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Due ruote

MotoGp, Viñales come Jorge Lorenzo? Perché Valentino Rossi ripiomba nell'incubo

Valentino Rossi e Maverick Vinales

Certo che Rossi una “vecchiaia” così non se la sarebbe mai immaginata. Lui, che dal 2009 è a caccia dell’ossessionante decimo titolo, dopo i flagelli Jorge Lorenzo e Marc Marquez per il prossimo anno annusa nuovi dolori per colpa di un altro spagnolo, il funambolo Maverick Viñales neo arrivo in Yamaha, che si chiama come Tom Cruise “grazie” al papà fissato con Top Gun e che ha stampato i migliori tempi nei test 2017 di Valencia. Chissà come se la ride Ramon Forcada, ex capotecnico di Lorenzo che ora segue proprio Mav.

Il nemico in casa, Valentino credeva di esserselo levato dai piedi quando ad aprile Lorenzo aveva annunciato il passaggio in Ducati (debutto ottimo). Un matrimonio che non ha mai funzionato. A tanta (vera) stima motociclistica è sempre corrisposta una gigantesca antipatia, con il carico da 90 di Biaggi primo tifoso di Jorge. “Gli opposti si attraggono”: ma dove?

Ed ecco che anche stavolta Vale si ritrova nel box un vicino che lo idolatra ma è scomodissimo, nonostante al Mugello Lorenzo e Marquez lo avessero accusato di aver tirato la pole proprio al pesarese. Tanto è istrione e comunicativo il Dottore quanto riservato e allergico ai riflettori Viñales: «Rossi era il nostro idolo quando andavamo a scuola, e oggi la VR46 gestisce il mio merchandising. È incredibile. Di lui mi piacerebbe prendere la facilità che ha con la gente, il suo rapporto con la stampa. Sarebbe bello avere il suo carisma. Ma non lo copierei mai, voglio essere me stesso per sempre», dichiara Maverick, nato a Figueres il 12 gennaio 1995, approdato a 16 anni nel mondiale e apparso subito un predestinato. Godeva quando, dopo le prime vittorie, partecipava alle conferenze stampa a fianco dei divertiti Rossi e Simoncelli. Da allora, il pischello iberico l’asfalto lo ha divorato: campione Moto3 nel 2013, lo sbarco in Moto2 l’anno successivo e l’immediata promozione nel progetto Suzuki MotoGp, guidato da quel Davide Brivio già protagonista nell’epopea Rossi. Subito nel 2015 guadagna il premio di “debuttante dell’anno” e in questo 2016 riporta la Suzuki alla vittoria a Silverstone dopo 9 anni, dedicata al tragicamente scomparso Luis Salom.

Non aspettatevi però un fenomeno social, né un tipo che se la tira: «A tenermi coi piedi per terra», confessa Mav, «c’è sempre Alex, mio fidato amico in un paddock dove, di amici, ce ne sono davvero pochi». Gli unici strappi a una «vita normale» questo 21enne ghiotto di crema catalana, che tifa Chelsea e che, se non avesse fatto il pilota sarebbe andato all’università («Ero forte in matematica»), li offre quando porta in giro con sé sulla moto da cross l’adorato husky Ice. Già, il cross. Come Vale, anche lui adora allenarsi nel fuoristrada, e sono state proprio le ruote tassellate a fargli prendere una sbandata, quella per Kiara Fontanesi, la nostra 4 volte iridata di motocross conosciuta via Twitter con cui fa coppia fissa ormai da due anni.

Vite parallele ma convergenti, Mav e Kiara si dividono fra le piste in giro per il mondo e il loro buen retiro a Pontetaro, alle porte di Parma. Un posto tranquillo dove si parla in spagnolo, inglese e un po’ parmigiano e da dove, una volta, Maverick è partito direzione Ranch di Tavullia: Rossi lo aveva invitato per un allenamento, adesso si ritroveranno da compagni-rivali: «Per il titolo c’è pure Maverick», la sentenza. Dopo aver provato per la prima volta la Ducati nel 2010, un Rossi sconfortato esclamò: «Siamo nella merda». Chissà che non abbia pensato la stessa cosa dopo aver visto Mav sulla «sua» Yamaha.

di Tommaso Lorenzini

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