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MALATTIE INFETTIVE

Italia, 4.000 nuovi casi HIV l’anno
“Così si può contenere l’infezione”

Oggi l’infezione da HIV è trasmessa quasi esclusivamente per via sessuale. Quanto è alto il bisogno di nuove campagne di informazione e sensibilizzazione dirette alla popolazione generale e alle categorie più a rischio?

Il bisogno è elevato: si parla sempre meno e troppo poco di Aids e infezione HIV. È urgente incrementare l’informazione con nuove campagne di sensibilizzazione, rivolte non solo alle categorie più a rischio ma a tutte le persone sessualmente attive. È vero che in generale il rischio di infezione è basso, ma esiste e non può essere ignorato; inoltre, avere un rapporto con un/una partner infetto/a ma in terapia comporta un rischio minore rispetto a un rapporto con una persona infetta ma non in trattamento o che, peggio ancora, non sa di essere infetta. In ogni caso i rapporti sessuali devono sempre essere protetti. Sono messaggi non facili da trasmettere, ma in questi ultimi anni stiamo assistendo ad una ripresa delle infezioni, soprattutto tra i più giovani, e un intervento dal punto di vista dell’informazione e della sensibilizzazione è urgente e necessario.

Quali sono attualmente nel nostro Paese i numeri dei pazienti infetti e di quelli realmente censiti e in trattamento? Sappiamo che l’Italia ha la minore mortalità di pazienti infetti perché meglio curati. La cronicizzazione è merito anche dei nuovi farmaci come gli inibitori dell’integrasi? Quali sono i vantaggi di queste molecole?

L’infezione da virus HIV è subdola e per molti anni non dà segni di sé: questo è uno dei motivi per cui non si conosce il numero esatto delle persone sieropositive. Al momento, sappiamo che sono circa 100.000-110.000 le persone infette e seguite presso le strutture italiane di malattie infettive. L’infezione HIV è una malattia ad andamento naturalmente cronico che evolve nell’arco di circa dieci anni; i farmaci, in particolare gli inibitori dell’integrasi, hanno l’obiettivo di rallentare questa evoluzione. Per quanto riguarda la mortalità, questa si è ridotta del 90% a partire dalla metà degli anni ’90 con l’avvento delle terapie combinate che hanno portato ad un migliore controllo dell’infezione; gli inibitori dell’integrasi, come raltegravir, si sono inseriti al momento giusto e, in associazione ad altri farmaci antiretrovirali, permettono di ‘accerchiare’ il virus che viene bloccato in più punti della sua replicazione. Gli inibitori dell’integrasi di ultima generazione presentano alcuni evidenti vantaggi: sono potenti, abbassano rapidamente la carica virale ed evidenziano una minore tossicità.

In Italia i nuovi casi di infezione da HIV sembrano essersi assestati da diverso tempo intorno ai 4.000 l’anno. È possibile secondo lei scendere sotto questa soglia? E per le infezioni pediatriche, diminuite negli ultimi anni, ci sono nuove opzioni terapeutiche?

Siamo riusciti a stabilizzare la soglia dei nuovi infetti trattando tutti i sieropositivi conosciuti e questo ha consentito negli anni di ridurre la trasmissione del virus HIV. Abbiamo saputo scegliere la terapia giusta, in grado di portare la viremia vicina allo zero, così da avere una bassissima probabilità di trasmissione virale. Inoltre, abbiamo gestito e controllato ottimamente i sieropositivi in trattamento. Quali sono adesso le prospettive? In primo luogo, accrescere le attività d’informazione per scendere sotto la soglia dei 4.000 nuovi casi annui. Bisogna individuare il sommerso, le persone che trasmettono più facilmente perché non sanno di essere infette e non prendono precauzioni. Il secondo passo è trattare queste persone per assicurare loro una sopravvivenza quasi uguale a quella dei soggetti non infetti. Ovviamente, per riuscire in questa impresa occorre scoprire l’infezione in fase precoce. Per quanto riguarda i casi pediatrici, è vero che le infezioni sono diminuite, ma solo perché tutte le donne in gravidanza si sottopongono al test e vengono trattate prima del parto; questo purtroppo però non accade per le donne extracomunitarie. Resta, inoltre, il problema dei farmaci e delle modalità di somministrazione per i bambini sieropositivi: le formulazioni destinate alla fascia pediatrica vengono immesse in commercio in ritardo e talvolta le aziende farmaceutiche sono poco interessate a studiare formulazioni adatte ai bambini. Raltegravir è l’unico tra gli inibitori dell’integrasi ad avere, al momento, anche una indicazione pediatrica, con formulazione in compressa masticabile ed in granulato per sospensione orale. (MARTINA BOSSI)

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