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27 milioni in meno per il Fondo Unico per lo Spettacolo

Autori sul piede di guerra, ipotesi tassa sugli operatori audiovisivo. Cinecittà sempre più a rischio

27 milioni in meno per il Fondo Unico per lo Spettacolo
Nuovo taglio al Fus, Fondo Unico per lo Spettacolo, già ridotto a 258 milioni di euro per il 2011. Alcuni commi della finanziaria congelerebbero infatti altri 27 milioni, rinviando ad ulteriori provvedimenti del ministero dell'Economia: se gli introiti derivati dalla vendita delle frequenze del digitale terrestre alle compagnie telefoniche non saranno quelli preventivati, i 27 milioni previsti per lo spettacolo non potranno essere convogliati nel Fondo.

CINECITTA' A RISCHIO - Tagli che rendono sempre più grave la situazione di Cinecittà. Già martedì 8 marzo, come riportato da Libero-news, l'Associazione 100 Autori aveva incontrato il Ministro della Cultura Sandro Bondi per chiedere chiarimenti sulla sorte di Cinecittà e dell'Istituto Luce. Il timore era quello di una privatizzazione, se non di una chiusura, che avrebbe messo a repentaglio la gestione di un archivio fondamentale per la memoria storica del nostro paese come quello dell'Istituto. E' di mercoledì invece una proposta dei 100 Autori per garantire i finanziamenti al polo cinematografico: una tassa su gli altri operatori dell'audiovisivo. "Il governo non ha che una via d’uscita possibile: varare immediatamente una norma di prelievo su tutta la filiera di network televisivi, esercizio, gestori telefonici e internet che garantirebbe finalmente al cinema e a tutto il settore dell’audiovisivo la certezza di un futuro industriale così come già avviene in molti paesi europei" dichiara una nota dell'Associazione.

PREOCCUPAZIONE - Rinnovano la loro preoccupazione diversi esponenti del mondo della cultura. "La situazione in cui versa Cinecittà/Luce è incredibile e paradossale - dichiara Alberto Barbera, direttore del Museo Nazionale del Cinema -. Non possiamo accettare che la società cui è affidata la conservazione del passato, la promozione dell’industria cinematografica nazionale e il sostegno ai giovani autori sia messa in liquidazione. La si riformi, se si crede che necessiti di un adeguamento ai nuovi scenari comunicativi e produttivi, ma non si rinunci a investire sul futuro di quello straordinario strumento insieme artistico e identitario che è il cinema italiano". Ancora più dure le reazioni di Anec, Anem, Acec, Fice, associazioni dell'esercizio cinematografico italiano. "Un patrimonio di professionalità e di materiali, noto e apprezzato a livello mondiale, non può correre il rischio di andare disperso senza provocare danni gravissimi non solo a tutto il cinema ma all’immagine stessa dell’Italia", queste le dichiarazioni dei presidenti Paolo Protti (Anec), Carlo Bernaschi (Anem), Mario Lorini (Fice), e il segretario dell’Acec Francesco Giraldo.

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Commenti all'articolo

  • darkstar

    22 Luglio 2011 - 17:05

    Il cinema italiano é in crisi ? La soluzione dei "cento autori" é naturalmente di tassare internet e la televisione per farsi mantenere e continuare la propria parassitaria esistenza. Il motivo per cui il cinema italiano é, da sempre in crisi é che i film italiani fanno schifo, nessuno li va a vedere e gli "autori" sopravvivono grazie ai contributi e le elargizioni dello stato italiano, sempre pronto a tassare quello che non funziona per finanziare quello che non funziona. Trovo scandalosa una proposta del genere e consiglierei ai "cento autori" di andare a lavorare sul serio anziché aspettare il sussisdio statale e rimpiangere la legge Veltroni.

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