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All'angolo

Rudi Garcia, il giorno del giudizio: o passa il turno o addio alla Roma

Rudi Garcia

Vincere, perché è l’unica cosa che conta. No, non è Giampiero Boniperti che ribadisce la filosofia Juve, anzi, siamo piuttosto agli antipodi. Capita che il diktat esca dalla bocca di Rudi Garcia, che già una volta si è scottato con la storia del «vinceremo noi» (leggasi lo scudetto, dopo il famoso Juve-Roma 3-2 del violino) ma che oggi non ha alternative per salvare il giocattolo giallorosso. L’unico vantaggio per una squadra (e soprattutto unclub) che ambisce ad acquisire finalmente struttura europea è il non dover dipendere da altri: se la Roma batte i carneadi bielorussi, le chiacchiere stanno a zero (per una sera), con tre punti si va agli ottavi di Champions, unico balsamo per lenire l’1-7 di Barcellona che ancora rimbomba nelle stanze di Trigoria e sparge i suoi effetti sul campionato.

Certo, Garcia non avrà da aspettarsi grande spinta dallo stadio Olimpico, sono previste circa 30mila persone (24mila i possessori del mini-abbonamento e circa 6mila i biglietti venduti), con la Curva Sud ancora in sciopero: un panorama desolante, mentre il Bate si trova da una settimana in un ritiro super blindato in un hotel a sud della capitale, a preparare con serenità il match della vita. Dopo il sorprendente 3-2 di Borisov, i gialloblù hanno in mente un bis che diventerebbe il colpo del secolo (dal loro punto di vista, ma non solo): vincendo, e confidando nell’insaziabile fame del Barça di scena in casa del Bayer, sarebbero agli ottavi. Un sogno consentito dall’aritmetica e, soprattutto, dalle deludenti prestazioni della Roma. Le statistiche dei romanisti sono da segno meno, subiscono gol in Europa da 27 partite consecutive e Garcia, da quando è arrivato, ne ha vinte solo due: una miseria.

Ecco perché il match è importante anche per il francese, la cui presenza nelle coppe rischia di rasentare l’equivoco: «Questa partita è come un derby, non si gioca, si vince - ha detto Rudi a Sportmediaset- . Non dobbiamo fare calcoli sull’altra gara, vogliamo vincere, vogliamo dimostrare di avere più voglia dell’avversario per raggiungere un traguardo che ci siamo posti a inizio anno. Una partita decisiva in Europa non capita spesso a Roma, speriamo che tutti i tifosi ci spingeranno perché saremo più forti. Perché un mese senza vittorie? Perché abbiamo giocato una non-partita a Bologna, perché abbiamo giocato a Barcellona e per vincere devi avere una squadra di extraterrestri e poi a Torino abbiamo pareggiato per un episodio. Ci mancano 4 punti tra Bologna e Torino». Alibi, forse, quelli che il club gli chiede di mettere da parte, altrimenti sarà difficile giustificare un fallimento potenziale da oltre 20 milioni.

Sarà anche per questo che James Pallotta è tornato a Roma dopo sei mesi: «L’ho visto a cena lunedì - rivela Garcia - non abbiamo bisogno di parlarci di più, ci sentiamo spesso. Siamo molto contenti che sia qua, con lui saremo più forti e uniti. La mia panchina scricchiola? Della panchina mi interessano solo i giocatori che entreranno in campo».

Dunque le scelte iniziali saranno più importanti che mai. Gervinho è convocato ma resta un’incognita, Salah invece torna a disposizione: «Non ha i 90 minuti nelle gambe ma sarà un aiuto importante». Vedremo se lo getterà subito nella mischia per sorprendere il Bate e poi gestire la partita, qualità che però questa Roma non sembra padroneggiare, oppure si affiderà inizialmente a Maicon e Florenzi “tuttocampista” e risolverla col contropiede. Mentre Dzeko butta là un mea culpa che sa di punzecchiatura per i compagni che poco lo hanno servito: «Se non segno è colpa mia». Ma se stasera la Roma dovesse fallire, la responsabilità cadrà su uno solo, e non sarà Dzeko.

di Tommaso Lorenzini

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