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Gli azzurri del beach volley, gli idoli di Copacabana: la mossa che fa impazzire il mondo

Gli azzurri del beach volley, gli idoli di Copacabana: la mossa che fa impazzire il mondo

Altro che Bobo Vieri, Marco Borriello e Gianluca Vacchi, i re delle spiagge sono Alex Ranghieri e Adrian Carambula. Perché invece di stuzzicare i social da Formentera, hanno fatto impazzire la spiaggia di Copacabana. Lì, dove il beach volley è nato, a 30 gradi in pieno inverno tra donne bellissime, in un impianto da 20mila posti pronto a ribollire per gli atleti verdeoro, gli azzurri hanno spazzato via l’Austria nel primo giorno del torneo olimpico dando spettacolo.
Carambula, in particolare, è entrato subito nel cuore dei tifosi con la sua tipica skyball, la battuta dal basso che sfiora il cielo, e quando torna verso terra può sorprendere qualunque avversario. Due tappe del World Tour vinte dal 2015, un argento europeo e le vette del ranking mondiale accarezzate a più riprese li mettono tra gli osservati speciali di una competizione che vedrà in gara anche l’altra coppia italiana Nicolai-Lupo (in campo oggi alle 17) e l’improvvisato duo Giombini-Menegatti tra le donne (all’esordio insieme stanotte alle 3).

Per ora Rio applaude alla coppia più pazza del nostro beach, in attesa di vederla mercoledì contro i padroni di casa. A formarla sono un «friulano-canadese» - che il beach lo ha scoperto da ragazzo in un impianto al coperto di Cordenons, provincia di Pordenone, e si è barcamenato nei palazzetti indoor fino al 2010 (Treviso, Ravenna, Perugia e Spoleto) - e da un oriundo uruguaiano, nipote di paisà torinesi. Uno che da piccolo sognava di arrivare qui, ma per giocarsi la medaglia del calcio. «Ero più forte di Suarez», giura lui. Da piccolo giocava, infatti, con Maxi Suarez negli ’88 dell’Urreta Fc, una squadra del quartiere la Blanqueada di Montevideo. Ma ogni tanto veniva inserito anche nella formazione dei bimbi più grandi, dove giocava il fratello del suo compagno (che oggi milita nella Liga Dominicana), e cioè quel Luis centravanti del Barcellona e compagno di Messi e Neymar.

Se in Brasile due anni fa l'amico Luis Suarez ha avuto un «assaggio» di Italia con il morso a Chiellini, Carambula invece è tornato nella patria dei nonni passando per Miami. Lì la sua famiglia si trasfersce quando Adrian avvia 13 anni, strappandogli la passione per il calcio. Non c’era il grande movimento dell’Mls allora, e in Florida il piccolo Carambula finisce per passare le giornate a South Beach guardando i ragazzi che giocano a pallavolo sulla spiaggia. Non è il suo sport, lui supera di poco il metro e 80 (è il giocatore più basso a Rio), ma alla fine ci prova con la stessa tenacia di quando giocava sui campetti di Montevideo. Inizia a vincere tornei in serie e viene notato dall’ex campione olimpico Phil Dalhausser. Quando l’americano scopre che Carambula ha origini italiane, chiama subito il suo amico italiano Ranghieri (classe ’87, come Suarez). Alex convince il ct Paulao a partire per dare un’occhiata a quel fenomeno strampalato: è amore a prima vista. Serve solo l’ok del presidente federale Magri per avviare le pratiche di naturalizzazione, che arriva dopo qualche esitazione.

Il resto è storia e tanto show, tra skyball o colpi incredibili come il match point di ieri (una finta alzata di Adrian): «È uno degli aspetti belli del beach, no? Coinvolgere il pubblico, sentirlo che ti sostiene, avere voglia di fare un po’ lo scemo». Non sui social, ma a Copacabana.

di Francesco Perugini

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