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CHICAGO. SPECIALE ‘ASCO 2017’

“Dobbiamo fare la differenza
contro i tumori, insieme a te”

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‘Fare la differenza contro i tumori insieme a te’ è il tema del congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) che ha aperto i suoi enormi battenti (sono oltre 30 mila i medici che arriveranno da tutto il mondo) al centro McCormick  Place di Chicago, il più grande centro congressi di tutti gli Stati Uniti. Un tema che è anche un programma: per vincere la guerra contro il tumore bisogna unire gli sforzi di tutti e coinvolgere figure, anche inedite nel campo dell’oncologia. Bisogna ricorrere al ‘pensiero laterale’, cioè cominciare a guardare il problema da angolazioni diverse, sperando di coglierne così l’essenza o quanto meno degli elementi determinanti per sferrare l’attacco al suo cuore. Roche, la più grande azienda farmaceutica nel campo delle terapie oncologiche offre un esempio paradigmatico di questo nuovo modo di procedere. Oltre a continuare ad investire 10 miliardi di dollari l’anno in ricerca & sviluppo (60 per cento dei quali proprio nel campo dell’oncologia), ha intrapreso da poco due nuove strade, opposte e al tempo stesso complementari. La prima riguarda l’infinitamente piccolo, cioè quelle mutazioni del DNA responsabili del tumore. E la filosofia che impronta questo filone di ricerca è quella di andare oltre il muro dell’apparenza, cioè oltre quello che il tumore fa credere di essere (un tumore della mammella, del polmone, della prostata) per svelarne invece il core business celato nelle pieghe del DNA.

L’altra strada è quella del data mining, cioè lo sfruttamento di quella miniera immensa che sono i dati clinici dei pazienti col tumore. “Solo il 3 per cento di tutti i pazienti oncologici ha mai preso parte in vita sua ad un trial clinico – afferma Kenneth Carson, direttore medico della Flatiron, una company newyorkese specializzata nell’analisi dei big data, nata appena 5 anni fa – La Flatiron ha la mission di sfruttare la potenzialità enorme dei dati relativi al restante 97 per cento dei pazienti oncologici, cioè dei pazienti della pratica clinica quotidiana, del cosiddetto ‘real world’, che finora nessuno ha mai pensato di mettere insieme”. E la Roche non si è lasciata sfuggire l’occasione, mettendo sul piatto di Flatiron oltre 175 milioni di dollari (succedeva all’inizio del 2016) per avviare una partnership (nel portfolio di Flatiron ci sono anche altri clienti interessanti, quali Google Venture e First Round Capital) in questa direzione. E la miniera che la company americana sta esplorando è rappresentata dai dati real world di 2 milioni di pazienti, trattati da 2.500 medici presso 265 centri oncologici. La Flatiron riceve le loro cartelle cliniche ‘anonimizzate’ e le sottopone ad un data-processing. In pratica le cartelle cliniche, in forma ‘narrativa’, vengono inserite in maniera sistematizzata nel data base da un esercito di 500 ‘astrattori’ esperti; e questo facilita la cattura dei dati chiave.

Ma qual è il potenziale di questa immensa mole di dati del ‘mondo reale’? “Riteniamo – spiega Carson – che questo approccio potrebbe ad esempio portare a rivoluzionare l’attuale processo di approvazione di un farmaco da parte delle autorità regolatorie, consentendo ad esempio di estendere le indicazioni d’uso di un farmaco già sul mercato e approvato in altri ambiti, anche se la strada è ancora tutta in salita”.  Altre importanti applicazioni, al di là di quelle regolatorie, sono nell’ambito della ricerca e ovviamente in campo commerciale (come la creazione di modelli di costo-efficacia basati sugli esiti real world). Sul versante opposto come filosofia è la ricerca di risposte in grado di informare le decisioni terapeutiche andando a caccia delle mutazioni del DNA che generano i tumori. “Negli USA – ricorda Troy Cox, amministratore delegato di Foundation Medicine – ci sono 1,2 milioni di persone affette da un tumore in fase metastatica. L’FDA ha approvato negli ultimi anni 14 terapie a target per 5 tipi di tumore. E tuttavia solo il 12 per cento di questi pazienti, nei quali le terapie tentate finora hanno fallito, sono stati sottoposti ai test di sequenziamento di prossima generazione (NGS), in molti casi solo come ultima spiaggia”. Salvo poi scoprire che sono portatori di una mutazione che avrebbe permesso di trattarli con successo con una terapia a target.

E’ da queste constatazioni che nasce Foundation Medicine Inc. (FMI) una company che fornisce informazioni molecolari (in pratica la carta d’identità genetica del cancro) che sta guidando un vero e proprio processo di trasformazione nella cura del cancro (un paziente su 3 di quel 12 per cento sottoposto a testatura genetica, ha fatto un test di FMI). Fondata una manciata di anni fa, FMI è lanciatissima non solo sul mercato, ma anche nel campo della ricerca, grazie ai profili molecolari di oltre 125 mila pazienti stoccati nel suo data base, in crescita continua. Ed è da questo infinitamente piccolo e dall’infinitamente grande dei big data che potrebbero venire tante idee per strappare mesi e anni di vita al cancro, fino a renderlo una malattia cronica o a debellarlo definitivamente. (MARIA RITA MONTEBELLI)

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