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Luciano Moggi tremendo con l'Inter e Mancini: "Vi dico a cosa si sono ridotti"

Luciano Moggi

Più che una Scala del calcio San Siro sembrava un’arena dove i gladiatori del Milan hanno strapazzato le pecorelle interiste in uno scontro interessante agonisticamente, ma meno per qualità. Mihajlovic ha saputo lavorare sulle mancanze della squadra molto meglio di Mancini e mai come in questa occasione la differenza l’ha fatta la panchina.

Da tempo, e con pazienza, Sinisa ha puntato su un gruppo di titolari che hanno dato l’anima per ricambiarne la stima, al contrario dei nerazzurri, molli nella testa e nella gambe, probabilmente perché molti di essi non sanno se giocheranno la prossima partita. Questo fare e disfare del Mancio ha infatti finito per demoralizzare un gruppo che già di per sé non annovera cuor di leoni. Poco convincente la scelta Santon, colpevole della mancata marcatura di Alex e sempre saltato in velocità: Bonaventura giocava al gatto con il topo. Ancora meno convincente la scelta di lasciare in panca Icardi per far posto ad uno spento Jovetic che in questo momento non ha neppure la forza di saltare un birillo. Non si capisce poi quella voglia di tenere in campo tante mezzepunte che solitamente non rientrano in aiuto ai compagni, consentendo sempre superiorità numerica al centrocampo avversario.

Vogliamo allora sperare che abbia capito come i giocatori da lui schierati a metà campo non siano attualmente in grado di supportare il peso di un reparto avanzato (se così si vuol chiamare) troppo numeroso, anche perché tutto questo e altro ancora ha portato l’Inter a subire umiliazioni e gol: nelle ultime 4 partite (Coppa Italia compresa) 8 reti subite contro 2 fatte. Ovvio che mancando il filtro del centrocampo salta anche la copertura di una difesa che da Fort Apache è diventata la banda del buco: vedi appunto Santon, vedi Miranda sul 2-0 di Bacca, vedi Juan Jesus sempre beffato da Honda, tanto che il giapponese è stato tra i migliori (non capitava da tempo).

Giusta, perciò, la felicità milanista, come se i rossoneri fossero ancora in lizza per lo scudetto. Bravo Mihajlovic, che ha mandato in campo i suoi con l’intento di fare la partita “atleticamente”, conoscendo i limiti caratteriali di questa Inter che solitamente si perde dopo aver subito un gol, oltre a dimostrare carenza di tenuta tanto da dare anche la sensazione di essere stata allenata male. Sinisa queste cose le aveva percepite e su queste ha impostato la gara, confidando nella verve agonistica dei suoi. Kucka un gigante a centrocampo, Alex in difesa: tutta gente di 2 metri che fa della grinta la dote principale. Bene tutti gli altri, gongolante Berlusconi che alla fine ha rilasciato una dichiarazione sibillina che la dice lunga sul suo modo di vedere il calcio: «Gli allenatori vivono di risultati», quasi volesse far capire che lui preferisce prima il bel gioco poi, magari, anche la prestanza fisica.

Napoli e Juve intanto prendono il largo dimostrando superiorità schiacciante nei confronti di chicchessia. Ha ripreso a segnare anche Callejon dopo tanto digiuno e tanto lavoro oscuro cui è stato sottoposto da Sarri: può essere considerato un rinforzo per l’attacco già prolifico di per sé. Arrancano Fiorentina (solo 0-0 in casa del Genoa) e la Roma. I giallorossi, pur vittoriosi sul Frosinone, hanno dimostrato carenza di gioco d’assieme faticando oltremodo: sarà dura per Spalletti riorganizzare l’ambiente, specialmente davanti, dove Dzeko sta deludendo. E l’anticipo di stasera con il Sassuolo può essere una trappola.

di Luciano Moggi

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