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L'ascesa del 'Quinto stato' nella produzione occidentale

In uscita il 19 aprile il libro di Angelo Pasquarella: lo stallo economico si batte puntando sul capitale umano

L'ascesa del 'Quinto stato' nella produzione occidentale
I mercati e l'economia occidentale vivono una lunga fase di stallo. Ciò premesso, bisogna capirne le ragioni per provare a venirne fuori. Una via d'uscita è quella proposta da Angelo Pasquarella, imprenditore che dal 19 aprile sarà in libreria con Il Quinto stato (ovvero l'irresistibile ascesa dei Knowledge worker nelle aziende). La ricetta proposta per uscire dalla crisi? Semplice: si deve puntare sul capitale umano.

L'ANALISI - Il ragionamento è di Pasquarello è lineare: nell'era postindustriale l'economia non si regge più sul lavoro manuale che si cela dietro il prodotto, ma su una serie di valori aggiunti che si sommano ad esso. Un plusvalore, che avrebbe portato alla formazione di un "Quinto stato", ovvero di una classe di cosiddetti operai della conoscenza. "Il lavoro - spiega Pasquarello - non è più legato alla produzione in sè dell'oggetto di consumo, ma al risultato che si vuole ottenere. Oggi, in Occidente, non vale più la logica del lavoro industriale, quella in cui il processo produttivo è definito e organizzato dettagliatamente in ogni fase per ogni singola operaio. La produzione non è più legata al tempo e al luogo, non è più controllabile in ogni suo aspetto: il prodotto lanciato sul mercato  è il frutto di una operazione mentale".

L'ESEMPIO DELLA LAVATRICE - Per rendere ancor più accessibile il suo pensiero, Pasquarella snocciola un esempio pratico: "Se costruisco lavatrici, il marchio del mio prodotto è riconoscibile oltre che per le sue funzionalità peculiari, anche e soprattutto per la sua estetica, il valore del marchio, la pubblicità adottata, il tipo di distribuzione scelta. Al costo di produzione materiale della lavatrice, quindi, si aggiunge quello di un lavoro d'intelligenza che alimenta il mio profitto. Un valore, quest'ultimo, che non è possibile quantificare o controllare ". Ecco come si giunge a quello che Pasquarello definisce un "paradosso": la gestione del lavoro industriale segue una logica oramai superata, perché legata al vecchio modello produttivo che non è più possibile riconoscere oggi.  Basta considerare che il numero dei cosiddetti operatori della conoscenza è in pieno aumento. Nel 2005 erano il 43 per cento. E qui sta la necessità del cambiamento".

LA VIA D'USCITA  - Il libro si pone in tale contesto, considerando i nuovi lavoratori, gli abitanti della Società della conoscenza, alla stregua dei mattoni attraverso i quali costruire un' Italia migliore, più competitiva. Un'Italia che sia di nuovo una delle locomotive dell'economia europea, proprio puntando su questa nuova fucina, una "nuova macchina a vapore"  rappresentata dal capitale umano.


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Commenti all'articolo

  • vgrossi

    09 Aprile 2011 - 16:04

    Da parecchio tempo l' "Ufficio del Personale" di quando ho timbrato il mio primo cartellino è diventato "Risorse Umane". Qualcuno, molti, direi, hanno solo cambiato nome. Qualcuno ha fatto il passo dopo, ed ha interpretato in senso pregnante la definizione. L' autore del libro ha ragione, ma non fa una scoperta. Piuttosto ci sarebbe un altro ragionamento da fare, più complessivo: quanti ""capitalisti"" italiani comprendono l' azienda ? I famosi "privatizzatori" di Prodi, ad esempio, non sapevano altro che fare una vantaggiosissima operazione finanziaria, con eccellenti risultati di saccoccia e tragedia industriale: prova ne sia che l' Italia è disperatamente priva di multinazionali vere, ed ha smantellato sagacemente anche quelle che stavano per diventarlo. Per fare funzionare un' azienda ci vuole una visione, e se la visione è "giusta" si fanno miracoli. La contemplazione del proprio conto fiduciario non la sostituisce.

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