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Biasin: l'Inter tenga Icardi. E la morale lasciamola ai perdenti

Fabrizio Biasin

Vendere Icardi è una boiata: anche se ha sbagliato e sta sbagliando, anche se ha la moglie avida. Vendere Icardi è sciocco: anche se ti offrono 60-70-100 milioni. Vendere Icardi non si fa, perché intanto lo daresti a una diretta avversaria nella corsa alla zona Champions League e poi ti toccherebbe sostituirlo con qualcuno all’altezza. E non è mica facile trovare uno forte come lui, capace a 23 anni di buttarla dentro come solo certi veterani.

Vendere Icardi sarebbe certamente un’opportunità: ci fai la mega plusvalenza, ti levi dalle scatole un mercenario, uno che i tifosi fischieranno perché «non si disonora così la fascia da capitano». Come se gli altri fossero diversi, meno venali, certo... Davvero non è così, al limite gli altri son più furbi: prendono l’aumento in silenzio, non hanno bisogno di far caciara, non si lasciano gestire dalla moglie ex soubrette, ma da agenti assai più subdoli.

Mauro si è affidato a cotanta Wanda e ne pagherà le conseguenze, almeno inizialmente verrà fischiato, ma mollarlo sarebbe atto più stupido di quello che lui ha fatto nei confronti della «sua» Inter.

Son romantici quelli che dicono «Zanetti non si sarebbe permesso» e hanno certamente ragione, ma col solo romanticismo - purtroppo - non si va da nessuna parte. L’Inter ha bisogno di vincere in campo, non a «C’è Posta per te», l’Inter ha micidiale bisogno di uno dei talenti più cristallini del calcio, uno che le masse definiscono «bravo, ma non bravissimo perché, gol a parte, combina poco». Neanche per idea: Icardi a 23 anni produce gol in quantità industriale, ha finissimi movimenti da prima punta e, da un anno a questa parte, sta perfino modificando il suo «stile di gioco», molto più al servizio della squadra, per nulla solitario.

Questo non basterà per farlo diventare meno tamarro rispetto a quello che è, ma in fondo il calcio non è una questione di stile, semmai di risultati. Mauro Icardi è incedibile non perché senza di lui finisce l’Inter, ma perché insieme a lui l’Inter può gioire. Sarebbe ora, tra l’altro.

di Fabrizio Biasin
@FBiasin

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