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"Lascia il calcio, fallo appena puoi": così Moggi demolisce un big della Serie A

Luciano Moggi

Luciano Moggi

Il Bernabeu restituisce al nostro campionato una Roma diversa da quella che eravamo abituati a vedere con Garcia, una squadra che, seppur battuta ed eliminata, ha combattuto alla pari con il Real: le è mancata la convinzione di poter vincere, i molti errori sottoporta possono perfino essere dipesi dall’incredulità di trovarsi più volte davanti al portiere madrileno dove Dzeko (inguardabile) e Salah hanno difettato per cattiveria.

Ha ragione Spalletti, la Roma deve rammaricarsi di una mancata vittoria che era alla portata: solo così si può diventare grandi e il calcio italiano di nuovo temuto nel mondo. I giallorossi faranno visita all’Udinese, dal rendimento alterno, senza i gol di Di Natale e di ritorno dal brutto ko con il Frosinone, che sta dando l’anima per non retrocedere. La squadra di Stellone è in piena lotta con il Palermo che dovrà vedersela con il Napoli, obbligato ai tre punti per tenere il passo della Juve, vittoriosa con merito sul Sassuolo grazie al solito Dybala (intanto il Bayern ieri ha trionfato 5-0 con il Werder). Se i campani attraversano un buon momento, i rosanero sono una compagine del tutto atipica: più che nella rosa ha il tallone di Achille nel presidente, 8 allenatori in un anno sono troppi a meno che Zamparini non voglia misurarsi con Moratti, che in nerazzurro ne ha cambiati ben 25.

Chi vi scrive conosce bene Maurizio, imprenditore di successo, persona buona, eccezionale nel suo lavoro che però non è il calcio: lo attanaglia troppo la passione, è capace di trasformarsi in un attimo nell’incredibile Hulk. Ricordo che un giorno, io dg della Juve, lui patron del Palermo in B, si presentò per prendere Miccoli. Lo assecondai per strappare una buona cessione, era la vigilia dell’anticipo della sua squadra con il Chievo e lui non sapeva neppure che il sorteggio arbitrale veniva fatto un giorno prima, essendo appunto un anticipo: si sapeva già che avrebbe diretto Rizzoli, solo Zamparini lo ignorava.

Conoscendo il suo debole, gli domandai come si comportavano gli arbitri con la sua squadra e lui avanzò delle riserve (non c’era dubbio), al che mi venne spontaneo domandargli quali fossero gli arbitri a lui graditi per quella difficile gara. Disse che avrebbe preferito Rizzoli. Presi allora il telefono e finsi di chiamare dicendo «mandategli Rizzoli»: lui abboccò ed io feci un buon affare. Non avrei mai pensato però che Maurizio potesse raccontare nell’assemblea dei presidenti che io avevo il potere di far venire gli arbitri graditi, perché, prima cosa, non era vero, ma anche se lo fosse stato era da considerare una vigliaccata sputtanare una persona che cercava di aiutarti. L’argomento ovviamente fece parte del processo Calciopoli e fu sconfessato dalle carte.

Lui, preso dal rimorso, mi volle al suo fianco dal 2007 al 2009: questo è Zamparini, prendere o lasciare ed io mi ci sono affezionato nonostante tutto, tant’è che gli suggerisco di lasciare il calcio il prima possibile. Il neo allenatore Novellino è stato scelto solo dopo una serie di rifiuti: a loro va un “in bocca al lupo” anche se il Napoli non è tra gli avversari più comodi per ripartire, sia per la squadra sia per un mister che viene da tanti esoneri. Intanto, mentre la Fiorentina dovrebbe avere vita facile con l’Hellas, l’Inter supera temporaneamte i viola battendo il Bologna dopo una partita bloccata, e non sarà semplice nemmeno per il Milan in casa del Chievo.

di Luciano Moggi

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