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STUDIO ALUR

"Buoni risultati, ora dialogheremo
con le autorità sanitarie mondiali"

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“Siamo lieti di annunciare che i risultati dello studio di fase III 'Alur' avvalorano ulteriormente l’uso di alectinib nel trattamento di soggetti affetti da carcinoma polmonare positivo alla chinasi del linfoma anaplastico (Alk). I risultati di questo studio saranno alla base delle discussioni che sosterremo con le autorità sanitarie mondiali, per poter rendere alectinib disponibile ai pazienti il più velocemente possibile” queste le dichiarazioni di Sandra Horning, chief medical officer e head of global product development del gruppo farmaceutico svizzero Roche, dopo che i dati dello studio 'Alur' hanno evidenziato che i pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule (Nsclc) alk-positivo metastatico hanno visto le proprie condizioni migliorare significativamente e senza progressione del tumore, laddove la terapia con chemioterapia a base di platino e crizotinib non era riuscita a fermare la crescita delle neoplasie. Lo scorso 16 febbraio 2017, in base ai risultati degli studi di fase I e II la Commissione europea ha approvato alectinib per i pazienti con nsclc alk-positivo trattati precedentemente con crizotinib Negli Stati Uniti e in nove altri Paesi in tutto il mondo, alectinib è, inoltre, approvato in monoterapia per i pazienti affetti da nsclc alk-positivo andati incontro a progressione durante il trattamento con crizotinib o intolleranti a questo medicinale. Oltre allo studio 'Alur', alectinib è attualmente oggetto di valutazione come opzione terapeutica di prima linea nello studio di fase III 'Alex' volto a confrontare alectinib e crizotinib nel nsclc alk-positivo. Si prevede che i dati dello studio 'Alex' verranno presentati nel corso di quest’anno.

Nel mondo, l’Nsclc alk-positivo, viene diagnosticato a circa 75mila persone ogni anno, più frequentemente in soggetti di giovane età e nelle donne, che costituiscono il 54 per cento dei pazienti. Inoltre, questa forma particolare di tumore al polmone viene di norma riscontrato in coloro che hanno un passato da ‘fumatori leggeri’ o nessuna storia di tabagismo. Alectinib si è dimostrato attivo nelle metastasi cerebrali, questo sta ad indicare la possibilità che il farmaco riesca a penetrare la barriera ematoencefalica. Il cervello, infatti, è protetto da una rete di cellule strettamente giunte tra loro che rivestono le pareti interne dei vasi sanguigni presenti nel cervello e nel midollo spinale. Per impedire alle molecole di agire sul cervello, la barriera ematoencefalica mette in atto una serie di espedienti, tra cui l’espulsione attiva delle stesse attraverso un processo noto come ‘efflusso attivo’. Il sistema di efflusso attivo non riconosce alectinib, il quale può quindi attraversare liberamente il tessuto cerebrale. (MATILDE SCUDERI)

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