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Bocca dei veleni: Sud orrendo, Travaglio pessimo, br simpatici

In un film il pensiero del giornalista: "Sono omofobo. Pasolini? Mi dà noia. Calabresi? Un nemico"

Bocca dei veleni: Sud orrendo, Travaglio pessimo, br simpatici
Giorgio Bocca, superata la soglia dei novantun’anni, ha assunto tratti egizi. Assiso come una faraone su uno scranno della sua casa di Milano, sul volto una pelle di pergamena, ha traslocato dalla casta degli scribi in quella dei sommi sacerdoti: ogni frase è  anatema, maledizione ancestrale. Il 3 ottobre sarà presentato La neve e il fuoco, documentario di Maria Pace Ottieri e Luca Musella per Feltrinelli Real cinema che consiste in un’intervista al giornalista di oltre un’ora. Una celebrazione dell’uomo divenuto una divinità dell’antiberlusconismo.  Poche settimane fa, il Fatto quotidiano lo ha interpellava come fosse un aruspice; persino Repubblica, di recente, lo ha richiamato dalle catacombali rubriche sull’Espresso e il Venerdì, dov’era confinato a mo’ di reliquia, per scucirgli un paio di editoriali. 

Per tutta risposta, il faraone Boccankhamon incenerisce l’Italia intera, anche quella che lo idolatra in virtù del suo odio per il Cavaliere. Nella sua insofferenza per la modernità, egli è l’ultimo discepolo di Julius Evola, convinto di abitare nell’età del Kali Yuga, l’era oscura che precede la fine dei tempi. Nella nostalgia feroce per un arcadico passato potrebbe ricordare Pasolini, se non fosse che lui PPP proprio non lo tollera. «Avevo paura di Pasolini, della sua violenza», racconta. «Pasolini è morto perché, la rigirino pure come vogliono, era di una violenza spaventosa nei confronti di questi suoi amici puttaneschi».  A  infastidirlo più di tutto, però, c’è   il fatto che lo scrittore era omosessuale: «Poi mi dava noia questo: ho un po’ di omofobia, che poi è una cosa militare, come i bei fioeu va a fer il solda’ e i macachi resta a ca’, i macachi restano a casa. Il mio concetto piemontese è che gli uomini veri vanno a fare il soldato. Quindi anche questa faccenda dei suoi rapporti con questi poveretti che manipolava...». Il gay macaco  gli resta sul gozzo.

SCALFARI, FEDE E FALLACI
Non che vada meglio ad altri venerati maestri progressisti. Chissà che pensano a Repubblica della posizione di Bocca su Natalia Ginzburg: «Secondo me sopravvalutata in maniera incredibile. Io leggevo i suoi libri e non riuscivo a capire perché era una scrittrice famosa. Lessico famigliare lo trovavo una cosa elementare (...). Si sentiva che anche lei era una di razza, ma era anche una furbona, una che sapeva come coltivare il suo orto».  Cesare Pavese, invece? «Come scrittore a me sembrava pessimo». Ai giornalisti va  peggio. Eugenio Scalfari resta un direttore inarrivabile, ma già quando si conobbero era «uno molto pieno di sé, che recita il potere». Gianni Brera era «un fetente, una carogna paracadutista. Sai, uno nasce carogna. Lui, come giornalista, ha fatto carriera facendo la carogna». Emilio Fede? Bocca lo ha presentato a Berlusconi. Dice di aver chiamato Confalonieri e avergli raccomandato il suo ex collega della Gazzetta del popolo. Gli disse di avere «un amico un po’ scemo, era stato processato come baro e condannato. Questo disoccupato, prendilo...».   

La Fallaci, da lui soprannominata «Oliala Fallaci», era «una tutta letteratura e niente cronaca. Tutta la cronaca era inventata». Un giorno le ha prestato cinquanta dollari «e non li ho mai più visti». Le signore della penna, poi, avevano l’aggravante di essere femmine, uterine. Camilla Cederna? «Era la correttezza in persona. Purtroppo, nella vita ognuno può attraversare un periodo in cui perde la testa, cioè per le donne specialmente.  (...) Di politica non sapeva niente, ma quando l’ha assaggiata se n’è invaghita follemente e ha dato veramente i numeri». In particolare, Camilla è impazzita per il caso Pinelli. Il quale «a un certo punto, ha perso la testa perché era spaventato dalle domande, da quegli interrogatori e si è buttato dalla finestra lui, non l’hanno buttato».

Sarebbe dunque logico che l’Uomo di Cuneo rivedesse la sua posizione sul commissario Calabresi, quella che gli fece firmare lo sciagurato appello promosso contro di lui. Col cavolo. «Pansa adesso mi ha rimproverato, ha fatto l’articolo su Libero, dicendo: caro Calabresi, stati attento, quel Bocca ha firmato quell’ignobile appello... Per niente ignobile, perché il signor Calabresi era un poliziotto, reazionario estremo, un nemico del movimento. Perché devo chiedere scusa? Ho firmato quell’appello perché Calabresi era parte delle trame nere, era d’accordo con il prefetto che ha sviato le indagini e ha fatto arrestare gli anarchici, quindi era un nemico».  E sebbene sul suo giornale  faccia intervistare il vecchio Giorgio a ripetizione, viene fulminato anche Marco Travaglio: «C’è stato un periodo in cui ero l’unico che facesse libri d’inchiesta. Oggi, invece, ogni giorno me ne arriva uno. Questi qui poi sono arrivati alla vergogna, fanno libri ignobili pur di uscire con un libro, hanno una squadra di persone che copia dai giornali e ne fanno un libro. Travaglio, ogni due mesi fa un libro. Ma come fai? Sono libri fatti coi ritagli della questura, dei tribunali, libri pessimi».  A Bocca fa schifo pure il retroterra culturale dei suoi lettori, quelli della sinistra radical venuta dal ’68.  Meglio le Brigate rosse di questi ultimi . «Erano più simpatici di quelli del movimento. Andavi a parlare con quelli del movimento studentesco: dei professorini, dei saputelli...». Quelli delle Br, invece, «li sentivo più vicini a me»

"NAPOLI CIMICIAIO"
Il culmine del disgusto, però,  lo raggiunge quando si parla del  Sud. Sin dalle prime volte in cui è stato nel Meridione, Giorgio ne è rimasto disgustato: «C’era sempre il contrasto fra paesaggi meravigliosi e questa gente orrenda (...). Insomma, la gente del Sud è orrenda (...). C’era questo contrasto incredibile fra alcune cose meravigliose e un’umanità spesso repellente». Una volta, per dire, si è trovato in una viuzza vicino al palazzo di giustizia di Palermo: «C’era una puzza di marcio, con gente mostruosa che usciva dalle catapecchie».

Non a caso, Bocca ha dedicato uno dei suoi libri più famosi al Sud: si intitola Inferno ed è a tutti gli effetti un precursore di Gomorra. Ma il suo pensiero non cambia col passare del tempo: «Vai a Napoli ed è un cimiciaio, ancora adesso». L’intervistatrice, disperata, cerca di fargli dire qualcosa di gentile sui meridionali, gli chiede se non veda «poesia, saggezza» nel modo di vivere di quelle parti. E il faraone, implacabile: «Poesia? Per me è il terrore, è il cancro». Sono «zone urbane marce, inguaribili». Unica consolazione: il Sud fa talmente schifo che se vai lì ne cavi di sicuro qualche bell’articolo. Quando lo dice, l’intervistatrice s’illumina: «Quindi sei grato, se non altro...» Ma Giorgio: «Grato, insomma... Come dire: sono grato perché vado a caccia grossa di belve. Insomma, non sei grato alle belve, fai la caccia grossa, ma non è che fraternizzi con le belve».  Eppure, nei suoi libri, qualche parola consolante sul Meridione si trova... Beh, presto spiegato il mistero: «È necessaria un po’ di ipocrisia. Sapevo sempre che dovevo tener buoni i miei lettori meridionali, quindi davo un contentino». Di più schifoso, dunque, c’è solo Berlusconi: «Mi stupisce che Berlusconi non mi ami. Io scrivo sui giornali che è un maiale e dentro di me penso che lui dica: beh, in fondo ha ragione». Sorte ingrata del faraone Bocca: gli tocca odiare l’unico che abbia mai amato, proprio perché questi non lo ama più.

di Francesco Borgonovo

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Commenti all'articolo

  • gianko

    27 Ottobre 2011 - 18:06

    ".E pensare che se il Sud è ridotto cosi' ,è grazie (si fa per dire) a piemontesi come lui che invadendo uno Stato indipendente, pacifico e ricco come il Regno delle Due Sicilie ammazzando uomini donne e bambini,è diventato cio' che è..." ----------- scrive satanasso; ma perchè non hanno buttato a mare Garibaldi 'sti soldati di m... borbonici? i piemontesi sono arrivati quando ormai tutto il sud era in mano ai garibaldini (e ai ca 30mila meridionali che si erano uniti a lui.. quindi i meridionali non erano così contenti di Franceschiello.. alla battaglia finale del Volturno Garibaldi aveva 35.000 uomini.. ) avevano generali felloni? e allora? colpa dei piemontesi? smettetela di piangervi addosso e vedte di scrollarvi di dosso le 4 mafie..(che purtroppo ci hanno sputtanato in tutto il mondo) sui siti neoborbonic si leggono amenità piramidali.. x sputtanare Garibaldi si dice che abbia pagato il 'tradimento' di un generale borbonico con un assegno scoperto.. ha fatto benissimo!

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  • Dream

    30 Settembre 2011 - 18:06

    non lo amavo, ma lasciasse in pace pasolini!

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  • italodemocratico

    30 Settembre 2011 - 14:02

    sará l´etá molta avanzata, o il racconto delreporter di turno, ma l´unica cosa sensata che quest´uomo dice, é il suo parere su Berlusconi. li dice il vero.!

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  • gianfri

    30 Settembre 2011 - 11:11

    Nell'era del Kali Yuga, personaggi come Bocca vengono definiti intellettuali...Il suo (inde)fesso lavoro di "storico" e cronista prezzolato dell'immaginario è il più degno omaggio alla stoltezza umana. Sic transit!

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