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RIABILITAZIONE NEUROLOGICA/2

Sirn: è confermata la correlazione
tra osteoporosi e sclerosi multipla

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Negli ultimi 20 anni la prevalenza della sclerosi multipla è cresciuta. Fare previsioni sul futuro epidemiologico di questa malattia è difficile, perché ancora oggi le sue cause non sono state chiaramente identificate ed è dunque impossibile intervenire in qualsiasi modo su di esse. Si capisce dunque il notevole interesse destato dalla scoperta - annunciata durante il 17° congresso nazionale della Società italiana di riabilitazione neurologica (Sirn) - di un legame tra sclerosi multipla e debolezza ossea. La correlazione è stata già ipotizzata in recenti studi che hanno confermato una maggiore incidenza di fratture, specie agli arti inferiori, rispetto a soggetti di pari età. Questo fatto non è legato solo al maggior rischio di caduta - secondario alle problematiche neurologiche - ma anche a una netta riduzione della massa ossea, che comporta una vera e propria osteoporosi. “Ciò pare dipendere dalla riduzione sostanziale dell’attività fisica, dalla ridotta concentrazione nel sangue di vitamina D - dichiara  Carlo Cisari, incoming president di Sirn e direttore di medicina fisica e riabilitativa dell’ospedale 'Maggiore della Carità' di Novara - e, molto probabilmente, anche da fattori neuro-infiammatori che inducono un aumento della degradazione dell’osso. Ne consegue la necessità di prendere in considerazione il rischio osteoporosi in tutti i pazienti con sclerosi multipla, anche se giovani e in discrete condizioni neurologiche e di impostare idoneo trattamento se del caso”.

Sono oggi circa 2,5 milioni di persone in tutto il mondo a soffrire di sclerosi multipla, delle quali circa 600 mila in Europa con una netta prevalenza di individui di sesso femminile, circa 2,5 per ogni uomo colpito. In Italia, in particolare, si contano 180 casi ogni 100 mila abitanti, per un totale di 108 mila casi. La malattia esordisce prevalentemente nei giovani adulti (20-40 anni) nei quali rappresenta, dopo i traumi cranio-spinali da incidenti stradali, la malattia neurologica invalidante più frequente. “Negli ultimi anni - aggiunge Maria Grazia Grasso, direttrice di neuroriabilitazione presso la Fondazione Santa Lucia di Roma - è possibile anticipare notevolmente la diagnosi e aumentare così l’aspettativa di vita dei pazienti. Tuttavia abbiamo ancora molto da lavorare per quanto riguarda l'eziologia”. Il rischio di contrarre la malattia può essere legato a particolari aspetti ambientali e genetici, per esempio il nord Europa ha una prevalenza di malattia più alta rispetto al sud Europa e le persone di colore hanno una minor frequenza di malattia rispetto ai Caucasici. “L’equilibrio - conclude Grasso è una funzione, molto spesso colpita dalla malattia, che può comportare difficoltà nella deambulazione e nella stazione eretta. Tende ad essere un sintomo che progredisce con il progredire della malattia e viene considerato tra i più disabilitanti, perché purtroppo i trattamenti farmacologici e riabilitativi a nostra disposizione non hanno evidenza di efficacia”. C’è un altro importante dato da sottolineare, recentemente balzato agli occhi degli studiosi. “Per quanto riguarda la vitamina D - spiega Cisari - si è constatato una sua carenza nei pazienti con sclerosi multipla, per cui è sempre necessario dosarla e correggere farmacologicamente la sua carenza. La vitamina D, agli studi attuali, non deve essere somministrata come vera e propria cura della patologia”. (MATILDE SCUDERI)

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