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Il commento

Ingrati al Max: perché chi attacca Allegri sta sbagliando (e tanto)

Massimiliano Allegri

La bruciante sconfitta in casa dell’odiata Inter ha fatto esplodere il coperchio dal pentolone degli scontenti, quelli che due anni fa erano appostati fuori dai cancelli di Vinovo per insultare e sputare sulla macchina di Massimiliano Allegri, accolto al grido di «uomo di m... non lo vogliamo». Un afflato di protesta tutto esterno a società e squadra, ma nell’ambiente Juve, quello che dopo un’estate da sceicchi si sentiva invincibile e pronto a muovere alla conquista dell’Europa, c’è come la rapida necessità di individuare un colpevole ed esorcizzare l’imprevisto momento, più di sconforto e disabitudine alle cadute che di reale emergenza. Ed ecco allora che il cavallo di razza Max diventa un pollo da buttare sulla brace.

Ma due partite steccate non possono bastare a condannarlo, soprattutto al 20 settembre quando non c’è nulla di compromesso. Non si può dimenticare come Allegri abbia prima traghettato la barca in acque sicure (fino alla finale di Champions) dopo la dipartita di Conte e, poi, abbia gestito la transizione del post Pirlo-Tevez-Vidal conquistando il quinto scudetto consecutivo.

Contro il Siviglia la Juve si è scontrata con il piano tattico del “fastidioso” Sampaoli: ne è uscito uno 0-0 che a rigiocarla dieci volte non si rivedrebbe. Contro l’Inter, la strategia era apprezzabile: spazio a una Juve fatta di certezze e modulo collaudato, i piedi buoni di Pjanic a curare le geometrie e innescare Dybala supportato da Mandzukic, sapiente nel non pestargli i piedi. L’idea era condivisibile: contro un’Inter sull’orlo del baratro e per niente serena dopo la catastrofe del giovedì, la Signora immaginava che avrebbe saputo sempre cosa fare. Non presunzione, ma sperimentata attitudine. E infatti per 66 minuti ha avuto ragione Max, fino al gol di Lichtsteiner: chiunque (anche il livornese, e lo ha ammesso) avrà pensato «è finita, ora la portiamo a casa». Ma a finire è stata la Juve.

Il grande - e vero - rimprovero che si può muovere al prudente Allegri è quello di non aver voluto ammazzare subito l’Inter, presentandosi con Higuain titolare. Gli uomini di De Boer erano arrivati al Meazza come turisti in infradito sul Monte Bianco: quando hanno visto Mandzukic, sono spuntati loro scarponi e piccozze. Lo tsunami Gonzalo avrebbe potuto spazzare via ogni velleità di orgoglio, ogni discorso da spogliatoio del post Hapoel. Veder poi entrare in campo il Pipita solo a 15 minuti dalla fine è stato letto dagli interisti come la mossa della disperazione: invece di metterli sul chi vive, li ha ulteriormente galvanizzati.

Certo, la panchina della Juve pareva il contrappasso per ogni club vittima del Fair Play Finanziario (Neto, Audero, Barzagli, Rugani, Evra, Dani Alves, Lemina, Hernanes, Cuadrado, Pjaca, Higuain) ma in campo, beata Signora, ne vanno 11. E come, detto, Higuain a parte è difficile criticare i titolari scelti domenica. E conosciamo la filosofia allegriana, quella dell’inserimento per gradi: Dybala impiegato col contagocce, da metà stagione scorsa è inamovibile.

Stranamente, questa non sembra neppure una delle solite partenze “alla Allegri”, un andamento lento già rimproveratogli ai tempi del Milan, e prima ancora del Cagliari (5 ko nelle prime 5, nel 2008/09, poi salvezza con 10 turni d’anticipo): lo scorso anno, dopo 4 match di campionato, aveva 4 punti, oggi sono 9. Il mister sperimenta e non si fa problemi ad ammettere l’errore e tornare indietro. Un anno fa, dopo la sconfitta col Sassuolo che aprì la crisi e provocò l’ira dei senatori, Max abbandonò il 4-3-1-2 (senza il tanto richiesto trequartista non funzionava) e tornò al contiano 3-5-2, ponendo le basi per la rimontona. E con Marchisio che si rivede in allenamento (assente da aprile per il crac al ginocchio. Per Benatia c’è da attendere gli esami agli adduttori), Max potrebbe presto ritrovare il regista di cui ha bisogno. Stavolta, Allegri ha ordinato e ottenuto una Ferrari, la Juve vuole vedere se saprà guidarla al traguardo, ma molto difficilmente penserà di chiamarlo ai box per un cambio di pilota.

di Tommaso Lorenzini

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Commenti all'articolo

  • boss1

    boss1

    20 Settembre 2016 - 17:05

    da ignorante in materia, urge il rientro di Marchisio a centro campo si soffre.

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  • frabelli

    20 Settembre 2016 - 15:03

    Allegri è l'unico allenatore ad aver perso uno scudetto con Ibra in squadra, non scordiamocelo!!!

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