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Aspesi, nonna degli indignati Tra il miele e l'odio al Cav

La firma di 'Repubblica': signora del costume, attenta ai buoni sentimenti che diventa spietata parlando di Silvio

Aspesi, nonna degli indignati Tra il miele e l'odio al Cav
Avrebbe potuto diventare - come lui invecchiando sott’odio - la versione maschile di Giorgio Bocca, uterino e volubile maestro facile all’incazzatura ma geniale nello stile, col quale Natalia Aspesi condivise le prime pagine e le inchieste del Giorno, essendo invece lei di tempra tutta maschile nella scrittura, dotata di una fibra fallaciana poco coltivata. Però ha scelto di tramutarsi nella versione più giovanile di Massimo Gramellini, finendo per dividersi fra i pezzi caramellosi e sentimentali e l’odio antiberlusconiano mascherato ma mica poi tanto.

La Aspesi è nata nel 1929, Gramellini nel 1960, ma il più anziano resta il secondo, intrappolato in un bacchettonismo savoiardo che lo spinge a fanfaroneggiare sull’unità nazionale e i buoni sentimenti. Natalia all’opposto è sbarazzina e pungente, le sue narrazioni sanno anche sfuggire alla retorica. Per accorgersene basta sfogliare Festival e funerali, una sorta di Meridiano dedicatole dal Saggiatore (pp. 336, euro 16,5) e contenente un’antologia dei suoi articoli più belli dagli anni Sessanta a oggi.

All’interno, ci sono capolavori di giornalismo come la cronaca del processo per oscenità ad Aldo Busi nel 1990, asciutta e straordinaria, o il ritratto di Marcello Mastroianni o ancora il colloquio con Pier Paolo Pasolini che demolisce in due righe il femminismo: «Un’esigenza di mediocrità, che scivola nell’ordine di idee mistificatrici della piccola borghesia». Frase che costituisce un timbro perfetto pure per descrivere la carriera della firma di Repubblica: un talento innato affogato nel moralismo, oscurato dall’ostentazione di una mediocrità confusa con la modestia. («Sul passaporto ho scritto “casalinga”», disse in un’intervista, intanto però si fa ritrarre nella sua sfavillante dimora abbigliata siccome una diva).

Giornalisticamente parlando, aveva in dote affilatissimi tacchi a spillo, ma ha scelto le pattine per calpestare più agilmente i tappeti dei salotti buoni e non lasciare segni sul parquet. Però il segno, pur fastidioso, rimane. Lo struscio della stoffa solletica e  svanisce. Ed ecco che un talento innato si tramuta nella tromboneria pontificatrice. La Aspesi gestisce una rubrica di posta del cuore, dispensa consigli per bene, ma non si è guadagnata la crudeltà di una Susanna Agnelli e nemmeno la materna empatia di una Brunella Gasperini. È rimasta una via di mezzo, un Gramellini con parrucca bionda, appunto. Come il vicedirettore della Stampa,  all’occorrenza sfodera il maglio da antiberlusconiana militante. Fu lei a scrivere qualche mese fa, su MicroMega, la descrizione della foemina berlusconensis, la donna al tempo del berlusconismo. In sostanza, una cretina rimbambita dalla televisione disposta a giustificare ogni intemperanza di Silvio, pronta - se giovane -  a puttaneggiare e a sventolare le tette per far carriera, avendo il cervello vuoto. Insomma, un bignamino a uso delle indignate, di cui Natalia è decisamente la nonna e l’ideologa.

Dall’amica Daria - Proprio lei che, in un’intervista a  Daria Bignardi confessò di aver tanto voluto essere «un puttanone». «Penso che deve dare molte soddisfazioni essere un puttanone», rise, «Non ritengo che sia negativo, penso che sia divertente. Il ruolo della grande seduttrice è quello che molte donne sognano. È una forma di potere che vale di più che essere un amministratore delegato». Proprio lei che, nell’intervistona dedicatale questo mese dalla rivista di Emergency, E, ripete:  al Giorno «siccome dicevano che avevo un bel sedere, ma questa era solo una voce che circolava, non mi vollero in redazione. Perché ero un turbamento». Son queste le perline di cui è capace la Aspesi, come il citatissimo consiglio contenuto in Lui visto da lei, delizioso libriccino del 1978: «Se un uomo si dichiara femminista non c’è un minuto da perdere: su le mutande e via, senza pensarci un minuto». Che dolce scorrettezza politica! Adesso invece te la trovi a pontificare su Veronica Lario, moglie offesa di un «vecchio pomicione» o, peggio, a difendere le amichette della compagnia di giro come Cristina  Comencini. In settembre, alla Mostra del cinema di Venezia - dove la Aspesi è protetta dai Beni culturali meglio che le rovine di Pompei - i critici osarono fischiare Quando la notte, cialtronata comenciniana. Natalia arrivò in soccorso, dicendo che sghignazzi e pernacchie provenivano piuttosto da  «giovinastri» dotati di un particolare accredito diverso da quello giornalistico, e che dunque avrebbero dovuto essere banditi dalle proiezioni stampa.      Sta in queste cadute di stile lo snobismo dell’indignata professionale, pronta a incensare la compagnia di giro. Un’indignata di seconda fascia, tuttavia, sacrificata al perbenismo da mezzemaniche buono per i lettori di Repubblica. Nel volume del Saggiatore, il pezzo più autobiografico della Aspesi è quello dedicato a Camilla Cederna, sua maestra (assieme a Lietta Tornabuoni, con cui a Cannes scambiava notizie su chi trombava chi nella confusione scopatoria del film Festen).
 Regina del buonismo   

Tuttavia della sua Camilla non ha mantenuto la «svagata, incrollabile frivolezza» scegliendo piuttosto una porzione della foia sinistrorsa che le fece linciare il commissario Calabresi e il presidente Leone. Certo, la Cederna accecata dal movimentismo prese cantonate micidiali e fomentò l’odio, Natalia non ha fatto mai male a una mosca. Anche perché ha scelto di non colpire in profondità, di mantenere una bonarietà di superficie che è in realtà il coperchio del fastidio antropologico per il diverso berlusconiano. La Aspesi ha stimolato formidabili e scontati arricciamenti di nasi, è divenuta la capofila delle Signorine Grandi Firme sullo stile di Concita De Gregorio, le quali a loro volta hanno  rinunciato alla frivolezza nella scrittura per confinarla alla scelta delle scarpe da boutique.

Natalia potrebbe essere una gustosa vecchia zia longanesiana, un’entusiasmante Zia Mame alla Patrick Dennis. Ma, dietro la patente di casalinga che si è autoconferita, non tollera i piccini: «I bambini mi stordiscono», ha rivelato alla solita Bignardi, «ho un nipotino di cinque anni che chiamo Hitler. Bellissimo, eccezionale, ma dopo cinque minuti non resisto». Si svela dunque il trucco della nonnina zuccherosa: tutt’altro, l’eterna signorina è un’aristocratica coi fiocchi che ha in odio l’aristocrazia e dunque maschera la sua.  Non a caso, una volta a settimana si toglie la parrucca bionda e si accomoda sulla poltrona più politicamente corretta che ci sia, quella di  Che tempo che fa  a Raitre, nel salotto di Fabio Fazio. Natalia recita il suo  predicozzo moralista gravido di severa indignazione per il centrodestra, e fa emergere  la sua natura più autentica. Ora, voi direte, la Aspesi da Fazio non l’abbiamo mai vista. Giusto, ma vedete ogni sette giorni Massimo Gramellini. Che è la stessa persona, con un po’ di anni in più e il medesimo mestiere: la casalinga del giornalismo.

di Francesco Borgonovo


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Commenti all'articolo

  • alambrista

    28 Dicembre 2011 - 08:08

    Francesco Borgonovo ha scritto un articolo pesante, artificioso, teso a squalificare una grande giornalista che ha scritto centinaia di articoli bellissimi, intelligenti, divertenti, giustamente critici con l'ideologia berlusconiana e di Lele Mora che oggi chiede l'elemosina dopo aver creato giovani mostri nullafacenti. Gli articoli della Aspesi diventano libri che resteranno, i suoi, Borgonovo, verranno spazzati via dal livore e dal partito preso. Buon Anno anche a Lei, oltre che alla grande Aspesi, che viva a lungo!

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  • angelo41

    21 Novembre 2011 - 20:08

    Un bel ritratto, azzecatissimo. Scontato però per chi conosce la sua vita e le sue poste del cuore. Tutto sommato è coerente e legata al suo mondo, nel quale sguazza con goduria e strafottenza. Meglio stenderci sopra un velo pietoso. Gramellini, pur essendo stretto parente, lo vedo un pò diverso. Ci sono ben altri soggetti da bastonare, fra destra e sinistra.

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  • Dream

    12 Novembre 2011 - 16:04

    me la ricordo nella sua svampata frivolezza, era spesso in Tv, ora evidentemente non la tollera..sapeva anche essere simpatica, oddio che non la vollero in redazione per il suo bel culo..sara' vero.. ma dubito.. Resta il fatto che dai tempi della Aspesi(e ne son passati di tempi!) fino ad ora se sei di sinistra-centrosinista, innanzi tutto vai in tv,e poi sei una donna seria(gulp!) e dici solo cose sensate da educare la gente... se non sei di six, allora sei una culona,una tettona,una figona senza testa, e ......rincoglionisci la gente che ti guarda.... ci sarebbe una sequela di volti-mezzi busti sinistri, che NON so ancora cos'hanno fatto di cosi' eclatante per gli spiriti umani, da essere sempre presenti...e adulati,premiati..(ora se queste dicono solo un aggettivo contro il Cav, sono portate agli altari,son delle piccole-grandi Pulzelle di Vandee! -che orrore!!- Aspesi..vatte a ripone!

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  • lerosefranco1948

    12 Novembre 2011 - 11:11

    Ma non sarebbe ore che tutti questi vecchi andassero in pensione,con il minimo di paga?Sappiamo bene che arrivati ad una certa eta',il cervello umano non riesce a connettersi bene ,andando in tilt ripetutamente.

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