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Italia, Antonio Conte: quel bomber che manca al Ct

Antonio Conte

Aiuto, Conte s’è perso l’attacco. Chissà se il ct sta pensando alla beffa, aveva appena trovato il giocatore perfetto per il suo 3-5-2 alla Juve, un bomber come Tevez capace di fare un po’ tutto e soprattutto segnare, proprio quello che gli manca oggi in nazionale. Tanto che il rendimento offensivo azzurro è ai minimi termini. Otto gol segnati nelle prime 5 partite di qualificazione per Euro 2016, questo lo score dell’Italia nelle gare ufficiali dell’era Conte. La media è di 1,6 reti a gara: pare buona, ma, per trovarne una simile, bisogna tornare addirittura al gironcino verso Olanda e Belgio 2000 (media 1,6), quando in panchina c’era ancora Dino Zoff. Si è passati poi dai 2 gol a partita verso il Mondiale 2002 agli 1,9 di Prandelli per qualificarsi all’ultima Coppa. Numeri che possono significare poco, ma che su sole 10 partite possono fare la differenza.

E non è solo nel paragone con se stessa che l’Italia segna poco: tra le 18 ad oggi virtualmente qualificate per l’Europeo solo in cinque hanno segnato di meno (tra loro Portogallo e Danimarca, ma con una gara in meno). E il discorso cambia relativamente, anzi peggiora se lo allarghiamo alle amichevoli, 12 reti in 8 partite di cui un autogol, un rigore e ben sei di testa da corner. Vero che segnare va sempre bene, in qualunque modo, e che con Conte l’Italia non ha ancora mai perso, ma se della fase difensiva si può dire poco (anche perché è la migliore possibile, essendo la retroguardia in pratica quella della Juve), i problemi dell’attacco sono palesi.

Manca un «Terminator», uno che possa risolvere le partite o magari chiuderle, e non è un caso se gli azzurri siano stati rimontati in tre delle ultime quattro sfide, senza dimenticare la fatica con cui sono state battute «piccole» come Azerbaijan e Malta. Guarda caso, un discorso simile a quello che si faceva della Juve nelle prime due stagioni dell’era Conte, bel gioco ma non poche difficoltà vicino alla porta: finché non è arrivato Tevez. Peccato che oggi un giocatore come l’argentino il ct non lo abbia a disposizione, vuoi per infortuni (Giuseppe Rossi), vuoi per altri problemi (Balotelli): deve fare il massimo con il poco che ha. Il bomber della gestione Conte finora è Graziano Pellé, due reti come Chiellini, anche se non parte davanti nelle gerarchie del tecnico.

Il suo duo «preferito» infatti è Zaza-Immobile, che hanno giocato più del doppio delle altre coppie (258’ insieme, poi Giovinco-Destro con 78’, Pellé-Immobile con 65’ e Eder-Pellé con 61’) senza però produrre granché: solo due reti. E se alla Juve il problema dello scarso feeling con la porta veniva risolto spesso dai centrocampisti, lo stesso non si può dire in azzurro, visto che il solo Candreva ha trovato la rete su azione (De Rossi invece su rigore). Problemi da risolvere presto, perché nel frattempo la Croazia nel girone è uno schiaccasassi (15 gol fatti e solo due subiti) e la Norvegia, terza, non è lontana. Conte ha davanti due mesi e mezzo per trovare la soluzione, perché il 12 giugno gli Azzurri faranno visita proprio a Modric e compagni: a Zagabria l’Italia dovrà ritrovare il bomber perduto. Pablito dove sei?

di Matteo Spaziante

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