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Il Riformista al vecchio Macaluso: Bersani & Co smascherati dal comunista

Inizia l'era dell'ex direttore dell'Unità. Una lunga storia alle spalle e un obiettivo: mostrare i guai della sinistra / PANSA

Il Riformista al vecchio Macaluso: Bersani & Co smascherati dal comunista
Ne vedremo delle belle, con il «Riformista» che tra qualche giorno sarà guidato da Emanuele Macaluso. Me lo fa pensare un complesso di ragioni tra le quali spicca l’età del nuovo direttore-proprietario. Macaluso, da noi cronisti chiamato “Emma”, la firma dei suoi editoriali, in marzo ha compiuto 87 anni. I giovani che anche nei giornali, come dovunque, strepitano perché i vecchi levino le tende e sgomberino il campo, non hanno ancora imparato una verità: l’età è un formidabile fattore di forza, non di debolezza.
Nell’Italia a pezzi di questo 2011, soltanto gli anziani possono permettersi una libertà sconfinata. Me ne rendo conto anch’io, pur avendo undici anni meno di Emma. La nostra carriera l’abbiamo fatta. Se un direttore o un editore ci licenzia, gli diciamo «ciao, ciao!», perché non abbiamo bambini di mantenere. Quando ci capita la fortuna di scrivere ancora su un giornale, non ci facciamo scrupoli. Qualunque velina (nel senso di foglio d’ordini e non di bellone minorenni) la buttiamo nel cestino. E offriamo al lettore la nostra opinione più genuina, per sensata o no che sia.
Se poi un super-anziano come Macaluso è da sempre un comunista, il bello che possiamo aspettarci è davvero bombastico. Usando una parola proibita, la razza dei vecchi Pci è immortale. Il Partitone rosso è scomparso nel 1989, ma i compagni della grande parrocchia del Bottegone sono quasi tutti vivi e vegeti.
Molti di loro seguitano a fare politica in almeno due squadre importanti: il Partito democratico di Pier Luigi Bersani e Sinistra e libertà di Nichi Vendola. Durano nel tempo, stanno ancora qui a rompere i corbelli, in senso sportivo s’intende. Fanno lezione a tutti. Senza la paura di risultare antipatici o, peggio, arroganti.
Il compagno Emma potrà poi contare su due fattori di grande fortuna. Il primo è che, dopo un ventennio e passa, tornerà sul luogo non del delitto, bensì del suo impegno politico. Infatti «Il Riformista» dove ha la direzione e la redazione? Proprio in via delle Botteghe Oscure a Roma, nello stesso palazzo che per decenni è stato il sacrario del vertice comunista.
Gli uffici dei giornalisti sono collocati nello spazio che, un tempo, era della Libreria Rinascita, un covo e un salotto degli intellettuali impegnati a sinistra. E non è escluso che, la sera tardi, una volta licenziata l’edizione dell’indomani, quei nostri colleghi non vedano apparire i fantasmi dei grandi leader scomparsi: Togliatti, Longo e Berlinguer.
La seconda fortuna di Emma sarà di avere al fianco un altro reduce del comunismo italiano: Gianni Cervetti, milanese, 78 anni a settembre, un giovanotto rispetto a Macaluso. Era un bravo giornalista dell’«Unità», poi divenne un dirigente importante, una delle eccellenze della destra comunista, i cosiddetti miglioristi. La corrente che aveva per leader Giorgio Napolitano, oggi presidente della Repubblica.
Gianni era un signore mite, molto cortese, sempre disponibile anche nei confronti dei cronisti su posizioni avverse alle sue. Veniva definito l’Uomo dei Rubli, perchè si diceva che amministrasse l’afflusso dei finanziamenti sovietici al Pci. Lo rammento quando diventò deputato nel 1987. Ed entrò per la prima volta a Montecitorio, in una giornata folle. Quella dell’esordio alla Camera di Ilona Staller, in arte Cicciolina, la regina del porno eletta dai radicali.
 Cervetti indossava un doppiopetto nero. E non aveva affatto l’aria di approvare né la promozione politica di Cicciolina, né il corteo di pornostar che l’accompagnò al palazzo di Montecitorio. Un seguito di bellezze in bicicletta, tutte con le poppe al vento. A cominciare dalla super star del momento: una straripante Moana Pozzi, ancora lontana dalla sua tragica fine.
 Il compagno Gianni aveva dipinta sul volto una repulsione elegante. Non perché non gli piacessero le belle slandrone. Ma perché vedeva offesa la religione della politica austera. Quella che lui aveva sempre praticato sul campo, sin dalla laurea in economia. Conquistata mica alla Bocconi dei padroni, bensì all’Università di Mosca.
Quale ruolo avrà Cervetti nel «Riformista» di Emma non lo sappiamo ancora. Sarà il direttore editoriale? O l’uomo dei conti, delle spese oculate, dei bilanci in ordine? Comunque sia, vedremo al lavoro una coppia di ferro. Che pare nutra grandi ambizioni, non soltanto sul terreno delle vendite. Ma su un campo di battaglia sempre più affollato: quello delle tante sinistre italiane.
Intervistato ieri da Fabrizio Roncone per il «Corriere della sera», Emma non ha nascosto di voler fare del giornale appena acquistato un ferro di lancia che darà fastidio a molti della casta partitica rossa. Ha detto: «Io immagino che possa essere «Il Riformista» a determinare un po’ della politica italiana». A cominciare, credo, da quella del Partito democratico. Una parrocchia scassata, secondo Emma: «Con una struttura che non tiene, senza fondamento e che, proprio per questo, non riesce a darsi una leadership».
Se fossi nei panni di Bersani, mi preparerei a uno scontro duro. Ordinando a tutti i dirigenti di “andare ai materassi”, ossia di rendersi conto che Emma non risparmierà i colpi. Nel mio passato di giornalista a «Repubblica» ho visto l’asprezza di cui è capace Macaluso. Era la primavera del 1983 e da direttore dell’«Unità» scatenò un’offensiva senza respiro contro il quotidiano di Eugenio Scalfari.
In quel momento, Barbapapà veniva accusato dal Pci di essere un sostenitore di Ciriaco De Mita, il numero uno della Balena bianca. E soprattutto di dirigere un giornale molto letto dai militanti del Partitone rosso. Una situazione intollerabile, dipinta da un battuta al vetriolo di Giancarlo Pajetta, il big più anarchico del Bottegone: «Repubblica è il secondo giornale dei comunisti, che però lo leggono per primo».
Emma tentò di sfatare questa leggenda con tutti i mezzi. Arrivò persino a organizzare il boicottaggio di «Repubblica», chiamando alle armi i lettori rossi che lo preferivano al magno organo del partito. La campagna fallì, ma ci fece conoscere bene la stoffa del compagno Macaluso: un siciliano tostissimo, un tipo che è meglio  non avere alle costole.
Per questo ho detto che con «Il Riformista» di Emma ne vedremo di cotte e di crude. Bersani si prepari e con lui Vendola. La coppia Macaluso-Cervetti aprirà un altro conflitto a sinistra. Il disastrato cavalier Berlusconi metta in conto di stappare qualche magnum di champagne.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • folgore38

    22 Aprile 2011 - 12:12

    Caro Pansa, non lo ascolteranno . Maccaluso fara' sicuramente il suo dovere e da buon ex comunista ortodosso , strigliera' senza riguardi per nessuno, quella baraonta e miscuglio di politici del PD che, salvo qualche eccezione,hanno fatto piu' danni loro al Paese e al popolo lavoratore da quando sono all'opposizione che il Governo Berlusconi dal 1994 a tutt'oggi.Lo attaccheranno politicamente e lo faranno passare come se fosse diventato lo smemorato di Collegno . Gli rinfacceranno il suo passato di comunista in sintonia con lo stato maggiore dell'ex Unione Sovietica.Diranno che e' diventato matto a causa della sua eta' e non solo.Caro Pansa, non baste essere capace di saper fare un giornale e di parlar chiaro: anche a costo di rimetterci qualcosa di personale. Non capiranno gli amanti dello Stato di Diritto ( quello a modo loro ). Speriamo solo che al vecchio gerarca comunista Maccaluso non gli rimanga l'amaro in bocca.

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  • salvatore ircano

    21 Aprile 2011 - 19:07

    Ma l'antiruggine fa miracoli!

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  • Dream

    21 Aprile 2011 - 18:06

    Dott. Pansa!

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  • Dream

    21 Aprile 2011 - 18:06

    davvero che riescano a fare un po di libera "autocritica", sarebbe inutile un altro giornale spargiletame.

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