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ROMA. EUROPEAN CONGRESS OF CARDIOLOGY 2016/5

Grasso sul cuore dei bimbi obesi
già in età prescolare tra 2 e 6 anni

L’epidemia di obesità nei bambini e negli adolescenti ha reso necessario prestare sempre maggiore attenzione all’influenza dell’eccesso di grasso sia sulla struttura che sulla funzione del cuore. Uno studio condotto da specialisti dell’ospedale Bambin Gesù di Roma insieme alle università romane di Tor Vergata e de ‘La Sapienza’ e alla Federazione Italiana di Medici Pediatri (FIMP) tra marzo 2013 e marzo 2014 nella città di Roma ha chiesto a 13 pediatri di famiglia di arruolare bambini sani di età compresa tra 2 e 6 anni con visite di routine per un totale di oltre 5.700 bambini selezionati tra quelli il cui indice di massa corporea era transitato da normale a sovrappeso o obeso nei precedenti 12 mesi, coerentemente con la classificazione dell’International Obesity Task Force. Il campione finale comprendeva 155 bambini: 18 di peso normale (pari all’11,6%), 70 sovrappeso (45,2%) e 67 obesi (43,2%). I piccoli volontari sono stati sottoposti a valutazioni cliniche di laboratorio e indagini ad ultrasuoni e i risultati dell’analisi statistica hanno mostrato che gli obesi avevano una più alta massa del ventricolo sinistro rispetto ai pari sovrappeso; oltre ad un valore più alto nel diametro di eiezione ventricolare sinistro.

Sempre nei bambini obesi sono stati riscontrati valori più alti di grasso intorno all’epicardio rispetto al gruppo dei sovrappeso e dei normopeso. Questa ricerca ha dimostrato che effetti anabolici precoci dell’obesità sia sulla massa cardiaca che sulla dimensione delle camere del cuore e ha confermato il grasso eccessivo come un fattore di rischio indipendente anche in virtù del fatto che durante la crescita il cuore va incontro ad adattamenti strutturali che possono avere conseguenze nell’età adulta. “L’attenzione al peso durante l’attività evolutiva e come fattore di rischio cardio-metabolico è una priorità di salute pubblica – afferma Michele Gulizia, direttore della Cardiologia dell'Ospedale Garibaldi di Catania – i ricercatori hanno misurato l’indice di massa corporea (BMI), la circonferenza addominale, il rapporto altezza-bacino, pressione sanguigna e lipidi a digiuno in 10.841 ragazzi di età compresa tra i 3 e i 18 anni classificati secondo il BMI in normopeso, sovrappeso e tre classi di obesità calcolate sul 95° percentile. La prevalenza di obesità addominale e del rapporto altezza-bacino era 2,5% o 3,8% nei soggetti con peso normale, 38% o 40,8% nei ragazzi sovrappeso, nell’80% o 80,7% nei soggetti appartenenti al gruppo dell’obesità di classe 1 circa il 100% nelle classi 2 e 3. La prevalenza di ipertensione raddoppiava dai normopeso ai sovrappeso aumentando ulteriormente quando si passava ad osservare i gruppi di obesi di classe 1 e 2 (che nei maschi aumentava rispettivamente del 19,4% e del 20,3% e nelle femmine del 23,6% e del 37,5%). Progressione lineare anche per il passaggio 2 alla 3 di obesità che nei maschi raggiungeva il 62,5% e nelle femmine il 71,4%. Paragonati ai soggetti normopeso quelli con i kili in più mostravano valori significativamente più elevati del profilo lipidico, con una prevalenza di dislipidemia più alta in entrambi i sessi: negli obesi di classe 3 il 100% e il 90% dei maschi aveva bassi valori di HDL-C”.

“I valori ematici analizzati in questo importante studio anche per il numero di soggetti osservati mostra un alto rischio cardiovascolare per gli stessi fattori che affliggono gli adulti: dal grasso addominale, passando per l’ipertensione e la dislipidemia. Nel recente congresso dell’American Heart Association è stato sottolineato come l’obesità infantile sia aumentata del 300% negli ultimi 30 anni – aggiunge Francesco Romeo, direttore della cardiologia del Policlinico ‘Tor Vergata’ di Roma – del congresso e una interessante ricerca del professor Li Yuan Jing ha sottoposto ad imaging cardiaco 20 bambini obesi e 20 sani di età medi di 8 anni mostrando un aumento del 27% della massa del ventricolo sinistro ed un inspessimento del miocardio nel 12% degli obesi. Nonostante nessuno presentasse ancora segni o sintomi conclamati di sofferenza cardiaca, queste condizioni sono prodromiche di patologie età adulta”. (EUGENIA SERMONTI)

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