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L'analisi

Il gol di Muntari: come 40 centimetri possono valere 124 punti in Serie A

Il gol di Muntari: come 40 centimetri possono valere 124 punti in Serie A

Chissà se il tempo attenua davvero i dolori, di sicuro acuisce le distanze. Prova ne è questo Milan-Juventus, decisivo ovviamente per lo scudetto così come per le sorti europee dei rossoneri, almeno quanto la finale di Coppa Italia del 21 maggio cui fa da antipasto. Sarà quella la data in cui Diavolo e Signora torneranno a giocarsi qualcosa sul campo, a quattro anni di distanza da quel 25 febbraio 2012 che resta nella memoria come il giorno del «gol di Muntari».

Molti hanno provato a calcolare di quanto fosse entrato quel pallone nella porta di Buffon: «Un metro», disse Galliani. Più o meno 40 centimetri sostengono gli studiosi dei fotogrammi. Ben più facile è misurare oggi la distanza tra i club: sono 124 punti i punti in meno conquistati dal Milan da qulla famigerata giornata, che portò al primo scudetto di Conte. Ben 104, però, sono stati accumulati dal 2013/14 a oggi, cioè dall’ultima (mezza) stagione di Massimiliano Allegri in rossonero fino all’apoteosi bianconera del livornese, che punta il terzo scudetto di fila dopo aver sfiorato la Champions League. «Sbagliai a far polemica sul gol di Muntari», ha fatto retromarcia Max chiudendo quel capitolo.

Certo, ci ha messo molto anche la Juve in questi anni non sbagliando un colpo in campo e sul mercato, dove ha soffiato di Tevez e Dybala (assente domani sera) proprio ai danni del Milan. Il Diavolo invece si avviluppato su se stesso, incapace di rialzarsi da quella lontana sconfitta e di costruirsi un futuro dopo lo smantellamento della rosa seguito al mancato bis scudetto. El Shaarawy e il primo Balotelli servirono a coprire le magagne solo per un anno: terzo posto e Champions, quella coppa che i rossoneri guarderanno da lontano per la terza stagione di seguito, sperando di tornare almeno in E-League.

Tutto questo non sarebbe successo con il tricolore sulla maglia? Probabile, anche se i piani economici dei rossoneri erano già chiari. La storia non si fa con i se, ma di certo, con il 19<SC186> scudetto in bacheca, sulla panchina di Allegri non si sarebbero seduti in successione Seeedorf, Inzaghi, Mihajlovic e presto forse Brocchi. Così come i giovani talenti smarriti sarebbero cresciuti con più calma grazie a Max: El Shaarawy su tutti, ma anche De Sciglio che infatti presto riabbraccerà il maestro in bianconero. Ibra e Thiago sarebbero partiti comunque? Forse, ma almeno il Diavolo avrebbe avuto più tempo per ricostruire invece di trovarsi costretto domani sera a San Siro a puntare su Balotelli e sull’esordiente Locatelli per evitare una pronosticabile figuraccia. Lo stesso Galliani è tornato su SuperMario: «Vuole restare, ma per ora non si merita la conferma. Noi gli vogliamo bene e vogliamo tenerlo, ora deve convincerci in campo». E poi ha rassicurato Mihajlovic: «Gli siamo vicini, lasciamolo lavorare. L’abbiamo scelto, ha due anni di contratto e la squadra è con lui».

Continuando con questo gioco ucronico, seguono tanti altri se: sul ruolo di Barbara Berlusconi («Sogno la finale di Champions», ha detto ieri l’ad) e sulla trattativa di mr. Bee, ma sono ipotesi che servono solo ad aumentare i rimpianti dei tifosi. In attesa di un riscatto con cui cominciare a colmare il divario con la Vecchia Signora.

di Francesco Perugini

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