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L'inchiesta

Calcio, quei club a rischio crac senza riflettori tv

Calcio, quei club a rischio crac senza riflettori tv

Più che il campionato, ad essere salvate sono state le apparenze. Oggi il Parma torna in campo dopo aver saltato le gare contro Udinese e Genoa, ma la sfida contro l’Atalanta ha tanto di surreale. «Lavoriamo per dimostrare le nostre capacità, questo è l’aspetto che affrontiamo con maggiore serenità», ha sottolineato il tecnico Donadoni. Ma nessuno, tantomeno i giocatori, può essere sereno. Il salvataggio da parte della Lega, che ha garantito al Parma 5 milioni di euro per concludere la stagione, è un omaggio più alle pay tv che alla squadra ducale. Terminato il campionato, il Parma resterà abbandonato a se stesso, a meno di ipotetici mecenati. Ecco perché la situazione nello spogliatoio resta tesa, perché il futuro continua ad essere scuro: «Negli ultimi due mesi, questo gruppo ha avuto una notevole caduta», ha proseguito Donadoni.

Il caso Parma ha scosso la coscienza del calcio italiano. Eppure è un fenomeno tutt’altro che nuovo: negli ultimi 5 anni, sono state 37 le società fallite nel panorama professionistico. Tra Serie B e Lega Pro, dove i riflettori delle pay tv sono meno luminosi o del tutto spenti, succede che società nascono e muoiono nell’arco di poche stagioni, il tutto nell’impotenza, se non nell’indifferenza, delle istituzioni calcistiche. La riforma della Lega Pro, che ha portato da 90 a 60 le società iscritte al campionato, è stata attuata proprio in funzione di premiare le realtà sane. Ma strumenti in grado di prevenire casi di club insolventi non sono mai stati introdotti.

Proprio in Lega Pro, il Monza, vittima di una storia grottesca, è sull’orlo del fallimento. A inizio stagione si perdono le tracce del presidente Armstrong, che viene coinvolto in uno scandalo finanziario. Nessuno paga più i giocatori, che fanno partire la messa in mora: a dicembre, un misterioso compratore inglese, Dennis Bingham, promette di saldare tutte le pendenze, prima di volatilizzarsi anche lui. Mentre la squadra cola a picco, con l’ultima vittoria datata 7 dicembre (ieri 0-0 a Como), una nuova cordata, guidata da Piero Montaquila, prova a salvare il club. Ma la procedura fallimentare è già in atto, martedì si attende il responso del tribunale.

Ci sono poi altre società che, pur non rischiando nel breve periodo il fallimento, fanno i conti con un equilibrio finanziario precario. In B, il presidente del Varese Laurenza, ha messo in vendita a titolo gratuito le sue quote. Dopo aver garantito un milione di euro per permettere la sopravvivenza del club, il vicepresidente Imbrogia sta cercando nuovi soggetti in grado di garantire stabilità.

Un incubo da cui sembra essere uscito da poco il Brescia, dove Corioni ha passato la mano dopo 23 anni. Dopo il rischio concreto della messa in mora da parte dei giocatori, l’arrivo di Rinaldo Sagramola, ex ad di Palermo e Samp, ha sbloccato la situazione: «Tutti gli stipendi sono stati pagati, ora risaneremo la società».

Epiloghi lieti si attendono a Lecce, dove la famiglia Tesoro ha messo in vendita il club, annunciando di non voler più versare un euro nelle casse societarie; a Barletta, dove per ora il fallimento è scongiurato; a Torre Annunziata, dove il Savoia ha un rosso di due milioni di euro; a Mantova e Reggio Calabria, dove si invocano nuove figure che possano garantire un futuro più roseo. Per loro il fondo-multe difficilmente sarà di nuovo scomodato.

di Francesco P. Giordano

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Commenti all'articolo

  • Nanni60

    09 Marzo 2015 - 18:06

    ...ma il Coni che ci sta a fare! Allora è l'ennesimo organo inutile che serve solo a pagare gli stipendi.....

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