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CARDIOPATIE

Evolocumab: uno studio dimostra
efficacia nel ridurre colesterolo ldl

Gli eventi cardiovascolari maggiori come ad esempio infarto, ictus e rivascolarizzazione coronarica sono una delle principali cause di morte e morbilità nel mondo e sono in gran parte provocate da un eccesso di colesterolo Ldl - il cosiddetto colesterolo 'cattivo' - nel sangue. È quindi da considerarsi una pietra miliare nella lotta alle patologie cardiovascolari il raggiungimento di esiti positivi da parte di un trial clinico effettuato su 27.564 pazienti sulla capacità dell'anticorpo monoclonale umano evolocumab di diminuire i livelli di colesterolo Ldl e, di conseguenza, i rischi di eventi cardiovascolari. Si tratta dello studio 'Further cardiovascular outcomes research with pcsk9 inhibition in subjects with elevated risk' (Fourier), i cui risultati sono stati pubblicati su The New England journal of medicine e presentati in occasione del 66° American college of cardiology.

Sviluppato da Amgen - azienda attiva nella ricerca cardiovascolare tanto da aver creato una pipeline interamente dedicata alla cardiologia -  evolocumab è in grado di inibire la proproteinaconvertasisubtilisina/kexina tipo 9 (pcsk9), una proteina che riduce la capacità del fegato di eliminare il colesterolo Ldl, il cosiddetto colesterolo 'cattivo' principale responsabile di patologie cardiovascolari anche molto severe. Al fine di verificare l'effettiva capacità di ridurre gli eventi cardiovascolari del farmaco in confronto a placebo e stato avviato lo studio Fourier, trial clinico multinazionale di fase III randomizzato e in doppio cieco. Sia placebo che evolocumab sono stati somministrati in aggiunta ad una terapia statinica ottimizzata. L’endpoint primario è stato il tempo alla morte cardiovascolare, infarto del miocardio, ictus, ospedalizzazione per angina instabile o rivascolarizzazione coronarica mentre l’endpoint secondario principale è stato il tempo alla morte cardiovascolare, infarto del miocardio o ictus. Erano eleggibili i pazienti con elevati livelli di colesterolo e malattia cardiovascolare aterosclerotica clinicamente evidente selezionati in più di 1.200 centri in tutto il mondo. Tali pazienti sono stati randomizzati per ricevere il farmaco sottocute al dosaggio di 140 mg ogni due settimane o di 420 mg una volta al mese, in aggiunta a una dose ottimizzata di statina o un’iniezione sottocute di placebo ogni due settimane o una volta al mese associato a una dose ottimizzata di statina. La terapia statinica ottimizzata è stata definita come una dose giornaliera di atorvastatina 20 mg o equivalente o se raccomandata atorvastatina 40mg o equivalente. Lo studio è stato portato avanti fino a quando almeno 1.630 pazienti non avessero sperimentato l’endpoint secondario principale.

Lo studio è stato dimensionato sugli eventi cardiovascolari maggiori robusti, ovvero sull’endpoint secondario principale costituito da primo infarto, ictus e morte cardiovascolare e dimostra che l’aggiunta di evolocumab alla terapia statinica ottimizzata riduce del 20 per cento tali eventi. Si tratta di una riduzione statisticamente significativa. Il beneficio sostanziale è iniziato già a sei mesi di trattamento e ha continuato ad accumularsi lungo il corso di 2.2 anni. Infatti, l’ampiezza della riduzione del rischio sull’endopoint composito secondario è cresciuta nel tempo passando dal 16 per cento del primo anno al 25 per cento nel periodo successivo. Lo studio ha, inoltre, dimostrato una riduzione statisticamente significativa del 15 per cento anche relativamente all’endpoint primario, che includeva ospedalizzazione per angina instabile, rivascolarizzazione coronarica, infarto, ictus o morte cardiovascolare.

“Per la prima volta siamo riusciti a dimostrare, in uno studio dedicato agli outcome, che la riduzione del colesterolo Ldl attraverso l’inibizione del pcsk9 risulta in un beneficio cardiovascolare clinicamente significativo - afferma Marc S. Sabatine, presidente del Thrombolysis in myocardial infarction (Timi) study group, e Lewis Dexter, professore universitario di medicina cardiovascolare al Brigham eWomen's Hospital, e professore di medicina all'Harvard Medical School di Boston - questi benefici sono stati possibili portando il colesterolo Ldl fino a una mediana di 30 mg/dL, molto al di sotto degli attuali target, e più i pazienti rimanevano in trattamento e maggiore era la riduzione del rischio. Tali risultati supportano la necessità di una riduzione del colesterolo Ldl molto consistente e a lungo termine in pazienti con malattia cardiovascolare”. Inoltre il trattamento con evolocumab ha avuto effetti positivi anche sugli altri parametri lipidici. “Ci troviamo di fronte a una rivoluzione per i pazienti ad alto rischio. Sebbene fossero pazienti trattati al meglio con le ultime terapie, erano ancora a rischio di andare incontro a un ulteriore evento cardiovascolare. È strabiliante riuscire ad osservare un impatto così importante sulla riduzione degli eventi cardiaci considerando che la popolazione studiata è stata in trattamento per soli due anni - ha ammesso Sean E. Harper, executive vice president of research and development di Amgen - il beneficio assoluto sarà ancora maggiore di quello che abbiamo visto nello studio di Repatha sugli outcome poichè il tasso di eventi cardiovascolari nella pratica clinica è circa due, tre volte maggiore di quello riportato in uno studio clinico controllato rigorosamente”. Attualmente più di 40 paesi inclusi Stati Uniti, Giappone, Canada e in tutti i 28 Stati Membri dell’Unione Europea hanno approvato l'utilizzo del farmaco Amgen a base di evolocumab. (MATILDE SCUDERI)

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