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Le guerre virtuali del futuro nerd smanettoni al comando

Il giornalista americano, William Langewiesche racconta in 2 reportage i conflitti post-eroici che ci aspettano

Le guerre virtuali del futuro nerd smanettoni al comando
La guerra del futuro, post-eroica e quasi virtuale, in cui gli uomini dovranno solo premere pulsanti e maneggiare joystick, lasciando a robot autonomi, sorta di droni miniaturizzati, anche il compito di percepire il pericolo e di individuare i nemici, spesso inermi, da annientare (di cui magari rimarrà "una pozza di Dna e basta"), con tutta la serie di interrogativi che pone (Come negoziare con una macchina? Come convincerla che si sta sbagliando? Come essere sicuri che sappia il significato di una bandiera bianca?), è già qui. Già si combatte, gelida e feroce. E ora abbiamo anche chi ce la racconta, senza moralismi e senza mai giudicare. L’americano William Langewiesche, maestro assoluto del non-fiction novel, in un aureo libretto, Esecuzioni a distanza (Adelphi, pp. 84, euro 7), contenente due straordinari reportage, originariamente usciti sull’edizione Usa di Vanity Fair, che valgono cento volte la docu-fiction di Gomorra.

Coyote sfortunati - Il primo, che dà il titolo al volumetto, è il ritratto di Russ Crane (ovviamente un nome fittizio), uno sniper - tiratore scelto o cecchino - dell’esercito. Un 47enne con moglie e figlia, basso, tarchiato, tranquillo, amante della campagna e della caccia. Gira per i dintorni di Austin in bermuda e t-shirt, cappello da baseball sempre in testa e occhiali sul naso. L’opposto di un guerriero. Eppure ha avuto il primo fucile a 13 anni, spara da dio ed è sergente maggiore nella Guardia Nazionale del Texas, veterano di Iraq e Afghanistan. I vicini lo apprezzano perché fa fuori i coyote, animali furbi che hanno imparato che se si mantengono a più di 200 metri dalle case non vengono colpiti dai coltivatori, ma con lui sbagliano fatalmente ogni volta i conti. Visto che nel villaggio di Chora, un posto a 40 km da Tarin Kowt brulicante di Talebani indistinguibili dai contadini qualunque, con un Remington M24 appoggiato sul tettuccio dell’Humvee ha fulminato un pashtun da 806 metri: la pallottola è rimasta in aria per circa un secondo, poi lo ha centrato in pieno petto. "Ha sentito il colpo, ma verosimilmente è morto prima che gli arrivasse il suono dello sparo, tre secondi dopo". Problemi di coscienza? Dubbi, rimorsi, incubi? Crane, figlio di un predicatore battista, se la cava così: «Io credo esistano persone malvagie, e credo che Dio abbia mandato sulla Terra altre persone capaci di ucciderle, così che il mondo possa vivere in pace. Dio lo sa che abbiamo bisogno di soldati. I soldati rientrano nel suo disegno». Non a caso sul fucile aveva scritto “Ricordati l’11 settembre” e sul coperchietto del mirino telescopico era incollata una foto delle Twin Towers. Più difficile il battesimo del fuoco da poliziotto di Frisco. Dover sparare non a un killer psicopatico che minaccia un bambino, ma a una povera donna disperata che vuole uccidersi e commette l’errore di puntare il revolver dalla parte sbagliata...

Tastiere e mouse - Il secondo reportage, se possibile ancora più bello, racconta la routine dei piloti della base aerea di Holloman (New Mexico, a un passo da dove nel 1945 è stata fatta esplodere la prima bomba atomica) che da una poltroncina marrone, posta in un angolo di una stanza male illuminata, controllano Predator e Reaper in volo a 13mila km di distanza, pronti a proteggere dai Talebani le truppe di terra con missili Hellfire. Niente turbolenze, nessuna sensazione di essere in aria, nessun rumore. Davanti agli occhi un pannello di controllo pieno di tastiere, mouse e monitor. Come in un videogame. Solo che per sparare un missile bisogna entrare in una quantità infinita di menù e azionare il mouse più di 17 volte. Roba deprimente per un pilota vero, per uno magari abituato ai 60.000 piedi degli F22, commenta l’appassionato di aerei ed ex pilota Langewiesche, che si siede di persona al simulatore. Roba da nerd smanettoni, vittime dell’elettronica e della burocrazia. Per i quali, comunque, il rischio maggiore, a missione terminata, è rimanere imbottigliati nel traffico di Las Vegas... Langewiesche, di cui Adelphi pubblicherà a breve anche Fly by Wire (2010), dedicato al miracoloso ammaraggio sull'Hudson di un Airbus A320 nel gennaio 2009, oggi è a Mantova, dove alle 18.30 parlerà dell’11/9 “Dieci anni dopo” con Lucio Caracciolo, direttore di Limes, ed Enrico Franceschini di Repubblica. Speriamo di non dover dire, alla Nanni Moretti: «Ve meritate Roberto Saviano! Ve lo meritate!".

di Miska Ruggeri

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