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Pediatria: Bambino Gesu', fegato grasso per 15% bimbi, svelati meccanismi

Salute

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Pediatria: Bambino Gesu', fegato grasso per 15% bimbi, svelati meccanismi

Milano, 13 apr. (Adnkronos Salute) - Dalla ricerca italiana nuova luce sui meccanismi cellulari all'origine della steatosi epatica nei bambini. Una condizione meglio nota come 'fegato grasso', che secondo le stime colpisce più di un baby-italiano su 10 (15%), con numeri in crescita anche a causa dell'epidemia di obesità. Gli autori di uno studio pubblicato su 'Hepatology', frutto della collaborazione fra l'ospedale pediatrico Bambino Gesù e l'università Sapienza di Roma, hanno dimostrato il coinvolgimento delle staminali epatiche nella progressione della malattia e la capacità delle cellule di produrre mediatori cellulari chiave, bersaglio di farmaci.

La ricerca è stata condotta da Valerio Nobili, responsabile di malattie epato-metaboliche del Bambino Gesù, da Guido Carpino, ricercatore di anatomia umana all'università Foro Italico di Roma, ed è coordinata da Eugenio Gaudio, ordinario di anatomia umana e preside della Facoltà di farmacia e medicina della Sapienza. "Una nuova, importante scoperta scientifica sui meccanismi che regolano l'insorgenza della steatosi epatica non alcolica nei bambini", si legge in una nota del Bambino Gesù, che "consentirà nell'immediato futuro di adottare nuove soluzioni terapeutiche in grado di rallentare sensibilmente la progressione della malattia nei piccoli pazienti". Si tratta infatti di "una delle patologie del fegato più frequenti in età pediatrica" che, "se non curata tempestivamente ed efficacemente, conduce a una sensibile riduzione dell'aspettativa di vita da adulti".

Al Bambino Gesù, "punto di riferimento a livello mondiale per lo studio, la diagnosi e la cura di questa malattia, ogni anno vengono curati centinaia di bambini provenienti da tutte le regioni italiane. Negli ultimi due decenni - sottolinea l'ospedale capitolino - la steatosi epatica non alcolica (Nafld) ha raggiunto proporzioni di una vera e propria epidemia anche tra i più piccoli, diventando la patologia cronica del fegato più frequente nel mondo occidentale: sono ormai numerosi gli allarmi che arrivano dalle principali organizzazioni mondiali deputate al controllo dello stato di salute della popolazione pediatrica". Così come gli adulti, anche i bambini colpiti possono presentare "danni metabolici caratterizzati da aumento della circonferenza addominale, ipertensione, insulino-resistenza, ipercolesterolemia. Tutte condizioni che aumentano il rischio di sviluppare diabete di tipo 2, sindrome metabolica o malattie cardiovascolari, e che riducono le aspettative di vita" dei bambini italiani "come mai successo da prima del dopoguerra ad oggi".

Lo studio 'made in Roma', dunque, "ha dimostrato il coinvolgimento delle cellule staminali epatiche nella progressione della malattia e la capacità delle cellule del fegato di secernere mediatori cellulari (citochine e adipochine): è proprio sui recettori di tali molecole che, ad esempio, oggi agiscono i più moderni farmaci per la cura del diabete. Questa scoperta apre pertanto opportunità terapeutiche fino a ieri impensabili", assicura il Bambino Gesù.

"Invertire il processo degenerativo di un fegato compromesso dall'eccesso di grasso o dalle infiammazioni ad esso conseguenti è lungo e complicato - spiega Nobili - Ad oggi appena un bambino su 10 riesce, con l'aiuto della famiglia, grazie a un'alimentazione sana e all'intensa attività fisica, a porre un freno al meccanismo che lo condurrebbe alla cirrosi epatica. I risultati dello studio condotto ci indicano la strada per arrestare con principi attivi, peraltro già disponibili, quei fenomeni che portano all'instaurarsi del danno epatico e alla sua progressione nel fegato dei bambini affetti da Nafld con un miglioramento di molte delle funzioni metaboliche alterate. Oltre agli aspetti per così dire 'culturali' della questione sovrappeso e obesità - continua il medico - esiste anche una componente economica non irrilevante, soprattutto in questo periodo indicato dagli analisti come recessivo.

"Se e con che portata la crisi economica si ripercuota sulla nostra salute attraverso le scelte alimentari che facciamo, è fatto ormai noto", ricorda Nobili. "Il nostro ruolo di medici è tuttavia limitato a individuare soluzioni-tampone. La vera partita per salvare i nostri ragazzi da un'età adulta dalla salute compromessa si gioca su altri tavoli: quelli da pranzo e quelli delle istituzioni, oltre naturalmente alle nostre palestre". Gaudio evidenzia dal canto suo come la ricerca di base possa fornire il razionale per innovativi approcci terapeutici: "I meccanismi cellulari alla base della progressione della Nafld sono ad oggi poco conosciuti e oggetto di numerose ricerche. Nel fegato umano sono presenti cellule staminali residenti che prendono parte ai processi rigenerativi in seguito a danno. Con questo lavoro abbiamo dimostrato che le staminali epatiche sono coinvolte nell'evoluzione della steatosi epatica non alcolica nei bambini e che le adipochine da esse prodotte sono in grado di influenzare la progressione della malattia verso la steatoepatite e la fibrosi. I risultati aprono alla possibilità di sviluppare nuovi e mirati approcci terapeutici che abbiano come target la modulazione dell'attività delle cellule staminali epatiche".

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