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Biennale, le tette di Sgarbi resuscitano Venezia

Fra pornodive e ricevimenti piccanti, Vittorio rende l'arte contemporanea un po' hard e più attraente / BORGONOVO

Biennale, le tette di Sgarbi resuscitano Venezia
Si esce dal Padiglione Italia, nel giardinetto dove è allestito un rinfresco, e Vittoria Risi appare in tutto il suo giunonico splendore. Completamente nuda, le gambe accavallate per evitare al pubblico, specie ai più giovani, visioni mistiche, la pornostar è accomodata su una delle gigantesche sedie multicolori in poliuretano realizzate da Gaetano Pesce. Una massa di curiosi si avvicina, due giapponesi ridacchiano imbarazzati, una ragazza filma tutto con una telecamera. Sulla base in legno che sostiene le poltrone compare la scritta  “Toccare! Toccare! Toccare!”. Si riferisce ovviamente alle due seggiolone di plastica, morbide al tatto, ma qualcuno spera che riguardi anche gli enormi seni di Vittoria, in parte composti di materiale non molto diverso. L’allupato di turno avanza, sfiora il corpo della Risi con una mano e scatta l’inferno: parte una sirena con una voce registrata che ripete: «Vietato toccare, io sono un’opera d’arte».
Durante le prove della performance è capitato anche all’attore, nudo pure lui, che sta accomodato sulla poltrona dirimpetto a quella della pornostar. Un’arzilla signora gli si è avvicinata e, zac!, lo ha ghermito con una presa boccaccesca da antologia. Sarà anche la solita trovata circense di Vittorio Sgarbi per movimentare il suo già movimentato padiglione, ma va detto che la Risi (fisico procace a parte) col suo bel corpo e l’assenza totale di vergogna conferisce una tonalità tizianesca a tutta l’operazione. In più, catalizza l’attenzione degli astanti. La grande conquista dello spazio italiano a questa Biennale è proprio la presenza del pubblico: vaga per l’esposizione smisurata (quasi 300 artisti), si ferma davanti alle opere, magari storce il naso, ma rimane a lungo nella Wunderkammer pensata da Sgarbi, spazzando via l’asettica austerità delle altre sedi. Poi collassa nel prato stremato dai lavori forzati dell’arte in questa specie di lager che è l’Arsenale.
Del resto, il Padiglione Sgarbi è espressione totalizzante della bulimia e dell’horror vacui di Vittorio, il quale necessità di riempire ogni minimo spazio disponibile ed è al contempo così anti italiano e talmente arcitaliano che alla fine non può non rappresentare perfettamente l’Italia. Più che nella conferenza stampa mattutina, tuttavia, la sua poetica è esplosa al meglio la notte precedente, in un turbine di strette di mano, abbracci, viaggi per mare alla ricerca di cocktail mitologici. Il critico si è manifestato con Vittoria Risi al seguito sulla terrazza della Biennale a Ca’ Giustinian. Per l’occasione erano convenuti tutti i gran tromboni della kermesse, con assalto al risotto incorporato. Poco prima di lui era arrivato Nichi Vendola con scorta e compagno. Il governatore della Puglia, accolto come una specie di divinità dal culturame, pare non aver gradito molto la mostra italica, ma non vuole commentare: «Non entro a far polemica in campi che non mi competono». E aggiunge: «Poi con Sgarbi ho cinque querele in corso, quindi...». Infatti lui e Vittorio nemmeno si salutano. Sgarbi si ferma a prendere in giro il super capo della Biennale Paolo Baratta, saluta Bernardo Siciliano, figlio di Enzo e bravo pittore. Nel Padiglione fa bella mostra di sé un gigantesco quadro raffigurante una donna nuda. Ci sono più tette qui dentro, dopo tutto, che nell’intera Venezia. Siciliano è accompagnato da una splendida fidanzata mulatta e Sgarbi sembra quasi più interessato a lei che all’artista, ma non infierisce.
Poi, intorno alle 22, comincia la giostra. Ci sono varie feste in giro: una alla fondazione Peggy Guggenheim, ma Sgarbi la liquida: «Mi sento male solo a sentirne il nome». Un’altra firmata Hugo Boss, ma nessuno ha l’invito. Scartata pure quella da Cipriani. Vittorio vuole andare al party di Exibart, organizzato in un luogo misterioso, Palazzo Marin o Morin, nessuno sa bene come si chiami. Ma chi se ne importa, salgono tutti a bordo del motoscafo e via. Si sbarca poco dopo di fronte a un palazzo dove in effetti una festa c’è. La signorina straniera all’ingresso spiega che non è l’evento di Exibart, ma un ricevimento privato organizzato da David Landau, il coltissimo gentiluomo già al vertice della National Gallery di Londra e poi a capo dei Musei veneziani, recentemente trombato. Sgarbi non si è più di tanto opposto alla sua estromissione, ma non ha alcuna intenzione di restare fuori dal ricevimento. Gridando si fa chiamare il padrone di casa, che scende le scale allibito. Non fa in tempo a salutare che Vittorio è già dentro casa e con lui altre 7-8 persone. Landau, non sa che dire, saluta tutti con lo sguardo stranito, è evidente che vorrebbe levarsi dai piedi gli scocciatori, ma la britannica cortesia gli impone di far buon viso.
La casa è splendida, gli ospiti sono stravaccati sui divani, un filippino ridanciano serve il caffè.  Dopo dieci minuti lo sventurato Landau non ne può già più, ma deve subire oltre un’ora di invasione, in parte compensata dalla conversazione in perfetto accento british dell’intellettuale romano Peter Glidewell, assessore a Salemi. Il quale, astuto come una faina, dopo qualche minuto si dilegua verso il letto, conosce Sgarbi e sa quanto può durare il suo vagabondaggio. Anche il professor Emmanuele Emanuele a tratti sparisce e poi riappare, è quello che riesce a divertirsi di più.
Quindi, finalmente, la truppa riparte. Si riprende la barca in direzione San Servolo, festa spagnola molto caldeggiata da Benedetta Tagliabue, l’architetta che ha allestito il Padiglione Italia. Sull’isoletta lagunare siamo alle battute finale, con tutti già che ballano in discoteca. Sgarbi odia le danze di tal fatta: poco prima ha preferito abbandonare uno splendido palazzo («Ospita anche dei Tintoretto», spiega concitato) perché tramutato in una festa russa con tanto di luci stroboscopiche. Dunque preferisce dedicarsi a una bella mora, che si trascina in giro per il parco e lei è ben felice di seguirlo. Finisce che al ritorno, sul motoscafo, ci sono cinque giornaliste spagnole di cui nessuno sa il nome, ma sicuramente aiutano a fare contorno. Tanto Sgarbi se ne frega di loro, saluta cortesemente e subito riprende a trafficare col cellulare. Sono quasi le due, le giornaliste vengono scaricate al primo approdo disponibile e la corte sgarbiana fa il suo ingresso all’Hotel Bauer, dove la security non è molto lieta di permettere l’ingresso al dopocena riservatissimo alla banda variopinta al seguito di Vittorio. Però tutti entrano e anche lì non si mangia nulla: ore di festa e non si è bevuto neppure mezzo calice di vino. Come Sgarbi possa essere ancora in forze la mattina dopo è un mistero.
Alla conferenza stampa ne ha per tutti, cita i giornali di queste settimane uno per uno, dice che non hanno capito nulla del suo lavoro, tranne Libero: «Ha fatto questo titolo: “Il caos di Sgarbi salva la Biennale”. L’Unità avrebbe dovuto titolare così!». E ha ragione, il suo casino metafisico sommerge tutti, intellettuali, vecchie siliconate e contesse impieghettate. Vittorio se la prende con la sovrintendenza che ha permesso lo spostamento delle opere di Tintoretto inserite nella mostra “Illuminations”, roba da processo, sostiene. E Antonia Pasqua Recchia, vertice della direzione generale dei Beni culturali, si incazza: «Se vai avanti così, me ne vado». Allora l’assalto sgarbiano si concentra sulle case di moda, Fendi e Prada soprattutto, che impongono gli artisti cool e di cassetta alla Biennale. Sgarbi invece, col suo padiglione, ha portato una marea di creativi che il mercato pubblicitario ignora e seppellisce nella tetra provincia. Quando la conferenza finisce, Vittoria è ancora lì nuda sulla poltrona col poliuretano che magicamente si fonde e diventa tutt'uno con le sue tette, non capisci dove finisce la poltrona e inizia la tetta.

di Francesco Borgonovo

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Commenti all'articolo

  • nicola.guastamacchiatin.it

    08 Giugno 2011 - 21:09

    Per i comuni mortali e coloro che della vita ne hanno sempre fatto una norma di virtù sociali, non è da prendere in alcuna considerazione. Se il Prof.Sgarbi fosse stato uno ccome tanti, non sarebbe mai stato uno Sgarbi di nome di fatto. Egli è fuori range ed è per questo che va rispettato ma, è solo parte di quel mondo trasfressore e visionario che si narra solo in certi mcircoli culturali.

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  • olivia_dunham

    08 Giugno 2011 - 12:12

    l uso del nudo femminile non è una novità, non è una novità nemmeno quella di portare il nudo femminile in galleria, credo che questo sgarbi lo sappia. il "coltissimo" critico d arte mediaset, non ha fatto altro che mettere in pratica ciò che ha imparato in anni di televisione (questa gente pensa che gli italiani siano un popolo di guardoni arrapati segaioli e anche voi di libero visto che la donnina seminuda del giorno non manca mai) ha pensato bene di portare alla biennale ciò che secondo la sua mente malata attira il pubblico; due tette (per altro orrende, ma chi è il suo chirurgo?)

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  • Angizia

    08 Giugno 2011 - 10:10

    L'Arte è la capacità di far parlare di un evento. In genere lArte anticipa.A Venezia sembra un'arte da guardoni che guarda al passato, al presente ed è priva d'intelletualità costruttiva o dinamica. Sembra una festa della decadenza dei Valois.

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  • ormaicelisiamorotti

    07 Giugno 2011 - 11:11

    ...rompere gli schemi e aprire la mente..! Lo schoc fa semore bene...

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