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Aeroplanino già in picchiata: Milan, clamorose voci su Montella

Vincenzo Montella

«Almeno c’è il gioco». Così si erano consolati i tifosi dopo le prime altalenanti prestazioni del Milan di Montella. Sparisce pure quello a San Siro contro l’Udinese, che vince 0-1 all’88’ e rimanda il Diavolo all’inferno della mediocrità: secondo ko nei primi tre turni, stesso avvio dello scorso anno con Mihajlovic in panchina.

Dopo un primo tempo vissuto a ritmi bassi e con poche idee, i rossoneri sembrano svegliarsi dopo la mezzora: Suso si accende e Sosa - tra i migliori, almeno per il coraggio di tentare sempre la verticalizzazione nel ruolo di playmaker aggiunto - trova la traversa con un tiro al volo. Sarà l’azione più pericolosa del Milan, insieme a un rigore reclamato da Bacca. Il Diavolo, infatti, invece di crescere, si spegne insieme con le forze dei suoi due trascinatori. E lascia riemergere i soliti difetti: Montolivo non riesce più ad arginare i friulani, Romagnoli va in difficoltà (bene Paletta) e il bomber colombiano finisce isolato. Deve uscire pure Antonelli per un colpo cervicale, lasciando il posto a De Sciglio. E, come da copione ormai ritrito, la squadra di Iachini trova la perla da tre punti a tempo quasi scaduto, a coronamento di una prestazione di sostanza: cross di Badu, il croato classe ’95 tira verso Donnarumma, ma una deviazione di Abate - già disastroso contro Mertens prima della sosta a Napoli - regala l’ennesimo pomeriggio amaro a uno stadio quasi vuoto (28 mila paganti).

La palma d’oro della delusione va, però, a Bonaventura che, dopo una settimana da protagonista in Nazionale e sui giornali (rinnovo in vista a due milioni a stagione), fa rimpiangere lo squalificato Niang. Proprio come l’anno scorso, l’assenza del francese si rivela fatale per il Diavolo. «Ci è mancato un giocatore abile nel breve», ammette Montella a fine partita, «subire gol nel finale è stata veramente una beffa. Ci sarebbe servito un guizzo o un pizzico di fortuna. Lapadula (entrato all’86’, ndr)? È con noi da un mese, non so quanti minuti a oggi possa garantirci. Il suo ruolo? Deve giocare prima o seconda punta».

La sensazione è che solo il mercato di gennaio con i soldi cinesi possa raddrizzare questa rosa. A farlo sarà chiamato Massimo Mirabelli, capo scout dell’Inter e già d’accordo col futuro a.d. e d.g. Marco Fassone. L’ex direttore generale nerazzurro vorrebbe portare a Casa Milan altri due suoi ex collaboratori alla Beneamata: Marianna Mecacci, esperta di pubbliche relazioni internazionali, e l’ex arbitro e team manager Andrea Romeo. Scelte contro cui sembra schierarsi Demetrio Albertini, inserito nella lista delle possibili bandiere da riportare in società che ora conta anche Massimo Ambrosini: l’ex dirigente Figc ha twittato ieri la foto di uno striscione con la scritta «Io non sono interista». «Credo che sia rimasto scioccato dalle ultime scelte», ha commentato il suo ex compagno Alessandro Costacurta. Anche lui tra i papabili per il ruolo, come Paolo Maldini («ormai ho la mia vita») l’ex difensore si è tirato indietro pubblicamente: «Non sono stato contattato. E non ci provino neanche».

di Francesco Perugini

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Commenti all'articolo

  • secessionista

    12 Settembre 2016 - 14:02

    possono cambiare cento allenatori uno più bravo dell'altro un fatto però e certo non si è mai visto, in ippica , un brocco vincere un gran premio !!!

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  • satanik

    12 Settembre 2016 - 12:12

    Milan: dalle stalle .... alle stalle.

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