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Analisi

L'islam ci ha rubato anche il pallone: come hanno conquistato l'Europeo francese

L'islam ci ha rubato anche il pallone: come hanno conquistato l'Europeo francese

Arriverà il giorno in cui saremo costretti a lamentarci persino al ristorante: «Scusi, cameriere, c’è un terrorista islamico nella minestra!». Il fatto è che, comunque la si giri, l’islam salta fuori a causar problemi. Come se non bastassero i guai endogeni (leggi hooligans tenuti a bagnomaria nella birra che per gradire fanno a coltellate in strada) ecco che i casini con i musulmani danno la mazzata finale agli Europei. La questione islamica ci rovina pure il pallone, e sinceramente la situazione comincia a essere parecchio fastidiosa. Tanto per cominciare, il campionato continentale si svolge in un Paese praticamente corazzato. Si temono incursioni mortifere da parte dei jihadisti della porta accanto, e le paure sono più che fondate.

A Parigi hanno ancora nelle narici l’odore del sangue che esalava dal pavimento del Bataclan, e nelle orecchie dei francesi non si sono spenti gli echi delle cinture esplosive detonate nei pressi dello Stade de France lo scorso novembre. Tanto che una sala stampa è stata evacuata per un allarme bomba giusto un paio di giorni fa. Poi, basta un attimo perché una preoccupazione razionale si trasformi in una psicosi con conseguenze nefaste. Il ministero dell’Interno francese - che nelle scorse settimane si scervellava per creare un’applicazione «allarme attentati» destinata agli smartphone - ha scodellato ora una serie di allucinanti raccomandazioni rivolte ai tifosi. Il succo è: «Non fate discorsi politici, ideologici, razzisti o xenofobi sia fuori che dentro lo stadio». Lo scopo sarebbe appunto quello di non alimentare tensioni etniche, religiose o ideologiche, ma il risultato è semplicemente uno schiaffo alla libertà di espressione in stile Grande Fratello. Succede, quando un Paese è stato martoriato per mesi e mesi dalle incursioni contro i «crociati» e gli «occidentali corrotti».

Non è mica finita. Vanno aggiunte anche le rogne causate dall’arrivo dei tifosi turchi, musulmani anche loro, colpevoli di uno sfregio difficile da dimenticare. Pochi giorni dopo la strage di Parigi, al Basaksehir Stadium di Istanbul si disputò la gara «amichevole» tra Turchia e Grecia. Prima del calcio d’inizio, fu proclamato il minuto di silenzio in omaggio alle vittime francesi. I simpatici ultras turchi, invece di tacere e vergognarsi, cominciarono a gridare, e tra i vari cori esplose il più offensivo: «Allah Akbar». Urlavano «Allah è grande» mentre si commemoravano innocenti straziati in nome di Allah: una bastardata coi fiocchi. Con quel torto sulle spalle, i turchi non sono proprio graditissimi a Euro 2016. Infine, la ciliegina sul turbante.

La Turchia è protagonista della sfida con Croazia, e di nuovo le frizioni con l’islam fanno capolino. Oltre ai dissidi sportivi, le due nazionali portano sul campo lo scontro atavico fra cristiani e musulmani che incendia tutt’ora la ex Jugoslavia. Basti pensare alla Bosnia-Erzegovina, dove le minoranze turche e croate vivono gomito a gomito e covano odi feroci: ferite ancestrali riaperte anno dopo anno a suon di morti. Il problema islamico, dunque, non cessa di perseguitarci. Anche se, per una volta, a rotolare dovrebbero essere i palloni e non le teste.

di Francesco Borgonovo

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