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Italia, la rivoluzione di Ventura a minuti zero: che sorpresa in azzurro

Giampiero Ventura

Ventura è fortunato perché può dimostrare di essere l’uomo giusto per l’Italia. Non a tutti i ct è stato concesso questo privilegio, non sempre i tempi e i modi l’hanno permesso. Sembra di sì, stavolta, perché la Nazionale è ormai giunta al bivio tra passato e futuro finalmente piena di giovani di qualità: poco importa se per meriti (dei giocatori stessi) o per necessità (perché al diminuire dei soldi dei club aumentano le occasioni concesse ai ragazzi del vivaio). E chi, se non Ventura, pare il ct ideale per accogliere e valorizzare l’esercito dei nuovi volti, convocati ora con vista sui Mondiali 2018?

La transizione generazionale è in corso ed è netta. Ben 7 dei 29 azzurri arruolati sono in età di Under 21: alcuni promossi per esigenze, come Gagliardini (al posto di Marchisio), che ha raggiunto la Nazionale dopo aver disputato appena 9 partite in A, altri ormai lanciati tra i “grandi”, come Cataldi, Donnarumma, Bernardeschi, Belotti, Romagnoli e Rugani. Di questi, il laziale e l’atalantino non hanno ancora esordito in azzurro, come Politano, Izzo, Zappacosta, Pavoletti e Lapadula, e ben 15 dei convocati hanno meno di 8 presenze in Nazionale: quella di Ventura è una rivoluzione a minuti zero. Il ct dimostra con i fatti che l’anagrafe e il curriculum sono secondari alle qualità: in Nazionale ci vanno i più forti ed è dunque un dato di fatto che tra di loro ci siano tanti giovani, e che Ventura non consideri l’inesperienza come un limite.

L’Italia dell’Europeo era organizzata da Conte per essere all’altezza nell’immediato. Infatti, la rosa azzurra era tra le più vecchie della competizione, con un’età media di 28,9 anni, quella della piena maturità calcistica. Oggi l’età media dei 29 convocati da Ventura è scesa a 25,6 anni, l’ideale per valorizzare i talenti in un ciclo biennale come quello di una nazionale. In prospettiva, dunque, l’Italia che andrà ai Mondiali di Russia (qualificazioni permettendo) sarà vicina all’apice della sua magnificenza potenziale. Il passo con i tempi sembra perfetto e la nazionale, finalmente, non è più lo specchio di una diffusa mancanza di coraggio verso la gioventù.

Alle porte si presenta un dittico di partite - l’abbordabile Liechtenstein e l’amichevole contro la Germania - ideale per testare la nuova Italia. Sarà imperfetta, da limare, arrotondare attorno al 4-2-4, ma è sicuramente materia grezza di qualità su cui lavorare in prospettiva. È un’Italia che finalmente piace, non perché giovane e basta, ma perché giovane e (teoricamente) forte. Ventura si fida della qualità in potenza al punto da convocare 9 giocatori che nei rispettivi club non sono titolari fissi, trasformando la nazionale in una rampa di lancio ulteriore, ed elimando l’idea che essa possa essere solo un bacino di accoglienza, un punto d’arrivo. Di conseguenza, l’impressione è che non venga più trascurato il momento decisivo per i giovani calciatori, cioè il passaggio al mondo adulto.

«Non vi deluderemo - assicura Belotti, il primo della classe dei nuovi -. Fidatevi di noi». Parla con lo sguardo sicuro, il Gallo, di chi ha ben in mente la strada percorsa e quella ancora da calpestare. E con la spontaneità tipica dei 22enni invita Ventura e i 60 milioni di ct italiani a fidarsi, perché «noi giovani siamo pronti a fare la rivoluzione, qui in Nazionale». E non è un colpo di Stato, perché sono proprio i veterani i primi ad accogliere le forze fresche a braccia aperte: «Buffon, Bonucci e De Rossi ci aiutano e fanno sentire importanti i giovani», conferma Belotti. Un clima mai scontato (ricordiamo l’ultima Italia di Prandelli, divisa in due fazioni generazionali), ma necessario per costruire una nuova, giovane Italia in vista dei Mondiali 2018.

di Cludio Savelli

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