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IMMUNOTERAPIA

Pembrolizumab ridà una speranza
ai pazienti con linfoma di Hodgkin

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“I risultati dello studio Keynote-087 hanno mostrato che la maggior parte dei pazienti con linfoma di Hodgkin classico 'difficile da trattare' ha risposto alla terapia con pembrolizumab e il 22 per cento di essi ha manifestato una remissione completa. L’approvazione odierna è la prima a riguardare l'uso di pembrolizumab in una neoplasia ematologica e rafforza la speranza che l’immunoterapia possa essere utile in un’ampia varietà di tumori” l'affermazione del dottor Roger M. Perlmutter, presidente di Merck research laboratories si riferisce all'ok alla procedura di approvazione accelerata da parte della Food and drug administration (Fda) alla terapia anti-programmed death receptor-1 (pd-1) con pembrolizumab nel trattamento di pazienti adulti e pediatrici con linfoma di Hodgkin classico - un tumore maligno che colpisce il sistema linfatico - refrattario o recidivati dopo tre o più linee di terapia, indipendentemente da precedente trapianto autologo o uso di brentuximab vedotin.

La proteina pd-1 gioca un ruolo importantissimo nel regolare il sistema immunitario in modo che non attacchi l'organismo ed è su di essa che agisce pembrolizumab, bloccandola e facendo in modo che il sistema immunitario attacchi il tumore. L'indicazione dell'ente regolatorio americano è stata approvata sulla base degli ottimi tassi di risposta alla terapia evinti dai dati di 210 pazienti inclusi nello studio Keynote-087, che ha dimostrato un tasso di risposta globale con pembrolizumab  pari al 60 per cento con un tasso di remissione completa del 22 per cento e un tasso di remissione parziale del 47 per cento.

La conferma dell’approvazione per questa indicazione sarà possibile dopo verifica e descrizione del beneficio clinico in studi di conferma. L’uso di pembrolizumab è approvato alla dose fissa di 200 mg nei pazienti adulti e alla dose di 2 mg per kg - fino a un massimo di 200 mg - in quelli pediatrici. Pembrolizumab deve essere somministrato per via endovenosa ogni tre settimane fino a progressione della malattia o tossicità inaccettabile o fino a un massimo di 24 mesi nei pazienti liberi da progressione. “Per i pazienti con linfoma di Hodgkin classico, che non traggono beneficio dai trattamenti attualmente disponibili, le opzioni sono limitate e il trattamento della malattia diventa sfidante -  ha aggiunto Craig Moskowitz, direttore della divisione di oncologia ematologica al Memorial sloan kettering cancer center - questa approvazione rappresenta un importante passo avanti nel trattamento di questi pazienti, che sono in genere giovani e hanno una prognosi particolarmente sfavorevole, e ci offre l’opportunità di aiutarli nella battaglia contro questa devastante malattia”. (MATILDE SCUDERI)

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