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Una maledizione per mister Spalletti: cosa accadeva soltanto tre mesi fa

Luciano Spalletti

Il fascino delle trame ribaltate. Il 30 agosto, all’Olimpico, la Roma di Garcia dominò per un’ora e rischiò solo nel finale quando, espulso Evra, si allungò sul divano. Finì 2-1. Il 28 ottobre, poi, la Roma era prima, con 23 punti, e la Juventus undicesima, con 12. In bilico i giornali davano Allegri, non Garcia. Nel giro di due mesi e mezzo la Roma si è persa, la Juve ha vinto dieci volte su dieci, recuperando 18 punti. A guidare i giallorossi ora c’è Luciano Spalletti, il tecnico che i tifosi romanisti ricordano per aver dato alla Roma il gioco più bello dai tempi di quella di Liedholm, Conti e Falcao. Quella che, sotto gli 11 anni di presidenza di Dino Viola, divenne “magica”.

Non è un caso, allora, se Spalletti ieri in conferenza stampa abbia approfittato per ricordare la scomparsa del presidente: «Volevo porgere il mio saluto alla famiglia Viola e allargare il mio saluto alla famiglia Sensi». Il bel gioco però non sempre basta, specie se c’è da sfatare un doppio tabù: lui non ha mai vinto in campionato contro la Juventus, mentre la Roma non ha mai vinto allo Juventus Stadium. Anzi, ha sempre perso. Da quando è stato inaugurato il nuovo impianto bianconero, in cinque partite giocate tra campionato e Coppa Italia, sono arrivate cinque sconfitte. «Se scendiamo in campo convinti di non vincere, sicuramente succederà», dice il tecnico. «Loro hanno portato nello spogliatoio l’idea di vestire i colori bianconeri e portare il nome della Juventus. Noi ci stiamo lavorando - prosegue -. Abbiamo l’occasione per rientrare in corsa per obiettivi importanti. Se perdiamo ha ragione Buffon (che in settimana aveva detto che in caso di sconfitta la Roma sarebbe tagliata fuori, ndr)». Per tentare l’impresa la sua squadra cambierà d’abito, giocando con un inedito 3-4-2-1. In fase di costruzione in realtà cambia poco, con De Rossi basso a prender palla tra Manolas e Rudiger («la sua fisicità può essere molto utile») e Florenzi e Digne ad alzare il raggio d’azione. In fase difensiva però la difesa diventerà a 5, e Nainggolan, trequartista assieme a Salah, andrà a pressare i portatori avversari. Neppure convocato Gervinho: «È turbato da alcune proposte di mercato. Per noi è importante, ma così non ci serve. Deve avere la testa giusta». Porte aperte invece all’arrivo di El Shaarawy, che domani dovrebbe fare le visite mediche: «Ci ho parlato, mi ha dato segnali positivi. Se vuole la nazionale deve far bene».

Se per Spalletti il tabù è la Juve, per Allegri il tabù è Spalletti, contro cui non ha mai vinto in campionato. Il tecnico toscano cerca l’undicesima vittoria di fila in campionato (la dodicesima compresa la Coppa Italia), ma sa che i cali di tensione possono costar cari: «È sempre Juve-Roma. Non abbiamo fatto ancora nulla. Per vincere il campionato bisogna continuare così, sperando che il Napoli molli un po’». Dopo aver allontanato le voci di mercato che lo vorrebbero prossimo tecnico del Chelsea, ha blindato i suoi giocatori: «Caceres da qui non si muove. Anche Zaza ha fatto bene. Il livello della squadra mi permette di girare diversi giocatori». Nel suo 3-5-2 però stasera l’uruguaiano lascerà il posto a Barzagli, mentre Evra e Khedira, recuperati, agiranno tra i 5 in mediana. Davanti, ovviamente, Dybala e Mandzukic, protagonista del duello a distanza con Dzeko. All’andata il bosniaco segnò il suo primo e unico gol su azione in campionato, mentre il croato sembrava litigare col pallone. Oggi Dzeko è in piena crisi mentre il croato ha messo a segno 6 gol nelle ultime 9 partite. Quando segna lui la Juve vince sempre.

di Daniele Dell'Orco

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