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Salute: Baresi e Bergomi, si gioca molto ma controlli sono alti

Salute

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Milano, 16 apr. (Adnkronos Salute) - "Quando succedono tragedie come la morte di Piermario Morosini ci si fa tante domande. Difficile poi trovare delle risposte". Ma "è giusto interrogarsi", anche sul fatto che il superlavoro al quale sono sottoposti oggi i calciatori giochi un ruolo nell'affaticamento degli organi vitali. Sono le riflessioni di due storici campioni, bandiere dei due club del capoluogo lombardo, Milan e Inter: Franco Baresi e Beppe Bergomi. Campioni che hanno vissuto ai ritmi imposti dal calcio per anni. Di fronte alle osservazioni del capitano dell'Udinese, Antonio Di Natale, che ha parlato di un calcio che "va troppo veloce" e del fatto che "giocare ogni 3 giorni è molto difficile", i due ex calciatori ammettono che i calendari sportivi possono essere sfiancanti, ma ricordano anche l'alto numero di controlli che l esocietà effettuano sugli atelti che scendono in campo.

"In questo momento - commenta all'Adnkronos Salute Baresi, oggi a Milano a margine di un incontro organizzato dall'Associazione per la lotta alla trombosi (Alt), in collaborazione con la Gazzetta dello sport, per presentare le iniziative legate alla prima Giornata nazionale per la lotta alla trombosi - credo che ci sia il rispetto per questa disgrazia e basta. Poi si deve pensare a migliorare la prevenzione. E' giusto interrogarsi su questi temi, ma credo che la morte di Morosini sia stata una fatalità. Credo che nello sport i controlli e le visite siano all'avanguardia e che l'Italia sia uno dei migliori Paesi su questo fronte. Certo ci si domanda sempre come possano succedere ancora tragedie come queste".

Comprende la riflessione di Di Natale l'ex campione dell'Inter Bergomi: "Come ragionamento di principio lo trovo corretto perché si gioca molto - spiega - Però questo giocare molto non va a influire su quello che è successo al povero Piermario. Sono due cose che terrei distinte. Quella di Morosini è una tragedia che tocca tutti. E' morto un ragazzo di 25 anni, su un campo che è stata la mia vita, la vita di noi sportivi. Si rimane solamente male, è difficile trovare anche delle parole per commentare. Poi io rimango sempre dell'idea che le nostre società, a livello professionistico, sono molto attente alla prevenzione e alle visite, non lasciano nulla al caso". Certo non c'è solo il superlavoro da un punto di vista fisico, "c'è anche lo stress di partecipare a competizioni nazionali e internazionali con ritmi serrati e tutte le pressioni. E lo stress è certamente un fattore di rischio", sottolinea Lidia Rota Vender, presidente di Alt e responsabile del Centro trombosi dell'Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano).

Quando succede, continua Bergomi, "è come se ci trovassimo di fronte a 'morti bianche' che avvengono quando devono avvenire, perché ognuno di noi internamente vive delle emozioni, delle situazioni che nessuno può sapere. E' il fato che ci ha portato via questo meraviglioso ragazzo di 25 anni", conclude.

Intanto, però, le dichiarazioni di Di Natale che ha anche confessato di aver pensato al ritiro dai campi da gioco, aprono il dibattito: "Superlavoro per i calciatori? Secondo me può essere vero - riflette Rota Vender - Io non sono un medico sportivo e credo che questi ragazzi siano molto allenati per sopportare certi ritmi. Però credo anche che abbiano ragione di esporre le loro ragioni. Oltre alla fatica fisica, che dovrebbe essere la parte benefica, c'è lo stress di partecipare alle competizioni nazionali e internazionali con tutte le pressioni. E lo stress è certamente un fattore di rischio".

"Non so se il superlavoro sia determinante, però credo che sia meglio che diversi esperti, compreso uno di trombosi, si mettano attorno a un tavolo e facciano squadra per cercare di definire qual è il minimo indispensabile, quali sono i parametri. E la ricerca ci dà delle risposte su questo fronte, studiando i meccanismi che provocano le malattie cardiovascolari. Forse, proprio studiando più approfonditamente proprio questi meccanismi riusciremmo a dire qualcosa di più preciso su come fare per evitare almeno una parte di questi episodi. Non tutti, perché c'è una parte di ineluttabile, di imponderabile".

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