavi con pochi denari e tanta gioia di vivere. Perchè, domando a chi di teatro se ne intende, non si ritorna ai tempi dei Cinema Teatri popolari ?

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