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E la pratica?

Filippo Inzaghi, ecco il suo esame per il patentino: puntava tutto sulla "mentalità"

Filippo Inzaghi

C’è un documento particolare che circola su internet nelle ultime settimane. È la tesina finale del master per ottenere il patentino da allenatore di prima categoria, quello che serve per guidare le squadre di Serie A e B. Il titolo è «Una mentalità per “essere” vincenti», l’autore Filippo Inzaghi, la data il 2013. Sessanta pagine scarse di teoria sulla psicologia motivazionale, sulla linea di «Scoiattoli e Tacchini», libro dell’ex ct della pallavolo Gian Paolo Montali, esperto dell’argomento.

Tutto molto bello, ma di calcio ce n’è pochino, se ne parla intorno a pagina 40 per la prima volta e nemmeno troppo approfonditamente. E, se pensiamo al Milan di oggi, molto suona strano: la teoria c’è, la pratica si deve essere persa per strada

I «SEGRETI» DEL MISTER
Si parte spiegando le caratteristiche che dovrebbe avere un allenatore di successo, per poi passare all’esperienza personale. Uno dei primi elementi che ci troviamo di fronte è il «locus of control», concetto che con cui ci si riferisce «alle credenze di una persona circa il controllo degli eventi della propria vita», e che può essere interno («tutto dipende da me») o esterno («eventi determinati da fattori esterni»). Ovviamente si sottolinea che per avere successo bisognerebbe considerare tutto nelle proprie mani, che «sbatte» violentemente contro dichiarazioni come «con questo caldo era difficile vincerla» o «senza quell’angolo avremmo potuto vincer». Il vincente non «ha sempre una scusa», il vincente «ha sempre un programma». Senza considerare che «il mister deve trasmettere ottimismo e positivita?». Pure la preparazione fisica è incentrata sull’aspetto psicologico.

Qualche timido accenno al pallone c’è, più però per esercizi per aumentare la coesione del gruppo che altro. Il passaggio calcistico fondamentale è però sulla «conquista immediata della palla e dello spazio in avanti». Si parla di calcio offensivo, di moduli propositivi, di «conquista dello spazio in avanti», di «difesa attiva» (cioè andare in pressing per recuperare in alto la palla), con l’obiettivo basilare di «realizzare piu? reti dell’avversario e lottare tutti per non prendere goa». Anche qui, l’idea sembra magnifica, un calcio sullo stile di Guardiola. Nel frattempo però Inzaghi ha fatto i conti con la realtà, che è ben diversa: realtà che oggi parla di un Milan più attento a subire che ad offendere, che nonostante questo ha perso 21 punti da situazioni di vantaggio e che non ha nulla di offensivo se non le prestazioni di qualche giocatore in campo. E la posizione di SuperPippo resta in bilico.

L’INTERVISTA A CHI
Tanto che rispunta anche Antonio Conte. L’ex Juve infatti ha riaperto ad un futuro in serie A dopo l’addio alla nazionale: «Adesso sono in Nazionale, poi deciderò se cimentarmi all’estero o magari sposare qualche bel progetto in Italia», ha dichiarato il ct al settimanale Chi. Parole che lasciano aperte tante porte, pure quella rossonera. In attesa di scoprire se esiste davvero la mentalità vincente in questo Milan.

di Matteo Spaziante

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