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L'analisi

Milan: mister diversi, stessi punti. Il Diavolo non è in panchina

Sinisa Mihajlovic

Il risveglio è traumatico, anche se il sogno del Milan di tornare in lizza per i posti Champions era appena iniziato. Lo 0-0 con il Carpi, la retromarcia nel gioco, l’ennesima serataccia in trasferta (8 punti in 8 gare, 2 sole vittorie) certificano o quasi l’ennesimo anno zero del Diavolo. Perché non lo si può chiamare altrimenti se i numeri alla 15ª giornata sono in linea con quelli delle due ultime stagioni: erano 18 i punti dell’ultimo Allegri, ma la squadra di Max dopo il 2-2 di Livorno - super Balotelli, sembra passata una vita - poteva vantare 23 gol fatti (e altrettanti subiti). E 24 punti totalizzava, un anno fa, proprio come oggi ma dopo aver messo ko il Napoli, Filippo Inzaghi che faceva segnare di più i suoi attaccanti (25 reti), che non valevano 40 milioni, e incassava gli stessi 18 centri pur senza l’investimento di Romagnoli.

È proprio il mercato faraonico, infatti, a rendere insopportabile l’ennesima stagione flop: a fronte di investimenti in difesa e davanti, non si è pensato ad arricchire il centrocampo della qualità necessaria. Un errore imperdonabile a cui non sembra poterci essere possibilità di rimediare a gennaio, a meno di un ritorno di Boateng in forma sorprendente. Ma si potrebbe e dovrebbe fare di più, anche e soprattutto contro il Carpi: «La cattiveria non si insegna», ha detto Sinisa negli spogliatoi di Modena. Il passaggio al 4-4-2 e la vena di Bonaventura e Niang non sono bastati a battere la penultima in classifica, mentre Bacca ha confermato ancora il suo momento nero: digiuno dal 1° novembre e zero tiri verso Belec. Crescono le possibilità di rivedere presto Balotelli titolare con Niang, ma vorrebbe dire mettere in panchina 38 milioni spesi in estate per il colombiano e Luiz Adriano. A Mihajlovic non resta che prendersela con «l’aria strana» che gira intorno al Milan: giornalisti tifosi, ma anche società. Che lo appoggia in privato senza lesinargli critiche in pubblico, mentre ammira con un pizzico di rimpianto il Bologna di Donadoni.

Il resto del mondo rossonero invece ha già concluso il processo e trovato il colpevole: Adriano Galliani. Il sasso l’ha lanciato Paolo Maldini, dicendo che l’ad «non capisce di calcio: è carente nel valutare i giocatori» e che avrebbe bisogno di una spalla per il mercato. Un’esigenza che era già stata avvertita in passato (Sogliano) e più di recente, quando si era pensato al ritorno di Braida. Ma ieri il dirigente addetto al mercato estero del Barcellona ha smentito: «Arriva il momento in cui un capitolo finisce, il presidente mi ha già comunicato che vuole che io resti qui e quindi rimarrò al Barcellona». A far scalpore sono state, però, soprattutto le prese di posizione di Boban e Costacurta che in tv hanno appoggiato le opinioni dell’ex compagno. «Manca una figura come quella che era di Braida», le parole di Billy. «L’ad non può ricoprire certi ruoli», ha rincarato Zvone. E Albertini: «Al Milan serve un progetto, non si fanno gli acquisti solo con le opportunità offerte da certi agenti». Critiche senza precedenti, come quelle della Curva Sud che continua la contestazione a San Siro e fuori casa: anche a Modena dopo Firenze e Torino.

E il presidente Silvio Berlusconi? Mentre completa il recupero dall’intervento di sostituzione del pacemaker, riflette sul da farsi dopo un’altra serata amara.

Il legame con Galliani è fortissimo, ma il bilancio di questa stagione si fa pesantemente negativo. Intanto, venerdì è previsto un nuovo faccia a faccia a Milanello per il secondo incontro con gli sponsor: oltre agli incontri ufficiali, ci sarà l’occasione per richiamare tutti al massimo impegno prima del match di domenica contro il Verona.

di Francesco Perugini

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Commenti all'articolo

  • grazialofo

    08 Dicembre 2015 - 22:10

    Tutto quello che hanno detto Maldini, Costacurta, Albertini e Boban è oro colato. Galliani deve essere sostituito, bisogna farlo in fretta prima che combini altri guai. L'ultimo di una lunga serie è quello di avere ripreso Boateng. Ora sta aspettando qualcun altro a parametro zero. Se non ci sono soldi, fate giocare i ragazzi che sicuramente faranno meglio dei mercenari.

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