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Il commento

Il crollo della Juve? Un disastro che arriva da molto lontano

Massimiliano Allegri

Quasi scontato l’effetto sorpresa del Genoa di fronte ad una Juve senza arte e nemmeno parte, che da tempo corteggia il destino senza fare nulla per ingraziarselo. Il vulcano, dunque, era già in ebollizione e l’eruzione - la sconfitta 3-1 a Marassi - il «finale» annunciato e fino a ieri rimandato. In attesa del gioco che verrà ma non arriva più, i numeri di Allegri sono un inno (primi in Champions e in campionato), ma l’impressione è di essere giunti al contrappasso.

Che Genoa, comunque, subito a ferire la Juve che mai in campionato aveva subito gol nel 1° tempo prima di Marassi, dove ne ha incassati tre. Due li ha segnati il Giovanni Simeone, la cui anima assomiglia davvero a quella del padre, Diego. Suggerisce, il Cholito riserva di Pavoletti, che sarebbe ingiusto parlare di assenti. Allegri non lo fa e cambia, affidandosi stavolta ad un 3-5-2 meticcio, con Alves terzo in difesa e Cuadrado a litigare con Mandzukic.

Gli indizi diventano prove, e le prove sconfitte da cui imparare ma senza esagerare. Intanto è proprio vero che senza Dybala la Juve si aggroviglia, e in sua assenza non arrivano notizie da Pjanic, se non sui piazzati, quando il gioco è fermo e il ritmo è nullo. Per il resto, il bosniaco rimane in bilico tra l’indispensabile e l’accessorio. E in quel centrocampo lì, con Hernanes e Khedira, fa quasi tenerezza pensando a Vidal-Pirlo-Pogba: altra cosa, altra storia.

Sabato ci sarà Juve-Atalanta. Quell’Atalanta di Gasperini ora a -5 proprio dai bianconeri, così simile al Genoa di Juric e viceversa, che trascina il gioco negli inferi, dove la grande squadra dovrebbe prima accettare la zuffa e solo poi elevarla a simposio. Un promemoria alla Juve, che laggiù nulla è scontato.

di Claudio Savelli

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