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Giaccherini silura Prandelli: "Ora uomini veri e non primedonne"

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Giaccherini

Emanuele Giaccherini ha le fattezze dell’antidivo, parla poco ma quando lo fa non si risparmia. Era il «tuttofare» di Conte nella Juve quello che dove lo metti lui gioca e lo fa bene. Proprio il suo allenatore prese male la cessione al Sunderland, in Premier League (che Giaccherini non rimpiange perché l’ha reso «più maturo») e al telefono lo spingeva verso un ritorno in patria. Ora il centrocampista azzurro ha ritrovato l’Italia due volte, il Bologna prima e la nazionale poi. L’ultima presenza in azzurro è lontana oltre un anno e risale al 9 settembre 2014, nella gara contro la Norvegia. Giaccherini a Coverciano, ha riassaporato il feeling con Conte, tanto da lasciarsi sfuggire un paragone pesante con l’Italia che fu, quella di Cesare Prandelli: «Questa Nazionale è diversa. Qui c’è un gruppo più unito e coeso, ci sono uomini prima che giocatori». Stoccata non da poco per l’ex ct che lo convocò a sorpresa per Euro 2012 tra le risa generali. Giaccherini comunque ringrazia Prandelli, anche perché poi quell’europeo lo giocò da protagonista, e tutti dovettero ricredersi. Il centrocampista del Bologna poi si spiega meglio: «Ad Euro 2012 c’era un bel gruppo ma c’erano anche molte prime donne. Qui invece i grandi giocatori si sacrificano ed è quello che ci chiede il mister». Sacrificio e forza del gruppo, le fondamenta di Conte che ha convocato anche De Silvestri, tornato in campo domenica dopo il crack al ginocchio. Anche lui è sulla stessa lunghezza d’onda e ringrazia il ct: «Le sue parole mi hanno fatto molto piacere e mi hanno dato la spinta. Rischierei ancora il ginocchio cento volte». E Conte sorride orgoglioso, mentre continua a lavorare sul 4-4-2 con Eder-Pellè davanti, sicuramente lontani dall’essere «primedonne». (CLA.SAV.)

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