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Addio al disegnatore Moebius L'uomo che dava vita ai sogni

E' morto il creatore di straordinarie avventure fantascientifiche, dalla saga dell'Incal fino a Silver Surfer

Addio al disegnatore Moebius L'uomo che dava vita ai sogni

La sfida - quasi un’ordalia -fra Hugo Pratt e Jean Giraud si svolse in un auditorium farcito di fumettari e prof universitari, davanti alle telecamere della tv francese. Era il ’72, due anni prima di fondare la rivista Métal Hurlant, che con i suoi pderodattili fantascientifici e le sue vikinghe sessuomani, avrebbe acceso la Scapigliatura del fumetto europeo. Davanti a una lavagna intonsa, i due grandi rivoluzionari, Pratt gargantuesco e Gir con occhialetti e aria da surrealista, dovevano disegnare un racconto partendo da quattro onomatopee - Fiuii, Clong, Stunt, Shhh! -  utilizzando i loro personaggi storici, Blueberry per Giraud e Corto Maltese per Pratt. Era come se Pollock e Picasso si prendessero a secchiate di colore sulla note di una sirena della polizia. Ne nacque un romanzo fatto di tratteggi, ritratti, sequenze pazzesche cavalcate in un’ora. Finì pari. Ma in quella tempesta creativa (reperibile su Youtube) ci dà l’idea plastica di cosa abbia significato per la Francia e per il mondo Jean Giraud che dopo adottò definitivamente lo pseudonimo di Moebius tratto dal nastro di Möbius, la figura geometrica nota per essere l’esempio più semplice di superficie a una sola faccia. Un paradosso. Moebius di facce ne ebbe sempre parecchie.

Da classico amante del western alla John Ford creò Blueberry ex soldato ispirato a Jean Paul Belmondo che anticipando le tematiche del revisionismo indiano di Soldato blu e Balla coi lupi. Nel 1974 contribuì, poi, a fondare il gruppo de Les Humanoides Associés, che, l’anno successivo, iniziò a pubblicare la visionaria rivista Métal Hurlant, appunto, dove impresse una vera e propria sterzata all’immaginario fantastico occidentale. Opere come Il Garage ermetico o la lisergica e grottesca saga di Arzak (attraverso cui si sovvertivano i canoni della classica narrazione fumettistica: campiture cinematografiche, trame contorte alla Joyce, disegni pittorici) vennero recepite, a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 dal mondo del cinema. Lo chiamavano il Michelangelo del fumetto. Moebius era bravissimo a creare sogni. Dai racconti de L’incal con protagonista il detective John Difool a quella di Arzak fino al poetico Silver Surfer-Parabola disegnato per la Marvel su richiesta diretta di Stan Lee che scrisse la trama, Moebius descriveva mondi impossibili, astronavi e cavalieri solitari che solcano i cieli in sella a una gigantesca cavalcatura alata. A volte erano solo immagini, respiri cosmici, che all’improvviso si intorcinavano in sceneggiature talmente complesse da confondere il lettore. Ma da affascinare, per esempio, il mondo del cinema. Film come Dune, Alien, Tron, The Abyss, Il quinto elemento o Blade Runner hanno risentito, in maniera più o meno diretta, dei suoi influssi artistici. Il fumettista era prediletto da Federico Fellini che gli rese omaggio in Casanova dando il nome di Moebius a un misterioso entomologo. Lo venerava Alejandro Jodorovsky che con lui aveva sognato un adattamento della leggendaria saga fantascientifica Dune (il fumettista disegnò costumi e scenografie) e lo stesso David Lynch se ne ricordò nella sua versione di quel libro. La parola Moebius ricorre - e non per caso - nei titoli di almeno dieci film di tutto il mondo.

 Nel 1982 collaborò al film francese Les maitres du temps di René Laloux e nello stesso anno fu contattato dagli americani della Disney per Tron, in cui la sua impronta è evidentissima. Nel 2004 fu profondamente deluso dall’adattamento americano della sua saga western Blueberry: il protagonista Vincent Cassel non era in parte e il film era sì un delirio, ma non affascinante quanto i deliri che resero Moebius stesso una sorta di guru ecologico del terzo millennio. Il suo prestigio artistico in Francia è  enorme, tanto da essersi visto dedicare anche dei francobolli commemorativi. Moebius pur essendo nato a Nogent sur Marne, alle porte di Parigi nel 1938, aveva una concezione molto new age del tempo e delle nazioni. Visse a Tahiti e Los Angeles; veniva spesso a Napoli; era ritornato a Parigi nel declinare d’un’esistenza a dire poco errabonda. I suoi non erano fumetti ma bombe alchemiche. In un saggio Dr. Giraud e Mr. Moebius si racconta di come l’alchimista non sarebbe mai morto, rimasto com’era incatenato alle stelle...

di Francesco Specchia

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Commenti all'articolo

  • roberto19

    roberto19

    11 Marzo 2012 - 14:02

    è possibile vivere e far vivere in un altro mondo. Nel suo campo ... un genio!

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