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Pavoloso

Pavoletti, il segreto del bomber? Quel porco vietnamita di Mou

Leonardo Pavoletti

«Sono cresciuto tifando Milan, i miei idoli erano gli attaccanti di quel periodo, come Van Basten». Quando il 26 novembre 1988 Leonardo Pavoletti nasce a Livorno, il cigno di Utrecht ha già iniziato la sua favola al Milan: quella del bomber toscano potrebbe cominciare adesso, con l’orizzonte che sembra tingersi d’azzurro.

Il Genoa, finito nelle sabbie mobili della classifica, ha scoperto di essere Pavo-dipendente: delle 23 reti segnate, il centravanti ne ha ha firmate 10, il 43%. Senza il suo “Pavoloso”, il Grifone non ha mai vinto né segnato: 7 assenze del numero 19 - compresi i tre turni di squalifica rimediati a Carpi - e altrettanti ko all’asciutto. Vero, i rossoblù hanno perso contro la Samp anche se Leo era in campo e ha infilato una doppietta, ma figurarsi se un derby non è sempre un’eccezione...

Elogio della normalità, Pavoletti non ha tatuaggi («mi sento più originale senza»), da ragazzino preferiva il tennis al pallone («troppa gente che gridava»), e poi, d’improvviso, si è ritrovato paragonato a Milito: «Ma lui era il principe del gol, io un operaio». E sì che questo operaio ne ha fatta di strada. Il papà maestro di tennis lo aveva svezzato a pane e racchette, tanto che Leo ricorda pure che aveva un colpo risolutore, il rovescio bimane: «Tiravo certe bombe... Finché un giorno decisi di giocare a calcio sul campetto del circolo e da lì non ho più smesso. A 10 anni ho fatto il primo provino e via». Tanta gavetta, prima nelle squadrette di Livorno, poi un bel peregrinare per l’Italia e infine l’annata d’oro alla Virtus Lanciano, con cui conquista la promozione in B nel 2012, da capocannoniere. È il prologo all’arrivo all’ambizioso Sassuolo di Mister Mapei, che già respira serie A. Ma l’Emilia è una mezza delusione, l’amore con Di Francesco non sboccia e, il 2 settembre 2013, ultimo giorno di calciomercato, passa al Varese in B in prestito con diritto di riscatto e controriscatto. Bum. La stagione è fantastica, sigla 20 reti in 35 gare e il Varese vuole riscattarlo per 800mila. Il Sassuolo se lo riprende per il doppio, ma le minestre riscaldate non sono buone, figuriamoci se poi già non era piaciuta. E così, a gennaio 2015, saluta ancora i neroverdi, direzione Genoa. Gasperini, che non lo voleva, ma dopo due ore del primo allenamento lo dichara incedibile e lo butta nella mischia. Sei mesi da 10 presenze, 6 gol e 3 assist, tanto che il Genoa decide di prenderlo a titolo definitivo per 3 milioni. Il resto è storia freschissima, poco importa che Pavo abbia assaggiato la serie A ormai a 26 anni.

Sembrano tanti, ma anche a uno come Toni ci volle un po’ per esplodere davvero, e poi ricordate come andò in Germania 2006? Pavoletti potrebbe essere il Toni di Conte all’Europeo, lui che segna in acrobazia (il bis col Palermo gli è valso un suggestivo fotomontaggio da Figurine Panini al posto di Parola), di rapina (contro il Chievo), di testa (il derby), di zampata (Torino). Il tutto più veloce di sua maestà Higuain: un gol ogni 72 minuti contro gli 84 del Pipita.

Il segreto? Lui dice il lavoro, l’impegno e blablabla, ma alla fine svela sempre che il suo talismano è Mou. No, non lo Special One, ma un maiale vietnamita: «Ce lo ha portato l’ex fidanzata di mio fratello - dice in toscano squillante -; era piccolo, ma c’ha mangiato tutto il giardino e ora pesa cento chili, è diventato un bel maialone. Al primo anno con lui ho vinto il campionato a Lanciano e ora me lo tengo stretto». E pensare che Gigi Meroni si era fermato alla gallina...

di Tommaso Lorenzini
@TexBomb

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