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RIABILITAZIONE NEUROLOGICA/3

Per gravi cerebrolesioni acquisite
poche strutture adeguate in Italia

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250 mila sono le persone che entrano ogni anno in coma per incidenti stradali o sul lavoro, per malattie o intossicazioni. A quel punto sono molti gli scenari che si aprono: uno su tre ne esce indenne, ma per gli altri il risveglio significa dover affrontare disabilità anche gravi - in un caso su quattro - per non parlare dei molti il cui coma evolve in stato vegetativo, che diventa persistente dopo i 3 mesi. Si tratta di situazioni molto difficili da gestire, perché in Italia esistono poche strutture specializzate. La disabilità è di norma provocata dalle gravi cerebrolesioni acquisite (Gca) ovvero una varietà di lesioni cerebrali acute, caratterizzate nell’evoluzione clinica da uno stato di coma più o meno prolungato - in genere della durata di almeno 24 ore - e dalla contemporanea presenza di menomazioni motorie, sensoriali, cognitive e/o comportamentali. In circa il 40 per cento dei casi questa condizione è di natura traumatica, nel 20 per cento dei casi di natura vascolare, nel restante 40 per cento la causa è in difetto di apporto di ossigeno al cervello.

I dati epidemiologici italiani attualmente disponibili sono stati discussi nell'ambito del 17° Congresso Nazionale della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (Sirn) e stimano 10-15 nuovi casi di Gca su 100 mila abitanti ogni anno, con un aumento di incidenza dei casi di origine non traumatica, per via della mancanza di ossigeno. Una percentuale rilevante di questi soggetti permane in condizione di stato vegetativo, situazione di gravissima disabilità, in numero di 6 casi su 100 mila. “In merito alla condizione di stato vegetativo, si tratta di un argomento molto delicato - afferma la professoressa Maria Chiara Carboncini, membro del comitato scientifico del congresso e direttore della sezione dipartimentale gravi cerebrolesioni acquisite dell’azienda ospedaliero-universitaria pisana - per vari motivi compresa la possibilità di recuperi tardivi, l’errore diagnostico, l’impossibilità della persona di esprimere una volontà attuale e quindi la necessità al ricorso alle dichiarazioni anticipate di trattamento". In Italia sono stimati circa 3000 casi complessivi. “La presa in carico riabilitativa - spiega Carboncini - deve iniziare fin dalla fase critica/acuta allo scopo di formulare una prognosi, ma anche a prevenire le complicanze dell’immobilità protratta che rendono molto più difficoltoso e potrebbero inficiare il recupero. Prosegue poi nei reparti di neuroriabilitazione, in cui con il progetto riabilitativo individuale vengono affrontate tutte le problematiche cliniche conseguenti al danno cerebrale ed alle eventuali comorbidità. Nel programma riabilitativo individuale si esplicitano i programmi, gli obiettivi ed i tempi relativamente alla rieducazione delle menomazioni senso-motorie, viscerali, della voce e dell’eloquio, cognitive e del comportamento; il supporto psicologico per il paziente ed i familiari; l’assistenza protesica ed ortesica; la rieducazione alle attività elementari e complesse della vita quotidiana; il supporto alla gestione delle problematiche socio-assistenziali; la pianificazione nella dimissione in accordo con le strutture extra-ospedaliere e la verifica e il follow-up degli effetti del trattamento”. Le strategie di riabilitazione al momento più studiate sono l’utilizzo di tecniche di neuromodulazione - stimolazione elettrica e magnetica ripetitiva trancranica, stimolazione elettrica invasiva/con elettrodi impiantati -, in prospettiva le tecniche di medicina rigenerativa basate sull’utilizzo di cellule staminali. (MATILDE SCUDERI)

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