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«23 IN CAMPO»

Conte si fida di tutti
E quindi di nessuno

Conte si fida di tuttiE quindi dinessuno

Forse è stato solo un momento di appannamento mentale, un lapsus causato dalla fretta, una di quelle cose che si dicono ma non si pensano davvero. Sta di fatto che ieri, per la prima volta, Conte «l’allenatore di ferro» si è trasformato in Conte «il mister da oratorio», lasciandosi sfuggire un’ambigua dichiarazione durante la mini-conferenza per l’inaugurazione di Casa Azzurri al Parc des Expositions di Montpellier. «Ci saranno tre partite, giocheranno tutti», ha giurato il ct. La sua è una falsa promessa che traccia un contorno netto a questa nazionale piatta, la cui media qualitativa tende pericolosamente verso la mediocrità. Conte dunque dice che si fida di tutti («I giocatori li ho scelti io») per non fidarsi di nessuno, riconosce un gruppo formato da singoli ma non si cura più di tanto dei singoli che formano un gruppo. La sua è una presa di posizione in qualche modo celata ma netta, che delimita fortemente l’Italia in sé stessa: questa nazionale dovrà bastarsi, sperando che la somma degli addendi sia sufficiente a contrastare le nazionali i cui addendi, appunto, bastano e avanzano. Comunque, Conte si esibisce in queste evitabili dichiarazioni per rispettare un preciso progetto comunicativo. Dicendo che farà giocare tutti il ct in qualche modo espone i giocatori per proteggere sé stesso, aumentando così le responsabilità di questi ultimi verso il risultato.
La mediocrità sarà scusa nella sconfitta, o forza nella vittorie, a seconda dei casi. In ogni caso non ci sarà spazio per le lamentele di un singolo, vista l’inesistenza di altri Messi o Ronaldo: una voce fuori dal coro romperebbe un incantesimo (quello dell’unione che fa la forza) che è l’unica speranza di successo. Ci fosse una quota dei bookmakers, la più probabile prima faccia scontenta sarebbe quella di Insigne, e non per particolari problematiche caratteriali. Il fatto è che soprattutto per lui, la promessa di Conte rischia di essere una beffa. Dei 20 giocatori di movimento, Insigne è l’unico incollocabile nel 3-5-2 su cui il ct ha costruito l’Italia. Sì, può essere adattato nel ruolo di seconda punta, ma non lo è, e le prove di un’estate fa di Sarri al Napoli ne sono la prova. Insomma, la qualità che manca all’Italia è tutta nei suoi piedi ma rischia di essere sacrificata in nome della mediocrità, intesa come forza in questo caso. Per ribadire il concetto, Conte ha poi confessato che in realtà «giocherà chi starà meglio», oppure chi farà suo il grido: «Testa bassa e pedalare per colmare la distanza tra noi e le nazionali che ci stanno davanti». Un modo questo per esaltare l’importanza degli allenamenti, unica sua arma a disposizione per svezzare una squadra all’altezza.

CLAUDIO SAVELLI 

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