Cerca

Mullah Omar/1 'Caro Massimo, tu stai con i terroristi'

Vogliono portare Fini (il giornalista) in tribunale. Francesco Borgonovo gli scrive: "Censura è da talebani"

Mullah Omar/1 'Caro Massimo, tu stai con i terroristi'
E' da poco uscito 'Il Mullah Omar' (Marsilio editori, pp. 178, euro 16,5), l'ultimo pamphlet del giornalista Massimo Fini. Nel saggio la biografia del leader talebano, guida spirituale dei mujaeddin afghani. Lunedì 11 aprile Souad Sbai, Maria Giovanna Maglie e altri rappresentanti di associazioni hanno deciso di intraprendere vie legali contro Fini, perché offesi da alcune frasi contenute nel libro e in un articolo che il giornalista ha pubblicato su Libero. Sulle nostre pagine, con una recensione critica del volume, il dibattito era stato iniziato da Giampiero Mughini. Di seguito la lettera di Francesco Borgonovo a Massimo Fini.

Caro Massimo Fini,
trovo che qualche volta tu sia estremamente simile al tuo odiato Silvio Berlusconi (dev’essere per questo che mi piace così tanto leggerti). Come il Cavaliere, dimostri in alcune occasioni un singolare  attaccamento alle passioni della gioventù, alla vitalità che sprigiona dai vent’anni. Mi pare che sull’argomento tu abbia anche scritto uno dei tuoi libri più belli (Ragazzo. Storia di una vecchiaia, edito da Marsilio). Mentre il presidente del Consiglio preferisce circondarsi di belle fanciulle in fiore, tu apprezzi invece la compagnia di barbuti combattenti musulmani come il Mullah Omar, al quale hai dedicato una biografia che nei giorni scorsi è stata al centro di un dibattito su queste pagine. È proprio dei giovani appassionarsi alle cause perse, difendere le posizioni più estreme con sprezzo del pericolo e delle critiche altrui. In più, è necessaria pure una bella faccia tosta, dote di cui non sei certo privo.

Tuttavia, il gioco è bello quando è corto: raggiunta la maggiore età, a difendere lancia in resta i talebani si fa la figura dei sessantottini che tu disprezzi, quelli che a sessant’anni suonati circolano ancora con i sandali e i capelli lunghi in simil-paglia. Nel tuo libro, tu elogi il Mullah Omar e i guerriglieri afgani perché si misurano sul campo con i propri nemici e si battono col coltello fra i denti per difendere la patria. In compenso, deprechi gli americani e gli eserciti occidentali in genere perché preferiscono bombardare invece che inviare i corpi speciali casa per casa a stanare gli avversari. Permetti, ma qui si tratta di fare gli eroi col culo, pardon, le baionette, degli altri. Mentre il nostro sedere riposa al calduccio sulla sedia vicino alla scrivania, è bello sbertucciare i marines perché se ne stanno al sicuro nelle basi invece di calare nei villaggi mediorientali e magari perdere gli arti inferiori su qualche mina. Ed è semplice - troppo - dipingere i soldati, compresi i nostri, come ragazzotti imbelli, laddove imbelle è l’anticamera di imbecille. Il fatto che i Paesi occidentali cerchino il più possibile di evitare la spedizione di truppe di terra non è una vigliaccheria bensì una conquista. Tu parli di guerra “posteroica” e sostieni che i conflitti hanno perso negli anni la loro funzione in qualche modo “igienica”. Ma che diavolo c’era di eroico nei massacri all’arma bianca dei tempi che furono? E nelle migliaia di caduti sul campo, mutilati, monchi, orbi e menomati assortiti che le battaglie fabbricavano su scala industriale? Nulla, caro Massimo, nulla.

Quanto alla vigliaccheria di scagliare bombe dall’alto e far perire civili innocenti, possiamo anche essere d’accordo. Ma non sono altrettanto vigliacchi gli attentati dei kamikaze a cui hanno fatto ricorso - come tu stesso scrivi - i talebani? E non fu esempio di suprema vigliaccheria l’attacco alle Torri Gemelle ordito da Al Qaeda? (E spero tu sia convinto del fatto che c’era Al Qaeda dietro e non qualche fantomatico complotto pluto-giudaico-massonico). Questo è il punto: la guerra in Afghanistan, per quanto terribile, è stata una reazione, una risposta dura a un attacco in terra americana che mirava a colpire l’Occidente tutto.  E, concedilo, se i talebani hanno diritto a difendere l’Afghanistan, noi abbiamo diritto a difendere le nostre tradizioni, cercando dove possibile di evitare massacri. Quando questi avvengono, ci sono centinaia di associazioni (i tuoi amici sempre politicizzati di Emergency, ad esempio), giornali, tivù eccetera pronti a denunciare le angherie statunitensi ed europee. Non risulta che in Afghanistan viga la stessa libertà di critica al regime.

Se parlassimo della guerra in Libia, sarei d’accordo con te. Lì non c’è stata nessuna aggressione, si tratta di un folle intervento “umanitario” che fa comodo soltanto a inglesi e francesi. Ma il discorso afgano e iracheno è ben diverso. Tu ammiri il Mullah Omar perché “per una questione di principio”  non ha consegnato Bin Laden agli Stati Uniti. Ammettiamo che sia vero. Tradotto, significa: per una questione di principio ha permesso che il suo popolo venisse martoriato dai cacciabombardieri. Grande intuizione politica.

Ultimo punto: tu ammiri il fatto che i talebani abbiano quasi eliminato la corruzione e sembri soddisfatto quando racconti un particolare agghiacciante, cioè che ai corrotti vengono tagliate le mani. Provi uno strano piacere nel pensare che in Italia, fossero applicate analoghe misure, il parlamento sarebbe pieno di monchi. Beh, a me quest’idea fa rabbrividire. E non perché ami i corrotti, ma perché credo che la civiltà risieda anche nel prendere le distanze da questo genere di orrori. Mi sembrano, estremizzati, gli stessi discorsi che intellettuali come  Madame Barbara Spinelli producono dai loro salottini di Parigi. Invitano a ribaltare il regime di Berlusconi, dicono che è peggio di Gheddafi, berciano che i corrotti politicanti vanno messi alla gogna. E nel frattempo sostengono l’intervento umanitario in Libia. Quando tu ti entusiasmi per i moncherini, mi ricordi questi giustizialisti al caviale e la similitudine non ti dona molto. Probabilmente, il tuo Mullah Omar andrebbe molto d’accordo con i tuoi amici del Fatto, con l’ayatollah Marco Travaglio in testa.  Vista l’abbondanza di talebani in casa nostra, mi sembra superfluo dedicarsi alla celebrazione dei talebani altrui.

PS Qui sotto pubblichiamo un documento che Souad Sbai, Maria Giovanna Maglie (la cui firma i lettori di Libero conoscono bene) e altri hanno prodotto per condannare il saggio di Fini e per rendere noto che contro di lui andranno per vie legali. A noi non piacciono le tesi del giornalista, ci fanno rabbrividire. Ma non ci piace nemmeno l’idea che i libri vengano censurati e ritirati dal commercio o che i loro autori vengano portati in tribunale. Queste cose le fanno i talebani, non i liberali. E  noi, come abbiamo scritto, i signori barbuti non li gradiamo affatto.

di Francesco Borgonovo

Il Documento dell'accusa
"Non è un saggio, ma un insulto all'Occidente"

Non è un libro, è un insulto all’Occident e ed è un elogio del terrorismo stragista. Abbiamo appreso da un libro di Massimo Fini appena pubblicato da Marsilio che il mullah Omar, capo dei terroristi talebani, amico e complice degli ayatollah iraniani, è migliore del presidente del Senato italiano, Renato Schifani; che i nostri militari eroi in Afghanistan sono degli odiosi invasori; che il burqa che soffoca e umilia corpo e parola delle donne è più dignitoso dello sculettare in tanga delle donne italiane. Noi lo giudichiamo indegno, scandaloso, inaccettabile. Solo così riusciamo a descrivere un pensiero che giustifica terrorismo e oppressione della donna. Dove si può mai trovare  grandezza in un uomo che professa da sempre l’odioso principio dell’inferiorità della donna, in un uomo che  fa saltare sulle mine i soldati che cercano di portare un minimo di libertà. Non è in nessuna maniera giustificabile un atteggiamento che addirittura inneggi a  uno dei peggiori terroristi in circolazione. Quando  sentiamo la parola “burqa”, pronunciata con tanta leggerezza, proviamo un brivido di orrore, ripensiamo a quante donne abbiamo incontrato e visto aggirarsi come dei fantasmi per le vie di Kabul o di qualsiasi altra strada delle capitali in cui si professa l’Islam radicale e politico come legge fondamentale.

Chi parla per conto di queste donne, vessate, oppresse, annullate, sfregiate nella loro dignità e personalità? Chi si prende la briga di difendere la sofferenza che distrugge l’animo di queste martiri dell’era moderna? Non certo chi, come Massimo Fini, oggi sponsorizza in un libro e in numerosi articoli la figura di un sanguinario terrorista, uno che le spose le sceglie bambine, uno che nessuna pietà ha mai avuto nei confronti delle donne e di chi non accetta che l’Islam radicale e politico incateni la sua vita. Noi non dimentichiamo, e la rabbia ci stringe la gola, le punizioni corporali inflitte negli stadi di Kabul a donne accusate di adulterio.  Questo Massimo Fini non lo ricorda? O lo ha rimosso per non intaccare la sua inaccettabile e offensiva tesi sulla grandezza e onestà del Mullah Omar? Né a lui né ad altri che hanno partecipato alla nascita del libro sembra venire in mente che non è  così lontano il pericolo che qualcuno si faccia ispirare da una simile figura  devastante per l’umanità, che viene indicata a modello invece che messa all’indice.

Quando si arriva a dire che il burqa è  «dignitoso», e che le «afghane non hanno rinunciato» ad indossarlo, quando si contrappone all’oppressione del fondamentalismo l’immagine libera delle donne occidentali, insultandole come quelle che «sculettano in tanga», non bastano neanche le scuse. Le scuse peraltro non arrivano, anzi domina un pericoloso autocompiacimento. A noi non piace la censura e amiamo la libertà d’espressione, ma ancor meno ci piace l’elogio del terrorismo e dell’oppressione della donna, tanto più in tempi così incerti e rischiosi. Perciò non ci tiriamo indietro, in difesa della dignità delle donne, dei nostri caduti, di un popolo intero e del ricordo di chi, per essersi ribellato, oggi non c’è più. Siamo certi che molti altri seguiranno la nostra iniziativa.  Abbiamo dunque conferito incarico ai nostro legali di promuovere le pertinenti azioni giudiziarie, nei confronti dell’autore del libro Il Mullah Omar, Massimo Fini. Sarà promossa azione giudiziaria in sede civile e penale.

Souad Sbai, deputato Pdl; Maria Giovanna Maglie,   giornalista;  Silvana Campisi, presidente Prodomed Associazione donne del Mediterraneo; Ejaz Ahmed, comunità Pakistana in Italia, presidente Nuova diversità onlus; Gjergji Bushaj,  presidente Associazione  Albanesi immigrati in Italia; Gamal Bouchaib, presidente Associazione Musulmani Moderati in Italia; Karim Daoud, presidente Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia; Samira Chabib, Associazione donne arabe in Italia.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • sahid

    22 Aprile 2011 - 20:08

    ..è da sempre alternativo, non allineato, dissacrante,intellettuale fuori dalle righe...per me è solo un deficiente!

    Report

    Rispondi

  • alvit

    13 Aprile 2011 - 08:08

    Certo che ultimamente con i "copia/incolla" o con i" sentito dire" i vostri rappresentanti maggioritari della letteratura di sinistra, non stanno facendo bella figura. Saviano docet. Il colmo dei colmi, gli albanesi gli danno lezioni di comportamento, gli albanesi.

    Report

    Rispondi

  • alvit

    13 Aprile 2011 - 08:08

    Oramai qualsiasi articolo venga pubblicato ci ritroveremo, purtroppo, con i soliti fautori della religione sinistrosa che inseriscono sempre e solo il Cav Berlusconi. State proprio facendo le solite figure di antica memoria. Se potessi, avere una bacchetta magica e decidere sul come l'Italia si deve comportare, ritirerei tutte le nostre truppe dai territori dove siamo presenti e caldeggerei che tutti gli stati impegnati nel cercare di far valere la libertà, e la democrazia, a fare altrettanto. Lascerei che Fini, copiaincolla, i vari Strada, le sinistre tutte, gestissero in prima persona i loro cari amici talebani, i palestinesi, gli iracheni e starei al margine del fiume a vedere chi passerà. Le nostre truppe, le terrei a disposizione e a difesa di una eventuale migrazione da tutti questi paesi dove la democrazia non esiste. I sinistri si reputano i maestri, lasciamoli fare, lasciamoli saltare sulle mine, a portare il burka, ad avere le mani tagliate e non vengano chiedere interventi

    Report

    Rispondi

  • aldisopra

    12 Aprile 2011 - 15:03

    I Talebani non sono gli unici a compiere misfatti ispirati dal loro "Libro Sacro";vi sono anche altri che ,seguendo le prescrizioni del loro"libro Sacro",commettono quotidiane atrocità,Questi,però,sono innominabili ed intoccabili.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog