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Calcio, Arrigo Sacchi pubblica il libro "Calcio totale": gli inizi a Rimini, i trionfi col Milan, fino alla sostituzione di Baggio a Usa ’94

Calcio, Arrigo Sacchi pubblica il libro "Calcio totale": gli inizi a Rimini, i trionfi col Milan, fino alla sostituzione di Baggio a Usa ’94

«Gli 80mila tifosi rossoneri che cantavano il mio nome nell’ultima partita col Milan; l’abbraccio con Baresi, che, venendo a centrocampo, cominciò a piangere perché aveva sbagliato il rigore; la gioia di Van Basten quando segnò il rigore alla Stella Rossa; il 5-0 al Real dopo la partita perfetta; il gol di Baggio contro la Nigeria all’ultimo minuto; il pullman che fendeva la folla di tifosi a Barcellona prima della finale con lo Steaua...»

Se la Panini decidesse di fare un album monografico, sono queste le foto che Arrigo Sacchi vorrebbe. Oggi il Vate di Fusignano, 69 anni l’1 aprile, si racconta in tutta la sua umanità di romagnolo - negli anni rimasta spesso in secondo piano - in “Calcio totale” (Mondadori, 284 pp. 18 euro), il libro scritto con Guido Conti sul «miglior allenatore italiano di tutti i tempi» (Times dixit), per leggere il pallone attraverso le sensazioni e i ricordi di un uomo che al calcio ha realmente dato se stesso, innescando una rivoluzione e finendone prosciugato, ma in fondo mai abbastanza sazio di veder rimbalzare una palla e convinto che molti abbiano finalmente compreso il suo messaggio. In “Calcio totale” (titolo omaggio al 4-4-2 dell’Olanda di Cruijff poi sublimato dallo stesso Sacchi), però, non cercate lezioni su schemi, moduli, o disegnini. L’idea di Arrigo, nononostante la vulgata, è sempre stata quella di un calcio per uomini e fatto da uomini, dove gli aspetti «tattico e umano» vanno di pari passo. Dove testa e cuore contano quanto piedi e schemi. Una storia di arrivi e ritorni, iniziata a Cesena, proseguita a Rimini, anni importanti a Firenze, Parma e Madrid e le vette toccate con Milan e Nazionale, arrivata «non per merito di Berlusconi, lui voleva solo evitare che andassi alla Juve e mi pagò per mesi anche dopo l’addio al Diavolo. In Azzurro ho scoperto che il ruolo di ct è come quello di un eunuco nell’harem: hai tante belle donne vicino ma non puoi fare nulla».

Molto invece ha potuto Sacchi in rossonero, dove Gullit era il simbolo: «Quando partiva lui, con la criniera al vento, era come se squillasse la tromba dell’assalto». Un’esuberanza che Ruud teneva a stento a freno: «Il presidente chiese un mese di astinenza dal sesso, lui rispose: “Dottore, io con le palle piene non riesco a correre”». Aneddoti succosi, come quel giorno che Arrigo chiama l’amico e complice Berlusconi a Sankt Moritz: «Mi compri Ancelotti, è un gran giocatore, un professionista esemplare, un ragazzo straordinario». «Ma come faccio a comprarle un giocatore che ha la funzionalità ridotta del 20 per cento?». «Ma dove sono queste funzionalità ridotte?» chiede a Silvio. «Nel ginocchio». «Mi sarei preoccupato se le avesse avute al cervello». Quello stesso Ancelotti storicamente poco veloce e al quale «nei test sui 50 metri, per non demoralizzarlo, abbassavamo il tempo impiegato». Finezze psicologiche ma anche pratiche, come quando ai tempi del Rimini Zoratto aveva sempre problemi ai polpacci. Una sera Sacchi lo sorprende avvinghiato in spiaggia in punta di piedi a una ragazza molto più alta di lui: «Prendi le chiavi del mio appartamento». Risolti i guai ai polpacci di Zoratto.

E poi Baresi, «il più bravo difensore mai visto, ma ogni volta che faceva un lancio per me era uno schiaffo», Van Basten, «la ciliegina sulla torta», il ribelle Massaro: «Eravamo tutti dallo psicologo a preparare una partita ma lui non c’era. Improvvisamente: bum-bum. Era Daniele nel bosco di Milanello che sparava col fucile per concentrarsi». Successi e trionfi, ma anche il rimpianto di «non essere stato un buon padre per le mie figlie» e la mai dimenticata sostituzione di Baggio a Usa ’94 con la Norvegia: «“Avrebbe mai tolto Maradona?”, mi chiese Roberto. Sì, gli ho risposto, per il bene della squadra. L’ho fatto tante volte anche con Gullit e Van Basten». Straordinerio.

Tommaso Lorenzin

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