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La leggenda

Atletica, Sara Simeoni: "Trost mia erede, con l'argento è diventata grande"

Atletica, Sara Simeoni: "Trost mia erede, con l'argento è diventata grande"

Praga, il portafortuna del salto in alto azzurro. La città ceca, che ha assistito al doppio argento Europeo di Alessia Trost e Silvano Chesani, 37 anni fa celebrava l’euro-trionfo di Sara Simeoni, la donna che infranse il muro dei 2 metri nel salto in alto, due anni dopo l’argento olimpico a Montreal e due anni prima dell’oro ai Giochi di Mosca. Quattro titoli europei indoor, 14 volte campionessa italiana, Sara, classe ’53, ha segnato profondamente la storia dell’atletica e dello sport italiano e oggi assiste al rinnovato entusiasmo in uno sport per troppo tempo dimenticato.

Simeoni, da Trost e Chesani due gioie quasi inaspettate?
«Sono stati bravissimi, questi risultati danno coraggio a un gruppo che esce da un ottimo Europeo. Deve essere però un punto di partenza: non dormiamo sugli allori».

Trost è da molti considerata la sua erede.
«Non c’è bisogno di parlare di eredi, i risultati parlano da soli. Alessia ha sempre mostrato grandi potenzialità, fin da quando era ragazzina; si è sempre distinta per la sua serietà, per essere in grado di porsi degli obiettivi. Di testa è sempre stata più grande della sua età. I risultati le danno ragione e questo argento è il suo “debutto in società”; adesso si trova a gareggiare con i più forti e se la sta giocando al meglio. Tutti hanno sempre puntato su di lei, io compresa». 

Cosa pensa della candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024?
«Ogni volta che si pensa alle Olimpiadi e alle candidature i ricordi tornano sempre a Roma 60: quello fu un momento di crescita per tutto il Paese, riversato appieno nell’organizzazione dei Giochi. Oggi è tutto più complicato. Forse pensare ad ospitare un’Olimpiade ci permetterebbe di prendere più a cuor leggero la situazione dell’Italia. Abbiamo qualche anno per migliorare e mi auguro che sia la chance per una rinascita generale».

Ha fatto rumore la scelta della Federazione di escluderla, insieme a Mennea, dalla Hall of fame.
«Questa graduatoria è di livello mondiale, non italiano, e le scelte non vengono di certo fatte per simpatia. Sono sicura che Pietro entrerà nella Hall of fame e forse verrà anche il mio momento, perché i requisiti non ci mancano. Bisogna solo aspettare».

Anni fa ha fatto discutere quando ha dichiarato: «Sono contraria al doping, ma stando così le cose forse sarebbe opportuno liberalizzarne l’uso». Una polemica poi chiarita, ma da allora a oggi i casi sono in aumento.
«Quella frase fu strumentalizzata ma il doping esiste. Non possiamo nasconderci, soprattutto ora che il problema è cresciuto, anche a causa del business alle spalle degli atleti. Volere è potere: se vogliono, possono risolverlo. Regole e leggi vanno rispettate, non sono interpretabili. Se lo sport dice che chi viene colto in flagrante va escluso dalle gare, mi chiedo perché spesso questo non avvenga».

Silvia Galbiati

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Commenti all'articolo

  • zydeco

    11 Marzo 2015 - 19:07

    Non sono d'accordo in una cosa con la sig.ra Simeoni. Le Olimpiadi del '60 furono il coronamento del "miracolo economico" dell'Italia dopo i disastri della guerra. L'Italia era un paese in forte crescita e non dimentichiamo che nel 1960 la lira fu proclamata la moneta migliore e piu' affidabile del mondo. Ora la situazione e' ben diversa, non esistono i presupposti per una crescita.

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