Cerca

SOCIETÀ ITALIANA DI MEDICINA ESTETICA (SIME)

Esperti a consulto sulla cellulite
“Finalmente dei rimedi efficaci”

0

Cellulite, vero ‘spauracchio’ femminile. “Da sempre tutte le donne pensano di averla – precisa il presidente della Società Italiana di Medicina Estetica (Sime) Emanuele Bartoletti aprendo il congresso 38° SIME – anche perchè le donne chiamano cellulite tutto quello che non amano delle proprie gambe. Quest’anno finalmente presenteremo sulla cellulite i risultati di una serie di ricerche e studi molto approfonditi: finalmente  riusciremo a fare un punto preciso, e riusciremo a trarre considerazioni scientifiche importanti sull’inquadramento di questa patologia molto comune, ma su cui ancora non c’è una convergenza di opinione sia da un punto di vista di origine clinica che dal punto di vista del trattamento. Che è la cosa più importante”.

Classificazione della cellulite: riflessioni su 1000 casi. La classificazione della cosiddetta cellulite è da sempre uno dei maggiori problemi della medicina estetica. Infatti, senza un preciso schema diagnostico ed una precisa classificazione clinica, è impossibile proporre mirati schemi terapeutici che seguano, nella loro evoluzione, i differenti tipi e stadi di una patologia estetica evolutiva, degenerativa, complessa e dinamica, caratterizzata in una evolutiva trasformazione dei tessuti in fibroedema geloide ipossico. La vera difficoltà sta nella riunione dei differenti casi in precisi schemi di classificazione clinica e morfoistologica, condizione assolutamente necessaria per la variabilità della cellulite che è sempre una ‘dermoipodermosi evolutiva provocata da differenti cause etiologiche in tempi, tessuti e stadi diversi. Un importante studio eseguito nel 2000 su 400 casi in dieci nazioni, permise l’indicazione di differenziazioni cliniche che portarono al perfezionamento del ‘protocollo BIMED –TCD’, che prevede un numero indicativo di ciascuna patologia cellulitica, proprio questo permise di essere accettato negli USA per introdurre sostanze terapeutiche mirate. In seguito alle suddette esperienze del protocollo BIMED-TCD, divenuto poi protocollo VARTAM, che negli anni ha dimostrato grande rispondenza con la clinica, e grazie anche ad uno schema di domande studiate assieme al professor Raul Saggini, ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Chieti, sono stati individuati dei test che permettono di avvicinarsi ad una classificazione utilizzabile nella pratica clinica. Nel periodo ottobre 2016 – Marzo 2017, utilizzando lo strumento online, è stato possibile ottenere dati da 1000 persone volontarie del territorio italiano che, liberamente e con consenso, hanno inviato dati personali rispondendo a precise domande di un complesso test di autovalutazione che raggruppa i vari pazienti in sei schemi clinici di base: Lipoedema, Fibroedema evolutivo, Cellulite ormonale, Cellulite interstiziale, Cellulite adiposa, Cellulite edematosa. Lo sviluppo dei dati ha dimostrato la significativa presenza di gonfiore e dolorabilità degli arti inferiori, così come i fenomeni di stasi di sostanze tossiche, alterazioni dei processi di depurazione, precoce evoluzione verso stati degenerativi, diffuso senso di malessere psicofisico e difficoltà della vita di relazione. Tale test di autovalutazione ed i relativi risultati sono presentati al Congresso Sime di Roma 2017 e sottoposti a discussione con universitari di chirurgia plastica e medici estetici di grande esperienza clinica e di elevato spessore scientifico. (1)

Cellulite: malattia delle staminali. Comunque la si guardi, la cellulite, nonostante un’evidente progresso delle conoscenze, rimane un mistero sul fronte delle cause. Una delle più recenti teorie, tira in ballo addirittura le cellule staminali. La cellulite è caratterizzata da una elevatissima concentrazione di cellule staminali pluripotenti. Le cellule staminali isolate dalla cellulite esprimono in larga parte due markers (CD105 e SEEA3, stress embrionic antigen 3) tipici di una sotto-popolazione di staminali mesenchimali recentemente descritta come resistente agli stress di lunga durata. La cellulite insomma è profondamente diversa dal tessuto adiposo sottocutaneo e sempre maggiori evidenze, lasciano pensare che sia una patologia delle staminali. Che chissà, un giorno potrebbero diventare il vero target di trattamento di questa condizione. (2)

La cellulite è figlia dello stress ossidativo? Secondo altre teorie la cellulite altro non è che una patologica cronica infiammatoria che nasce da un’alterazione del tessuto adiposo femminile della regione gluteo-femorale che comincia ad assumere delle funzioni simili a quelle del grasso viscerale. Secondo questa ipotesi, anche soggetti con un normale indice di massa corporea, se sottoposti ad un’ingestione elevata, seppure episodico, di calorie vanno incontro ad una risposta adipocitaria iperplastica che porta gli adipociti della regione gluteo-femorale ad incorporare il grasso in eccesso all’interno del citoplasma e ad aumentare di volume. La crescita delle cellule va ad alterare il microcircolo, scatenando così una condizione di ipossia, la quale a sua volta stimola un remodeling del tessuto anormale, caratterizzato dall’infiltrazione di macrofagi e dalla neoformazione di collagene intorno ai gruppi di adipociti. In questo modo, le donne con la cellulite vengono a presentare nella parte inferiore del corpo delle alterazioni infiammatorie del tessuto adiposo simili a quelle che si incontrano nel grasso viscerale degli obesi. La presenza di cellule si associa infatti ad aumentati livelli di biomarcatori di stress ossidativo che si riducono con la somministrazione di supplementi anti-ossidanti. (3)

                                                                                I RIMEDI

Dieta & attività fisica. Per le donne affette da cellulite e non in sovrappeso si potrebbe consigliare una blanda attività fisica, aerobica (perché non si deve arrivare a produrre acido lattico e corpi chetonici). Vanno benissimo la camminata di quaranta minuti al giorno, la corsa ad una velocità non maggiore di sei minuti al chilometro, ma lo sport più indicato e completo per la cellulite potrebbe essere il nuoto. Nuotando a stile libero, dorso, delfino si porta l’acqua ad esercitare un massaggio vigoroso e costante sulle zone in cui si manifesta più spesso la cellulite, senza notevoli sforzi perché il corpo è rilassato durante il galleggiamento in acqua. Il massaggio esercitato dall’acqua contribuisce a ridurre il senso di accumulo edematoso delle zone affette da cellulite, migliora il microcircolo contribuendo a sfiammare i tessuti. Inoltre il nuoto è una disciplina sportiva che porta al consumo di almeno 700 calorie per ora di attività fisica. Quindi è indicato anche nel caso di sovrappeso come coadiuvante di una dieta a ridotto apporto calorico. (4)


Il nuovo medical device FDA approved. Un recentissimo medical device, distribuito solo da pochi mesi in Europa, apre una nuova possibilità di trattamento, ottimizzando e standardizzando il principio già conosciuto della sub-incisione o della incisione chirurgica sotto dermica, finalizzato ad una sezione delle aderenze fibrose del tessuto cellulitico e conseguente rilascio dei suoi avvallamenti, fonte dell’inestetismo che si vuole correggere. Questo nuovo medical device ha ottenuto l’approvazione FDA e conseguente marchio CE per il miglioramento a lungo termine dell’aspetto della cellulite, in particolare dei glutei e delle cosce, con un miglioramento a due anni ancora persistente nel 96% dei pazienti trattati. (5)

Il trattamento della pefs III e IV stadio mediante scollamento con ultrasuoni freddi. Uno degli inestetismi più diffusi e di più difficile trattamento nelle pannicolopatie di grado elevato è rappresentato dalle aree fibrotiche intercellulari che conferiscono alla cute sovrastante irregolarità costituite da alternanza e sovrapposizione di aree depresse e rilevate (buccia d’arancia). I presidi terapeutici finora utilizzati si sono rivelati scarsamente efficaci (intradermoterapia con farmaci ad azione antifibrotica, apparecchiature elettromedicali transcutanee, massaggio connettivale, scollamento con aghi di Nokor, vacuum). Ci si prova dunque ora con una tecnica ad ultrasuoni freddi (Cellublunt) che prevede l'utilizzo di una sottilissima sonda che attraverso un'azione a ventaglio della durata di poche decine di secondi determina la rottura delle lacinie fibrose presenti nell'area panniculopatica, consentendone in breve tempo il sollevamento ed il riallineamento rispetto ai tessuti circostanti, con l'ulteriore vantaggio di poter essere eseguita in una sola seduta a livello ambulatoriale. (6)

(1) Pier Antonio Bacci - specialista in Chirurgia e Malattie Vascolari e linfatici

(2) Andrea Sbarbati – Direttore Dipartimento Nauroscienze - Biomedicina e Movimento Direttore Sezione Anatomia e Istologia Università di Verona

(3) Eugenio Luigi Iorio – Presidente dell'Osservatorio. Internazionale dello Stress Ossidativo

(4) Giamaica Conti, dipartimento neuroscienze biomedicina e movimento Università di Verona

(5) Bruno Bovani – Chirurgo plastico, professore a contratto presso il Master in Dermatologia Estetica dell’Università di Firenze

(6) Stefano Toschi – Chirurgia plastica – Ospedale dell'Angelo Mestre VE

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

media