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Milan senza Romagnoli al derby: senza di lui i rossoneri prendono due gol a partita

Milan senza Romagnoli al derby: senza di lui i rossoneri prendono due gol a partita

Lo scorso gennaio era l’Inter di Mancini, in piena crisi, a vantare 8 punti di vantaggio sul Milan di Mihajlovic, che vinse 3-0 e forse toccò il punto più alto della sua gestrone. L’avvento di Montella ha invertito l’inerzia e la situazione all’antivigilia del primo derby stagionale: il Milan è terzo e gli 8 punti di distacco ora sono a favore.

Il Milan è lassù perché Montella ha costruito subito una base, una difesa solida e concreta, sacrificando la sua deliziosa idea di calcio, di possesso e pulizia. E ha scelto Romagnoli e Paletta come coppia di centrali difensivi, assumendosi la responsabilità dell’accantonamento (parziale) di Gustavo Gomez, costato 8.5 milioni in tempi di carestia. Di conseguenza, la crescita del Diavolo è direttamente proporzionale a quella di Romagnoli e Paletta, capaci di valorizzarsi a vicenda come le grandi coppie di centrali.

Montella ha rinunciato ad uno dei due solo per squalifiche o infortuni, pagandone le conseguenze: nelle tre occasioni su 12 partite in cui è successo, il Milan ha incassato 7 gol (su 15 totali): 4 al San Paolo contro il Napoli, zero con il Pescara (assente Paletta in seguito alle due espulsioni) e 3 a San Siro contro il Sassuolo (quando era Romagnoli a mancare). La media reti subite da Donnarumma di 1,25 a partite quasi raddoppia in assenza di uno dei due centrali difensivi: 2,3.

Ancora più rilevanti i numeri che isolano Romagnoli come perno imprescindibile. Sei volte non è partito titolare (con Mihajlovic, Brocchi e Montella) e di queste il Milan ha vinto solo due partite, pareggiandone una e perdendone tre, per una media di 1,2 punti. Altre 44 volte, invece, Alessio ha giocato titolare, e la media punti sale a 1,8 a partita (21 vinte, 12 pari, 11 perse). Non solo: con lui, i gol subiti sono 1,1 a gara, senza di lui salgono a 1,8.

Ecco dunque la nuova sfida di Montella: imparare a fare a meno di Romagnoli, a partire dal derby. Non ci sarà, infatti, a causa della «modesta lesione» all’adduttore rimediata in Nazionale. Non ha nemmeno provato ad allenarsi ieri a Milanello e non l’ha fatto nemmeno il suo sostituto, Gustavo Gomez, rientrato tardi dal Paraguay (Nazionale). Potrebbe essere dunque la sera dell’esordio stagionale di Zapata, lontano dai campi dal 24 aprile scorso per infortunio. Un rischio?

Intanto, la cordata cinese è pronta. Si è chiusa la scrematura degli aspiranti soci selezionati da Sino-Europe Sports, passando dagli iniziali 8-9 membri a una rosa ridotta che ha messo insieme i 420 milioni necessari per il closing. Oltre ai già noti Yonghong Li, Han Li e Haixia Capital, un ruolo di rilievo dovrebbe averlo la compagnia assicurativa Ping An Insurance e forse un’altra importante azienda, ma la lista è top secret fino alle firme, che Sino-Europe annuncia - con una nota - per il 13 dicembre in coincidenza con l’assemblea degli azionisti del Milan.

È la risposta alle ombre delle ultime ore sulle difficoltà nei rapporti col governo di Pechino per l’autorizzazione all’esportazione di capitali in Italia (poi dovranno arrivare l’ok dall’Antitrust, dalla Lega A e dalla Figc). Fininvest si era sempre mostrata fiduciosa, anche perché Sino-Europe avrebbe un piano B per farsi anticipare i soldi da importanti istituti di credito europei. Se non rispettasse la scadenza, la cordata perderebbe i 100 milioni versati ad agosto come caparra e il futuro del Milan tornerebbe nelle mani di Berlusconi.

di Claudio Savelli

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