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Fumetti, è morto Sergio Bonelli Addio all'editore di Tex

Scomparso a 79 anni a Monza lo storico papà degli albi cult di Willer e Dylan Dog. Aveva creato anche Zagor e Mister No

Fumetti, è morto Sergio Bonelli Addio all'editore di Tex
Il fumetto mondiale è in lutto. E' morto questa mattina a Monza Sergio Bonelli, mitico editore di Tex e di Dylan Dog. Bonelli aveva 79 anni ed era ricoverato da qualche giorno all'ospedale San Gerardo per problemi di salute. Lascia la moglie Beatrice e il figlio Davide, responsabile marketing della casa editrice. 

Biografia - Classe 1932,milanese, Bonelli nasce in una famiglia che ha sempre fatto parte del mondo dei fumetti. Il padre Gianluigi è infatti l' inventore di Tex Willer mentre la madre Tea dirigeva la casa editrice Cepim dopo la seconda guerra mondiale. Sergio entra a far parte della casa editrice dopo aver abbandonato l'università. Per non confondersi con il padre scriveva storie con lo pseudonimo di Guido Nolitti, inventando personaggi come Mr. No e Zagor. Ma è con Dylan Dog, nel 1986, che raggiunge l'apice del successo, battendo in numero di vendite anche Tex. Grazie alla sua abilità di imprenditore la piccola Cepim doventa un vero e proprio colosso, cambiando il nome in Sergio Bonelli Editore.  Solo pochi giorni fa, il fumettista si raccontava in un'intervista televisiva così: "Io non sono mai stato bravo a disegnare e mi sono improvvisato editore però ero già un lettore accanito e appassionato. Ero già in grado di distinguere tra un disegno e l'altro. Sapevo a memoria tutti i fumetti che uscivano nelle edicole. Mi sono lasciato prendere dalla passione per i fumetti. Quando vedevo in giro sceneggiatori e disegnatori bravi non sapevo resistere alla voglia di collaborare con questi talenti e allora mi prendevo la briga di mettere in cantiere una pubblicazione nuova". 
Il suo unico rammarico è stato di quello di "non avere avuto il coraggio di Tex" quando nel 1995 venne processato per avere pagato 300 milioni ad un ufficiale della Guardia di Finanza di Milano per evitare un controllo fiscale alla sua casa editrice.

Il ricordo dei politici - Tanti coloro che hanno espresso il loro cordoglio per la morte di Bonelli, dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia al presidente della Provincia, Guido Podestà fino al governatore della Lombardia, Roberto Formigoni.  
"Sergio Bonelli ha appassionato con i suoi fumetti generazioni di ragazzi e adulti. Ci lascia l'eredità della sua arte: i suoi personaggi, da Tex Willer a Dylan Dog, sono entrati nella storia dei cartoon, emozionandoci con le loro avventure che ci hanno fatto sognare e che ricorderemo sempre", sono le parole di Pisapia. 
"A questo grande milanese, che personalmente indicherò per l'assegnazione alla memoria del Premio Isimbardì, la massima onorificenza della Provincia, bisogna riconoscere il merito di aver guardato con un'ottica nuova al mondo del fumetto contribuendo all'affermazione di una dimensione di questo genere vicina alla realtà quotidiana", è il commento di Podestà.
Formigoni invece ha detto: "Sergio Bonelli ha saputo unire nella sua lunga esperienza una raffinata genialità artistica e una spiccata capacità imprenditoriale, testimoniando in maniera esemplare un tratto profondo della creatività e della laboriosità lombarda"

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Commenti all'articolo

  • DarkKnight

    26 Settembre 2011 - 14:02

    Eppure, questa era la tradizione bonelliana, e al pubblico piaceva. E i fumetti Bonelli, in proporzione, vendono sul territorio italiano più di quanto i supereroi vendono su quello U.S.A.. Se un altro editore iniziasse oggi applicando questi stilemi, fallirebbe in un giorno. Ecco cos’era Sergio Bonelli: un “caso unico” che oggi non si potrebbe ripetere. Vaya con Dios, old boy…

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  • DarkKnight

    26 Settembre 2011 - 13:01

    Che dire di Sergio Bonelli evitando luoghi comuni e santificazioni? Probabilmente che, nel bene e nel male, era un “caso unico”. Innanzitutto era il RE, l’unico editore in Italia con cui uno sceneggiatore o un disegnatore poteva campare dignitosamente col solo mestiere del fumetto. Ma era anche un tipo notoriamente umorale, ostinatamente all’antica. Niente pubblicità o gadgets. Tavole strutturate secondo una rigida gabbia (tre strisce orizzontali di uguale altezza). Stile di disegno realistico e senza fronzoli: per lui il fumetto americano era solo quello dagli anni ’30 ai ’60. I manga giapponesi? Guai a nominarli! Non parliamo poi dei dialoghi interminabili. Provate a dover disegnare cinque pagine in cui Tex e soci discutono ad un tavolo senza che succeda nulla: bisogna essere “registi” sopraffini e variare continuamente l’inquadratura per non rischiare la monotonia. Eppure, questa era la tradizione bonelliana, e al pubblico piaceva. E i fumetti Bonelli, in proporzione, vendono sul te

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  • Fate

    26 Settembre 2011 - 13:01

    Addio Sergio. Grazie mille. Il mondo del fantastico oggi ha perso una grande persona.

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