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L'oltraggio finale di Sacchi: così insulta pure la Juventus

Arrigo Sacchi

Parole pesanti, quelle di Arrigo Sacchi. L'ex tecnico, che tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90 aveva condotto il Milan sul tetto del mondo con un gioco che aveva stregato milioni di tifosi, ha rilasciato un'intervista a LaPresse in cui ha attaccato duramente la Juventus e il suo attuale allenatore Massimiliano Allegri. 

Siete come... - "La Juve è dieci anni avanti a tutte le altre - dice - per coesione e competenza. Il suo limite sono i verbi. Noi al Milan ne coniugavamo tre: vincere, convincere, divertire. La Juventus ne coniuga uno: vincere. È una debolezza. Si dirà: 'Ma in Italia continua a vincere'. E io dirò: anche il Rosenborg vince sempre lo scudetto in Norvegia. Ma cosa conta è la Champions League e in Europa la Juventus fatica".

Allenatori - "Conte è un autentico fenomeno, deve solo spogliarsi di una certa italianità. Che significa essere più coerente. Il calcio totale non ha molto a che vedere con l'italianità. Io Antonio l'ho visto allenare: ha idee chiare, talento, inventiva. È ora che si tolga di dosso la paura. Basta giocare con la sindrome di Pollicino addosso: palla a noi, non agli altri. Io divido gli allenatori in tre categorie. La prima è quella che comprende un piccolo drappello di geni, di innovatori, che mettono il gioco al centro del loro progetto. La seconda è quella degli orecchianti che seguono la moda senza sapere un granché. La terza riguarda quelli orgogliosamente aggrappati al passato, che fanno della tattica esasperata il loro modus operandi, che sono ingessati a un solo sistema di gioco. Max è una via di mezzo tra le prime due: è un grande tattico, sa cambiare in corsa, però non deve accontentarsi solo di vincere". 

Ranieri e Capello - L'analisi di Sacchi, ora opinionista televisivo, continua con uno sguardo all'estero: "Ranieri sta facendo un capolavoro ma con un tipo di calcio non armonioso. È un grande tattico, sfrutta le sue qualità al meglio. Ancelotti è diverso e il fatto che abbia sempre avuto a disposizione dei campioni non significa nulla. Guardate come è messo ora il Real con gli stessi giocatori". 

Lo stato del calcio - Alla fine, chiude con una riflessione sul gioco più diffuso al mondo e le interpretazioni tecniche date negli ultimi anni: "Stiamo uscendo dalla dittatura tattica del primo non prenderle. Oggi c'è un gruppo di tecnici che porta avanti un'idea diversa di calcio. Chi sono gli eletti? Di Francesco, Spalletti, Sarri, Paulo Sousa, Giampaolo. A Napoli, in curva, nel settore più passionale, ho letto uno striscione che pressapoco recitava così: ci fate talmente divertire che qualsiasi risultato ci va bene. In fondo, il calcio è lo specchio della vita". 

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Commenti all'articolo

  • Pier27

    21 Marzo 2016 - 15:03

    Mi scusi Signor Sacchi se in un commento l'ho offesa sul piano personale. Spero abbia vinto le sue battaglie e queste dichiarazioni mi fanno pensare di si, sembra tornato il vecchio guerriero. In bocca al lupo, De Blasi Pierantonio!

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  • Selifan

    09 Marzo 2016 - 17:05

    "Vincere, convincere, divertire". Ci spieghi come ha coniugato questi verbi nella finale di Pasadena dei Mondiali 1994 persa ai rigori col modestissimo Brasile di Mazinho, Marcio Santos e Taffarel, facendo un tiro in porta in centoventi minuti...

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