Cerca

Mister Figc

Dieci novità in due anni: perché Carlo Tavecchio è un fenomeno

Carlo Tavecchio

I critici, analisti, intellettuali e filosofi che in queste ore analizzano le cause che hanno portato Donald Trump a insediarsi alla Casa Bianca converranno su un punto: il modo di trasmettere messaggi politici è cambiato, la capacità di individuare i problemi è l’unica cosa che conta.

Quando il il 25 luglio del 2014 Carlo Tavecchio si presentò all’assemblea estiva della Lega Dilettanti parlando dei giocatori africani che «fino a ieri mangiavano banane e oggi giocano nella Lazio» era in piena campagna elettorale per la presidenza della Figc. Novanta giorni dopo l’Uefa lo sospese per 6 mesi da tutti gli incarichi internazionali. Ma, nonostante la forma del messaggio, il problema era reale, e ad agosto di quell’anno le elezioni le vinse. Da allora le riforme per cambiare il calcio sta provando a farle davvero. L’ultima in ordine di tempo è una vittoria tutta «sua»: lo stop alla mutualità tra gli sport di squadra. Ora, secondo un emendamento apportato al decreto fiscale, il calcio non dividerà più con Coni e altre Federazioni sportive parte dei proventi derivanti dalla vendita dei diritti tv della serie A. Un provvedimento che aumenta il potere della Figc e che gli permette di distribuire il 10% dei fondi di diritti tv (120 milioni), stabiliti nel 2008 dalla Legge Melandri per lo sviluppo delle giovanili, in quattro nuove fette: 6% alla Lega di Serie B, il 2% alla Lega Pro, l’1% ai dilettanti e un altro 1% alla Figc stessa, cui spetterà anche il compito di presentare relazioni annuali sull’attività svolta al Ministro con delega per lo sport. Inevitabile il plauso del mondo del pallone. «Finalmente si è riconosciuta la Federazione», dice Tavecchio, «quale veicolo centrale di promozione del calcio».

Il percorso di riforme iniziato due anni fa ha già riscosso un buon successo. Dalla limitazione delle rose a 25 con l’obbligo dell’utilizzo di calciatori cresciuti nei vivai nazionali, all’introduzione degli indici economici nei bilanci che porteranno in un quadriennio al risanamento dei conti dei club di Serie A, passando per la trasparenza e la verifica della solvibilità per i nuovi acquirenti di club (per scongiurare un nuovo caso Parma) e la sperimentazione della moviola in campo. Le riforme dei campionati femminili e dei campionati Primavera, poi, dovrebbero fare da preludio alla svolta più importante, la riduzione del numero di club di serie A a 18, con l’introduzione di un rating che valuti la qualità di stadi di proprietà, dirigenza, settore giovanile, capacità di indebitamento, incassi e possibilità di fare mercato dei club. Mettere d’accordo tutte le Leghe è impresa difficile, ma è o non è l’anno dei risultati imprevedibili?

di Daniele Dell'Orco

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • frabelli

    10 Novembre 2016 - 15:03

    E pensare che i conoscitori della materia, i benpensanti, gli esperti di calcio, deridevano Tavecchio, perché aveva uno strano modo di esprimersi. Però il suo "strano modo" arrivava alla gente e coglieva nel segno. Ha fatto più lui in questo periodo che i suoi successori in tutto il loro mandato.

    Report

    Rispondi

blog