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Indiscreto

Luciano Moggi: "Pogba e Allegri? Il prossimo anno saranno ancora alla Juve"

Luciano Moggi

È vero che non c’è ancora la matematica, ma c’è sempre stata piena convinzione che la Juve non avesse rivali per il quinto scudetto di fila: il match con il Palermo lo dimostra. Si dirà che può non far testo, ma i 4 gol di una gara nemmeno trascendentale confermano una quadratura tecnica ormai collaudata e superiore rispetto a tutte le squadre italiane; un dna che spinge a combattere anche contro avversari «piccoli», spaventandoli. E non si può parlare di fortuna visti i tanti infortuni, ultimo quello di Marchisio che mancherà molto anche alla Nazionale. Per abitudine, la Juve non piange sulle sue disgrazie né si lamenta del calendario: è il silenzio dei forti. Ha poi le idee chiare sul presente e sul futuro. Resteranno Pogba, Bonucci e Allegri e arriveranno rinforzi ad hoc: questa si chiama programmazione, dote che in tanti non hanno. Interessante il match di domani con la Lazio di Simone Inzaghi, reduce da due vittorie su due.

Mentre il Napoli, orfano di Higuain, ha perso con l’Inter ed è finito a 9 punti. Sarebbe difficile per chiunque rinunciare ad un giocatore da 30 gol e infatti il Napoli è andato in difficoltà dimostrandosi inconcludente, mentre l’Inter poteva avanzare il suo baricentro consapevole che la mancanza di Gonzalo avrebbe indebolito il reparto avanzato avversario consentendo ai propri difensori libertà di movimenti (anche se il gol di Icardi era in fuorigioco e può essere stato condizionante). Vero, va dato atto alla dirigenza, in primis a De Laurentiis, di aver saputo contrastare una Juve che ha vinto ben 23 partite consecutive: ora però deve guardarsi alle spalle (stasera arriva il deludente Bologna) e tener d’occhio la Roma, che, però, continua a perder colpi. Nove vittorie consecutive l’avevano indicata come la rivale numero uno del Napoli al posto diretto in Champions, ma forse è finito l’effetto enfasi dell’avvento di Spalletti. Il 3-3 a Bergamo realizzato da Totti, subentrato a De Rossi, ha poi fatto il resto: la lite tra capitano e mister è la dimostrazione di come sia diviso lo spogliatoio. I tifosi a fine anno perderanno il loro idolo, la squadra rimarrà a Spalletti, la cosa certa è che assieme non potranno più stare. Domani i giallorossi saranno ospiti di un Toro in netta ripresa: dunque occhio all’Inter, che crede ancora nel 3° posto, mentre il Napoli sembra al momento irraggiungibile.

Vince il Milan di Brocchi in casa Samp con la stessa formazione sconfitta a San Siro dalla Juve quando allenatore era Mihajlovic, meno Honda sostituito da Bertolacci (domenica il peggiore in campo). Solita musica, grande intensità, poco gioco. I migliori? Kucka e Bonaventura, bene Balotelli: come con Sinisa. D’altra parte è difficile far gioco quando non si ha un centrocampo adeguato, è impossibile parlare poi di progetti quando si cambiano tanti allenatori. Se poi ci mettiamo il gol annullato ingiustamente ai doriani, avremmo potuto vedere un’altra partita. E giovedì Brocchi ospita il Carpi di Castori che domenica ne ha dati 4 al Genoa di Gasperini, infiammando la lotta per la retrocessione insieme al vincente Frosinone in quel di Verona, e al ko del Palermo, finito nei guai: i tifosi rosanero si augurano che la sfilza di cambi di panchina di Zamparini finisca al più presto, significherebbe che la squadra in mano all’ultimo Ballardini si sta riprendendo e salvando.

di Luciano Moggi

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